Pubblicato: mar, 16 Mag , 2023

Siamo come il pugile suonato

Di Filippo Torrigiani

Premesso che, come sostiene a ragion veduta qualche persona saggia ‘non esiste una società buona e una politica malata’, nella stagione del disordine organizzato non c’è da meravigliarsi della persistente emorragia degli elettori nelle tornate elettorali.

Parlando con le persone comuni (non con gli addetti ai lavori) si capisce bene quale sia lo stato d’animo della grande maggioranza della gente. Coloro che una volta venivano definiti il ‘popolo’ tanto per intenderci. Buona parte di essi hanno abbondantemente oltrepassato la fase della rabbia a favore, purtroppo, della rassegnazione. Dopo la sventura della Pandemia da Covi – 19, tocca fare i conti con i problemi di sempre se non peggiori: stipendi stagnanti da anni, lavoro sempre meno tutelato, inflazione al 10%, una sanità pubblica costantemente violentata, solo per citarne alcuni.

A fronte di queste situazioni è conclamata una risposta politica pressoché assente e che troppe volte non accompagna la denuncia alla proposta. E allora ecco che crescono sgomento, rassegnazione e disaffezione nei confronti di una buona parte della politica e dirigente che non è in grado di raccogliere e fare proprie le difficoltà che siamo chiamati a vivere. Talvolta, e si tratta di un fattore di una gravità enorme, si ha quasi la sensazione che qualcuno (in realtà più di uno) gioisca del fatto che, sempre meno cittadini, prendano parte agli appuntamenti elettorali: poco importa, insomma, se chi poi viene eletto rappresenta percentuali di persone sempre più esigue con evidente danno al sistema democratico del paese.

Da tempo sfortunatamente stiamo assistendo (anche in veste di colpevoli vittime) ad una scomparsa di valori e principi riconducibili a decisioni di carattere politico che sono un distillato di interessi spesso (trasversalmente) di parte rispetto ai quali, in un paese ‘mediamente serio’ si sarebbero certamente composte delle barricate fermando tutto o quasi: dalle spese folli per gli armamenti 2% del PIL (un carro armato in dotazione all’Esercito italiano ha un costo di circa 5 milioni di euro!) il costo del denaro per i prestiti insostenibile, il caro energia e carburanti, la salute sempre più indirizzata verso la sanità privata, le tasse evase, come pure la povertà diffusa che cresce a ritmi serrati. Ecco, nonostante tutto ciò, perseveriamo ad essere quel pugile suonato sul ring, rassegnato al proprio destino, che non sa quando suonerà la campana che metterà fine all’incontro. E nel frattempo, naturalmente, continuiamo a prendere pugni, e che pugni.

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