Pubblicato: dom, 6 Nov , 2022

Ballarò contro il narcotraffico e lo spaccio 

Palermo si desta in un affollato corteo contro la mafia 

E’ nata dal cuore di Palermo, nel quartiere di Ballarò, uno dei luoghi più simbolici e multiculturali della Sicilia, la manifestazione del 4 novembre contro la droga. Un corteo di denuncia contro il crack, ma soprattutto un importante urlo antimafia, che ha riunito centinaia di persone nelle strade. Perchè, a Palermo si uccide ancora per la spartizione delle zone in cui spacciare. Almeno otto i principali mandamenti con i rispettivi clan interni (San Lorenzo-Natale, Resuttana, Porta Nuova, Pagliarelli, Ciaculli, Villagrazia- Santa Maria di Gesù, Passo di Rigano-Bocca di Falco, Della Noce). Anche se negli ultimi anni la competenza territoriale delle famiglie è risultata meno rigida rispetto al passato, con accordi inter-mandamentali, la tensione è sempre alta. Scorre il sangue nella Zisa, freddato poco tempo fa il capomandamento di Porta Nuova, Giuseppe Incontrera, reggente anche del giro di estorsioni e droga nel quartiere; si susseguono aggressioni, agguati, violenza tra i clan rivali.

Dalle risultanze investigative emerge come Cosa nostra continui ad operare in tutti gli ambiti criminosi: dall’imposizione del pizzo che permane una lucrosa fonte di guadagni, soprattutto per il sostentamento delle famiglie dei detenuti, estorsioni, usura. Gli episodi di corruzione coinvolgono cittadini, imprenditori, tecnici, fino ai palazzi del potere. Cosa Nostra si è allungata anche sulla gestione del gioco d’azzardo (operazione Game Over II), riciclaggio e autoriciclaggio; domina gli appalti pubblici e la gestione dei rifiuti, inquina l’economia legale e infiltra le amministrazioni. Tutte attività che consentono di disporre di importanti capitali e nel contempo avere un’incisiva ingerenza sul territorio.

I gruppi mafiosi insediatesi nel territori hanno egemonizzato il traffico degli stupefacenti, sia producendo in loco grosse quantità di marijuana, sia acquistando cocaina presso le ‘ndrine calabresi, che si confermano indiscusso canale privilegiato per l’approvvigionamento (operazione Pars iniqua, operazione Gordio). Le indagini, oltre a confermare il forte legame esistente tra cosa nostra e ndragheta, hanno svelato l’operatività del mandamento di Partinico anche fuori i confini regionali, approdando nella capitale, attraverso una fitta rete di contatti con figure di spessore nel panorama delinquenziale romano, come i Casamonica. Le indagini hanno mostrato tuttavia una costante fibrillazione all’interno dei mandamenti palermitani, con numerosi danneggiamenti, spedizioni punitive e atti incendiari riconducibili all’uno o all’altro sodalizio criminale.

I siciliani mantengono una pianificazione strategica di traffici di droga, in sinergia con narcotrafficanti calabresi, sull’asse Colombia-USA-Italia, ma anche con la mafia albanese, nigeriana e marocchina (operazione Stirpe e tentacoli). Prosegue fiorente l’importazione di hashish, verosimilmente di origine marocchina e africana, con l’aiuto anche di corrieri campani attivi nella città andalusa di Malaga. Le organizzazioni criminali italiane, in particolare la ndrangheta e la camorra, unitamente a quelle colombiane, rivestono un ruolo primario a livello internazionale nel narcotraffico. Lo spaccio al minuto è differenziato. Quello stradale è gestito in via prevalente da extracomunitari: confermato il sodalizio tra Cosa nostra e le organizzazioni di matrice etnica, in particolare le c.d. mafie nigeriane, a cui sarebbero delegate parte delle zone di spaccio. Le nigeriane sembrano ora controllare stabilmente diverse attività illegali, come lo sfruttamento della prostituzione di connazionali, tratta di essere umani e riduzione in schiavitù, nonché il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

In un contesto così torbido, merita un plauso la folla di gente riversata in strada che coraggiosamente ha deciso di fronteggiare le consorterie. “Fuori la Mafia da Ballarò”: donne, uomini, tanti giovani erano presenti all’evento organizzato dall’assemblea pubblica Sos Ballarò e alla quale hanno aderito una sessantina di associazioni, riuniti in una vera e propria rivolta culturale. Cori, canti, striscioni e cartelloni fanno rumore in questi luoghi dove l’omertà e il contesto mafioso sono sempre stati estremamente radicati. La cura è “riappropriarsi degli spazi di questo magnifico quartiere e strapparli allo spaccio e al consumo delle droghe con l’arte, scuole, cultura, bellezza, attività commerciali, spazi in cui bambini e bambine possono giocare liberi, senza che la spazzatura e il degrado facciano da contorno” – esortano a gran voce nelle strade del casco antico.

Un problema, quello della droga, che si declina in molteplici direzioni. La quantità di denaro che ne deriva viene utilizzata per finanziare altre attività prevalentemente illecite. Lo sviluppo di tale economia criminale ha effetti devastanti su quella legale, inquinando i circuiti finanziari e creditizi, alterando l’andamento dei mercati con il ricorso a strumenti estranei al mondo imprenditoriale legale, incentivando economia sommersa e sottrazione di enormi masse finanziarie. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che il narcotraffico detiene oltre il 3% dell’economia globale.

Nei mesi di pandemia da SARSCov2 si è registrato un aumento vertiginoso dell’uso di sostanze, in alcuni casi addirittura triplicato e quadruplicato. D’altra parte, il mercato della droga obbedisce alle regole della domanda e dell’offerta, dove il consumo rappresenta la domanda e lo spaccio ai vari livelli l’offerta delle sostanze; per altri aspetti esso è del tutto peculiare poiché l’offerta stessa è idonea ad indurre la domanda, come dimostrano le ultime droghe immesse sul mercato.

Lo spaccio si incatena irrimediabilmente a violenza, furti e tossicodipendenze, usura ed estorsione, favori concessi in cambio di altri favori; arruolamento di nuovi uomini d’onore, spaccini, bassa manovalanza e controfigure da usare secondo le necessità dei clan. Palermo sembra oggi presa nella morsa del crack, la droga viene perfino calata dalle finestre col “panaro” (paniere); si cucina e lavora la cocaina anche nelle stanze dei bambini (operazione Panaro). Dai rapporti medici sembrano essere decine e decine dall’inizio del 2022 i bimbi, anche piccolissimi, giunti in ospedale per overdose, più frequentemente per cocaina e hashish. La procuratrice per i minorenni di Palermo, dott.ssa Caramanna, ha proposto un protocollo specifico con l’obiettivo di tutelarli. Dall’allert del pronto soccorso, la Procura procede immediatamente alle perquisizioni nelle abitazioni, con eventuale affidamento dei minori ai servizi sociali o in comunità, valutando se far decadere la responsabilità genitoriale.

Incessanti gli sforzi delle forze dell’ordine, come testimoniano le operazioni concretizzate in queste ore, con l’arrestato di Vincenzo Adelfio, accusato di essere parte della famiglia mafiosa dei Villagrazia, ritenuto dagli inquirenti punto di riferimento per l’imposizione delle estorsioni nel territorio (condannato in appello a 9 anni e 4 mesi di reclusione). E ancora, otto le condanne per appartenenti e fiancheggiatori della famiglia mafiosa e di spacciatori di droga degli Abbate, del quartiere Kalsa di Palermo. Per i pm gli imputati sarebbero gli organizzatori di un traffico di droga che partiva da Napoli e arrivava in Sicilia, con la distribuzione della cocaina alla Kalsa e al Borgo Vecchio.

La regione risente della mancanza di trasporti, di servizi, di Serd e punti di prossimità di prima assistenza. E’ ampiamente consolidato che le consorterie non abbiano alcun interesse a migliorare i propri territori né a consentire l’instaurarsi di scuole, strutture e ospedali efficienti, presidi di cultura, primi avamposto di ascolto e contrasto alle dipendenze quanto al fenomeno mafioso. La droga nelle piazze palermitane viene spacciata alla luce del sole, anche questo è il segno del predominio di Cosa Nostra. Imprescindibile, dunque, un approccio antimafia comune e condiviso, che sottragga il consenso sociale ai clan. Molti gli interventi necessari, da una normativa stringente su corruzione e scambio di voto politico-mafioso, informatizzazione e velocizzazione del sistema penale, riconversione delle piantagioni di coca e marijuana, riqualificazione dei paesi. Interventi statali concreti e posti di lavoro puliti consentirebbero di smarcarsi dalla presa criminale. Da dove partire quindi? Parlare di mafia, denunciare e rompere il muro di silenzio che da anni ovatta tutto. Iniziamo dalle piazze, il popolo si deve risvegliare dal torpore e dal sentimento di rassegnazione per impedire che il malaffare prosegua. E’ stata proprio l’indifferenza, o compiacenza, italiana a consentire che il parlamento fosse occupato da condannati, indagati e personaggi di dubbio valore. Nomi presenti nello scenario politico da oltre trent’anni, che emergono in infinite inchieste. Alcuni dei quali, tutt’ora al governo, in rapporti stretti con Cosa Nostra e ndrangheta da tempi immemori. Ma se fingiamo che vada sempre tutto bene, se ci giriamo dall’altra parte e consentiamo a loro di prevaricare, se rifiutiamo di essere noi i primi guardiani del nostro paese, non potremo avere un futuro per la Sicilia e nemmeno per l’Italia.

 

[dati integrati dalla relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia]

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