Pubblicato: mar, 24 Ott , 2023

Governo Meloni, Mediaset e Forza Italia

The Berlusconis, l’impero che segna l’indirizzo politico economico del paese

Nel recente caso Meloni-Giambruno, la separazione della premier dal giornalista arriva dopo che Striscia La Notizia ha diffuso alcuni suoi fuorionda impietosi. Il “first-gentleman” ha fatto carriera per essere compagno di una leader politica, poi diventata presidente del consiglio, e decade per lo stesso motivo. Un episodio che avrebbe già del sorprendente, considerata l’inadeguatezza e l’incompatibilità tra la vita personale e quella professionale, un conflitto d’interessi evidente fin dall’inizio, in cui il compagno della premier si espone presentando in video, trattando temi di politica. In una democrazia matura questo non sarebbe mai avvenuto, preferendo un ruolo più defilato, per evitare di essere portavoce degli interessi della coppia e non di quelli del pubblico. La democrazia vive anche di questioni di opportunità. Ma la vicenda evidenzia anche altri aspetti rilevanti. Il fendente arriva dalle reti Mediaset del gruppo Berlusconi, che da decenni ha un ruolo decisivo nella dimensione politica ed economica del paese.

Emerge soprattutto il tema della proprietà di Forza Italia. Il partito è della famiglia Berlusconi che, controllandone la cassa, ne controlla anche la politica. FI ha un buco di svariati milioni, Silvio Berlusconi aveva rilevato i debiti delle banche per oltre 100 milioni. Oggi, i forzisti dovrebbero restituire più di 92 milioni di euro alla famiglia B. I creditori diversi dalle banche, non essendo stati pagati, hanno agito per il pignoramento dei contributi pubblici. Il partito ha i conti in rosso, negli anni il suo fondatore ha sempre versato cifre importanti per mantenerlo a galla. Risultano anche due fidejussioni personali di Silvio (3 milioni) e Paolo (4 milioni) Berlusconi per un totale di 7 milioni di euro, mentre i cinque figli e rispettivi coniugi hanno contribuito con 100mila euro annui cadauno, per restare entro il tetto massimo come disposto dalla Legge sulle donazioni ai partiti. Fondamentali anche le generose donazioni della Fininvest Spa, come i 50mila euro versati lo scorso agosto e lo scorso giugno, a cui si aggiungono altri 100mila lo scorso febbraio. Il Biscione avrebbe staccato in favore di FI, dal 2019 ad oggi, assegni per un totale di 400mila euro. Un impegno davvero notevole, che tuttavia non sembra sufficiente a risanare i conti del partito, ancora in rosso con un disavanzo di esercizio di altri 340mila euro. Ad alimentare i problemi economici sarebbero anche deputati, senatori e consiglieri regionali «morosi», che cioè non pagherebbero regolarmente le quote dovute al partito (900 euro al mese), causando un buco di cassa di almeno 2 milioni di euro.

Questo, in termini pratici, si traduce nel dover seguire le indicazioni della famiglia B. o saldare i debiti milionari a cambio della propria indipendenza.

Il corto circuito si acuisce nel momento in cui la famiglia B. direziona l’attività del parlamento e del governo. E’ il caso, per esempio, del patto tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni, che prevedeva posizioni più attenuate di FI a cambio della rinuncia a costituzione parte civile del governo nei processi a carico di Silvio Berlusconi [processo Escort e Ruby Ter]. Il patto ha suggellato anche il sostegno incondizionato di Forza Italia a Meloni, a cambio di non toccare gli asset berlusconiani. La recente proposta di tassa sugli extra profitti delle banche ha sottolineato nuovamente la caratura politica di Marina Berlusconi, che dall’assemblea di Confindustria, nel settembre 2023, ha auspicato una modifica del disegno di legge. I Berlusconi tramite Fininvest, infatti, detengono il 30% di Banca Mediolanum, che nel 2022 ha fruttato oltre 150 milioni di euro. Con la tassazione proposta, i loro guadagni verrebbero ridotti di circa il 40%. Dopo l’intervento di Marina, il parlamento ha preso una linea più morbida che stempera la tassa, consentendo alle banche di non pagarla, creando un fondo interno di riserva.

L’eterno conflitto d’interessi tra Governo, Mediaset e Forza Italia si ripropone. Ma basta voltarsi di poco e guardare oltre, verso l’impero sconfinato che gestisce aziende e quote societarie, il potere dei B. include emittenti televisive e radio in Italia, Spagna e Olanda; case editrici, agenzia stampa e d’informazione, libri, giornali, teatro ma anche cinema. Moda, calcio, trasporti, compagnie di aerei; startup, immobiliari, edilizia, real estate. Ovviamente anche società quotate in borsa, strumenti finanziari e assicurativi, partecipazioni in Banca Mediolanum e Mediobanca. La diversificazione di investimenti è vertiginosa, oltre una decina le Holding.

L’annuncio di Meloni via social sulla fine della relazione con il compagno arriva dopo un anno esatto dal suo inizio di mandato al governo. Il coinvolgimento di Mediaset nell’affaire fa tornare di attualità la risposta che la futura premier diede a Berlusconi nel mezzo delle trattative per la formazione dell’Esecutivo, quel “non sono ricattabile” che lascia perplessità. I video su Giambruno sono stati trasmessi su Mediaset, sulle stesse frequenze che li hanno captati e registrati. In quello stesso contesto che quest’anno ha promosso il giornalista facendogli condurre un programma. Sempre da lì è uscito il pezzo di “Chi” [gruppo Mondadori] con una lunga intervista e tutti gli onori a Giambruno. Ma il programma satirico di canale5 si propone come una cellula indipendentista, completamente svincolato dai vertici Mediaset. Il genio Antonio Ricci racconta di aver trasmesso i fuori onda proprio in risposta all’articolo di Chi, che elogiava il conduttore, «Meloni un giorno scoprirà che le ho fatto un piacere». Un personaggio, quello di Giambruno, che aveva già fatto discutere per le sue infelici dichiarazioni su temi importanti, come lo stupro o i profughi, e che aveva messo in imbarazzo il governo, anche mandando a boschi il ministro della Salute tedesco.

Dagospia interpreta l’accaduto come un ridimensionamento della Meloni supponente [come aveva scritto il cavaliere in un pizzino a favore di camera], a cui la famiglia B. non avrebbe mai perdonato la mancata candidatura del tycoon Silvio al Senato, superato da La Russa. Meloni “Ducetta” avrebbe trascurato gli alleati nelle decisioni più importanti, dalle nomine dei ministri, alla scelta dei vertici nelle partecipate di Stato. L’affondo alla premier comprenderebbe anche un avviso di sfratto a Tajani, poco incisivo nel rappresentare gli azzurri, avrebbe lasciato spazio a Fulvio Martusciello.

Dall’altra parte, ci sarebbero le tensioni tra Ricci e il ceo Piersilvio, che avrebbe accorciato il programma satirico e starebbe valutandone la chiusura. La scelta di trasmettere i fuori onda di Giambruno sarebbe stata funzionale agli ascolti e al rivendicare la libertà di informazione, includendo anche notizie scomode.

Se resta il dubbio che la famiglia B. abbia usato la tv per lanciare una bordata al governo, Meloni risponde «La pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua». Nonostante il tentativo di restare granitici e tutto d’un pezzo, per cercare di disinnescare le tensioni sono intervenuti Antonio Tajani, Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Al di là delle gaffe e degli inciampi – sui quali Meloni, obnubilata e poco lucida, aveva strenuamente difeso il compagno nemmeno un mese fa rispondendo perfino in conferenza stampa – le frasi e gli atteggiamenti del Giambruno non risultavano un buon viatico per la prima premier donna della storia italiana, che dovrebbe essere impegnata su importanti fronti internazionali e sulla crisi economico sociale che attanaglia il paese.

L’episodio evidenza bene lo scontro tra un potere mediatico, Mediaset, e un potere politico-elettorale, il governo Giorgia Meloni; ma anche il potere della famiglia B. pur non essendo direttamente in parlamento. La telefonata di Piersilvio Berlusconi non è bastata per far cadere i sospetti. Forza Italia e la famiglia smentiscono l’ipotesi del complotto, nessun tiro mancino politico. La vicenda, tanto più se andrà avanti con altre puntate del giambrunasca, potrebbe mettere a rischio i rapporti del Biscione con il governo Meloni e far traballare il patto di sostegno reciproco raggiunto tra Marina e Giorgia. Il rapporto con la famiglia si sarebbe già strappato, portando al gelo verso gli alleati azzurri. Ma la Maggiore B. è scesa in campo senza candidarsi. La potenza al carbonio di Marina è indiscutibile e tutto ruota già attorno a lei.

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