Pubblicato: mar, 30 Lug , 2013

In alto mare l’assistenza ai disabili di Palermo

Le associazioni e i centri socio educativi in piazza per scongiurare la chiusura

 

 

NEWS_153138Naviga in brutte acque l’assistenza ai disabili nella città di Palermo. A ottobre si è, infatti, esaurito il finanziamento previsto dalla legge 328 e molte tra le realtà vicine a quanti necessitano di cure e servizi rischiano la chiusura in quanto i fondi a loro disposizione nelle loro casse cominciano a non bastare. “Si parla di 8 strutture gestite da cooperative e Onlus, delle quali fanno parte familiari di disabili. Negli ultimi 3 anni – spiega Rossella Bono, responsabile del Centro socio educativo La Ragnatela, gestito dalla cooperativa “Edificando” – abbiamo accolto più di 150 invalidi nelle nostre sedi dislocate nelle varie circoscrizioni. Esaurito il finanziamento, da ottobre 2012, abbiamo dovuto autofinanziarci per non essere costretti a chiudere. Abbiamo varie volte incontrato l’assessore alle Attività Sociali, Agnese Ciulla, ma non si è giunti mai a una conclusione. A questo punto vogliamo parlare con il sindaco, che sappiamo essere sensibile a queste tematiche”.
Sponsor e voce autorevole di questa protesta è Maurizio Li Muli (Pd), consigliere della V circoscrizione. “Non basta fare una spiaggia per disabili per risolvere la questione – afferma, capitanando la protesta degli addetti ai lavori -. Questi sono servizi che il Comune deve offrire per legge! Prima di essere un politico, sono uno di loro perché malato di poliomelite. Noi chiediamo intanto che al prossimo bilancio comunale sia previsto un capitolo di spesa che riguardi la gestione dei disabili e dei centri che li ospitano. Lasciamo libertà assoluta sulla gestione: il capitolo può anche non essere esaustivo, le famiglie continueranno ad autogestirsi, ma che almeno si affronti il problema e che il Comune partecipi”.
La vita per un disabile in una città come Palermo non è molto semplice, infatti la protesta vuole sensibilizzare l’amministrazione e il Sindaco in prima persona, affinché la realtà cambi. “Non chiediamo nulla che non sia previsto dalla legge – continua Li Muli -. Ogni anno il Comune stanzia 5 milioni di euro per asili e ludoteche attraverso il bando della 285; non voglio accusare nessuno né creare una faida interna, ma se i soldi ci sono per i bambini sani, figuriamoci se non dovrebbero esserci per i disabili. Inoltre, fatto surreale, ci sono dei residui non spesi (pari quasi a 450 milioni di euro) da riassegnare alle associazioni; c’è l’ok di tutti, ma da dicembre a ora non si sa dove sia finito questo denaro”.
A fargli eco è il consigliere Salvatore Altadonna, anche lui del Partito democratico, sottolineando il fatto che “i disabili hanno bisogno di un’assistenza diversa da chi è cieco o chi è sordo. Le disabilità sono molteplici. L’autistico, ad esempio, è fatto di schemi, se viene a mancare la continuità si perde tutto il lavoro fatto. Io sono insegnante di sostegno e so che almeno fino alla maggiore età c’è la scuola a seguirli. Ma poi? Sono lasciati esclusivamente alle famiglie, che passano un’intera vita appresso al soggetto disabile. L’assistenza, poi, non è riconosciuta dallo Stato. È vita questa? C’è l’amore, ovviamente, ma un minimo d’aiuto credo che se lo meritino. Ester, una ragazza autistica qui presente in sedia a rotelle, ha dovuto fare la pulizia dei denti e l’hanno dovuta portare a Troina, in provincia di Enna, perché solamente lì c’era la possibilità di sedarla, visto che, nel suo caso, si è trattato di un vero e proprio intervento”.
“Ribadiamo che vogliamo parlare con il sindaco Orlando – tuona Fiorella Acanfora, presidente dell’Onlus “Futuro Semplice” -. Del resto abbiamo votato lui, non certo altri. La nostra non è un’impresa, ma un’associazione e il nostro obiettivo è quello di creare un luogo dove queste persone possano star bene. Per questo abbiamo operatori di riconosciuta professionalità, in grado di migliorare la qualità di vita non solo del disabile ma di tutto il nucleo familiare. Ester, una volta diventata maggiorenne, ha perso tutto. Questo ci deve far capire che la lotta per non aver calpestati i diritti umani non può arrestarsi dinanzi a nulla”. “Non mi interessa avere un centro da gestire – prosegue la Acanfora – ma che il centro esista, che ci sia. Ogni struttura ha sino a ora gestito 9mila euro per quindici disabili, cifra del tutto irrisoria a coprire le tante spese da affrontare, ma se tolgono pure quella non abbiamo come vivere”. Chiuso da ottobre, a causa dell’impossibilità di autofinanziarci, è per esempio il Centro socio educativo “Club Garden” di Sferracavallo, il cui presidente, Nicola Matranga, parla di una situazione in cui convivono famiglie, disabili, amici e parenti. “Ci chiedono quando apriremo nuovamente perché la gente ha bisogno di noi. Il Comune ha promesso per ben tre volte la firma di un fantomatico contratto per la riapertura, ma non è successo nulla”.
A confrontarsi, nel bel mezzo della protesta con i presidenti delle associazioni interessate al problema, arriva finalmente Agnese Ciulla. “Più di quello che abbiamo fatto non so cosa fare – si giustifica l’assessore – . Avete ragione da vendere, ma ci sono i bandi fermi. Perché dobbiamo stanziare 10mila euro per ogni gara? Chiederemo un appuntamento congiunto e ne discuteremo insieme: associazioni, Comune e Regione. Anche perché non possiamo fare un debito fuori bilancio”. Una promessa che farebbe ben sperare soprattutto quegli operatori che da mesi attendono i propri stipendi e che, come successo per molti di loro, non sono più nelle condizioni di garantire i servizi necessari alle famiglie e ai disabili. Starà ora tutto a quanta pressione si riuscirà a fare, al fine di realizzare al più presto il tanto agognato incontro, necessario a capire il futuro di tutti

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