Pubblicato: gio, 3 Ott , 2013

In Romania, via libera alla legge “ammazza cani”

Una volta catturati, i randagi vengono portati in rifugi e, se non adottati o rivendicati da nessun padrone entro 14 giorni, vengono uccisi.

 

 

NEWS_164264La Corte Costituzionale della Romania, con 168 voti a favore, 11 contrari e 4 astensioni, ha dato il via libera alla cosiddetta legge “ammazzarandagi”, la quale consente di uccidere entro quattordici giorni quei cani che, portati in rifugi, non vengono adottati o reclamati dai padroni. A nulla sono valse le proteste da ogni parte del mondo contro tale barbaro provvedimento.
Lo scorso 10 settembre la legge era stata approvata dalla Camera dei Deputati, ma l’intervento di una trentina di Senatori, che aveva rimandato la decisione alla Corte Costituzionale, aveva fatto ben sperare in una presa di posizione diametralmente opposta da parte dei governanti rumeni. Invece, purtroppo, dopo appena quattro ore di seduta, è arrivata la notizia che ha gettato nello sconforto il mondo animalista.
La proposta di legge del governo Basescu (già responsabile dell’eccidio di migliaia di randagi quando era sindaco di Bucarest), era sostenuta dal ministro del Turismo Elena Udrea (anche lei tristemente nota per l’attitudine a soluzioni cruente nei confronti degli animali) ed era nata in seguito all’ondata di emotività scaturita dalla tragica morte, i primi di settembre, di un bambino di soli 4 anni, in seguito all’aggressione di alcuni cani (presumibilmente) randagi in un parco della capitale rumena.
Un dramma terribile, certo, ma un singolo episodio non può essere la giustificazione per risolvere il problema del randagismo attraverso esecuzioni sommarie e violente dei poveri animali che non riescono a trovare famiglia. Un problema, che, dati alla mano, è diminuito – morsicature comprese – in quelle zone del Paese dove sono in corso soluzioni più idonee, come sterilizzazione e adozione.
«È un’immane tragedia – ha dichiarato Sara Turetta, presidente di “Save the Dogs” (l’associazione animalista che opera proprio in Romania a tutela dei quattrozampe), subito dopo aver appreso la decisione della Corte Costituzionale -. Per i cani si scatenerà ora un vero e proprio inferno. È un comportamento inspiegabile, destinato a far soffrire non solo milioni di cani randagi, ma anche a creare enormi tensioni sociali tra gli amanti degli animali e coloro che si improvviseranno “giustizieri fai da te”».
Si ha come l’impressione che i cani siano diventati il capro espiatorio di terribili interessi politici ed economici. Secondo la presidente di STD, infatti, la reazione violenta dei media rumeni e di gran parte del mondo istituzionale all’indomani dell’uccisione del bambino, é scaturita con la precisa volontà di manipolare l’opinione pubblica e alimentare l’enorme business delle società di cattura e uccisione, «mentre è evidente che là dove c’è stata una gestione virtuosa del fenomeno, con sterilizzazioni, contrasto all’abbandono ed educazione della popolazione, la situazione è molto migliorata. I numeri parlano chiaro: secondo le autorità sanitarie, a Bucarest vengono morsicati in un anno circa 16.000 cittadini, ovvero appena lo 0,76% della popolazione. Questa percentuale diventa lo 0,5% a Costanza, dove 3.000 persone all’anno si recano in ospedale per essere assistite in seguito al morso di cani».
Il fenomeno del randagismo e il conseguente sovraffollamento non potrà mai giustificare le uccisioni dei cani. Azioni crudeli e, come detto, per giunta inefficaci. L’unica nota positiva di questa barbara legge è che, se da un lato sarà consentito abbattere i cani dopo quattordici giorni dall’accalappiamento, dall’altro i Comuni possono evitargli questa fine nel caso trovassero i fondi per il loro mantenimento al canile.
Ma lasciare la possibilità ai sindaci di decidere della vita dei randagi, non costituisce comunque un aspetto risolutivo della questione, poiché la legge vieta la ri-immissione degli animali, cosa che invece andrebbe fatta, una volta sterilizzati. L’ultima speranza, affinché vengano al più presto fermate le uccisioni di massa dei cani randagi, è riposta nell’Unione Europea. Anche in questo caso, purtroppo, però, bisognerebbe attendere anni per poter ottenere delle risposte concrete che tutelino gli animali, così come già accaduto per quelli destinati alla sperimentazione.
«Nel giro di 2-3 anni l’Europa emanerà senza dubbio una direttiva sugli animali da compagnia e la Romania sarà costretta a rivedere comunque questa legge barbara e senza senso. L’OMS e l’OIE hanno ripetutamente bocciato le uccisioni di massa come metodo per contenere il randagismo, ma – conclude amareggiata la Turetta – i politici rumeni continuano volutamente a ignorare queste indicazioni».

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