Pubblicato: mer, 26 Giu , 2013

Ecomafie, un business che non conosce crisi/2

Ecomafie 2013, il rapporto annuale di Legambiente, fotografa le storie e i numeri dell’illegalità ambientale in Italia.

NEWS_151064Continua il nostro viaggio nell’analisi dell’ultimo rapporto di Legambiente, dedicato alle cosiddette ecomafie. Nel ciclo del cemento il secondo posto è della Puglia, che, tra l’altro, risulta essere la prima regione d’Italia per numero di persone denunciate. Nel Nord del Paese il primato spetta alla Lombardia, ma si registra, anche, una forte crescita degli illeciti accertati in Trentino Alto Adige, che si sono quasi triplicati in un anno. Nel ciclo dei rifiuti viene rilevato un incremento dei reati in Puglia (+24%), al terzo posto dopo Campania e Calabria, e il quinto posto raggiunto dalla Sardegna. La provincia di Napoli è al primo posto in Italia, seguita da Vibo Valentia, dove si registra un + 120% di reati accertati rispetto al 2011.

“Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive”. Questo è quanto dichiarato dal presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

Nel mercato delle costruzioni l’incidenza dell’edilizia illegale è aumentata, passando dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013. Le nuove costruzioni edificate nel rispetto delle norme, invece, sono crollate da 305.000 a 122.000, mentre quelle abusive hanno subito un lieve calo: dalle 30.000 del 2006 alle 26.000 del 2013. La differenza principale è da rinvenire nei costi di mercato. Infatti, a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio costruito nel rispetto delle leggi, pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con un cifra pari ad un terzo dell’investimento, esattamente 66.000 euro. La demolizione di edifici abusivi sembrerebbe essere non molto praticata: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali. Nel nostro Paese, dal 2003 al 2012, sono state costruite 283.000 case illegali, con un fatturato complessivo di quasi 19,4 miliardi di euro.

La criminalità ambientale, nella giungla del mercato illegale, riesce a cogliere anche tutte le nuove opportunità offerte dall’economia. Uno dei settori in forte espansione è quello dei “cascami”. Infatti, l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane, fa rilevare come i quantitativi di materiali sequestrati nei porti italiani, nel corso del 2012, siano raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie proprio ai cascami, cioè a quei materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo.

Secondo il rapporto di Legambiente, questi flussi garantiscono enormi guadagni ai trafficanti – con i “proventi della vendita all’estero e il mancato costo dei trattamenti necessari per renderli effettivamente riciclabili” – e un doppio danno per l’economia legale, atteso il fatto che “si pagano contributi ecologici per attività di trattamento e di riciclo che non vengono effettuate e vengono penalizzate le imprese che operano nella legalità, costrette a chiudere per la mancanza di materiali”.

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