Pubblicato: sab, 26 Mag , 2018

Il camper di “Onda Libera” è partito il 23 maggio da Terranuova Bracciolini

Farà tappa quindi il 24 a Forte dei Marmi e Viareggio, il 25 a Montopoli in Valdarno e Vicopisano, il 26 a Campi Bisenzio e infine il 27 in via dei Georgofili a Firenze, dove nel 1993, vennero trucidati 5 innocenti, tra cui due bambine di 50 giorni e 9 anni.

 

     “Un giorno hanno arrestato il mio proprietario, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Grazie all’art. 416 bis, introdotto nel 1982 dalla legge Rognoni – La Torre, sono stata sequestrata. Passa il tempo e la giustizia fa il suo corso. Quando il mio ormai ex proprietario viene condannato proprio perché viene dimostrato che fa parte della ‘ndrangheta, si occupano di me e vengo confiscata. Oggi siamo qua per festeggiare insieme il mio riutilizzo sociale! Sarò di aiuto per qualcuno e finalmente diventerò una cosa bella per riscattare tutte le cose brutte che sono state fatte per acquistarmi. Il tutto grazie ad una legge di iniziativa popolare, la 109 del 1996, di cui Libera è stata promotrice che impone il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi”

Questo è il testo del volantino predisposto dai giovani del Presidio di Libera “Giovanni Spampinato” per il giorno di avvio di “Onda Libera”, la  partenza del camper, per il tour organizzato da Libera Toscana, dalla palazzina confiscata in comune di Terranuova Bracciolini a Giuseppe Priolo, della famiglia ‘ndranghetista affiliata al clan dei Piromalli. Il 23 maggio è la giornata della legalità contro le mafie, il giorno in cui, nel 1992, fu assassinato a Capaci Giovanni Falcone insieme alla moglie e a tre uomini della scorta. Si tratta del progetto di Libera Toscana, che prevede un viaggio in alcune città della regione in cui sono ubicati beni confiscati alla criminalità organizzata, per richiamare le istituzioni, sensibilizzare i cittadini e promuovere il riutilizzo dei beni sottratti ai criminali a scopi sociali, di restituirli alla collettività e perseguire il bene comune. La palazzina a schiera, in località Le Ville, confiscata alla ‘ndrangheta sarà adibita, in esecuzione del progetto “durante e dopo di noi”, all’accoglienza di 5 persone affette da disabilità grave, quando verranno a mancare parenti che possano assisterli.

Il primo atto della giornata si è svolto nella mattinata, alla sala consiliare del Comune con la partecipazione di Michele Albanese, giornalista del “Quotidiano del sud” e responsabile nazionale per la legalità della FNSI, l’assessore Lorenzo Puopolo e per il Coordinamento di Libera Valdarno Sergio Serges; alla presenza attiva degli alunni delle scuole medie di Terranuova Bracciolini. Michele Albanese da anni svolge inchieste sulle organizzazioni mafiose, in particolare sulla ‘ndrangheta, e per questo vive sotto scorta, perché dopo tante intimidazioni è stata intercettata una conversazione dove veniva decretata la sua condanna a morte. La colpa di Michele Albanese è di raccontare liberamente e senza nulla nascondere quello che vede, che ascolta, quello che avviene; insomma la sua colpa è solo quella di fare bene il mestiere di giornalista, secondo ciò che impone l’etica professionale. Insomma, come se si lasciasse punire un calzolaio perché fa le scarpe a regola d’arte, in modo che chi le porta possa camminarci bene, come se si permettesse di condannare un fruttivendolo perché vende la verdura e la frutta fresca e dunque salvaguarda la salute degli acquirenti. E’ questa “la montagna di merda” delle mafie e dell’indifferenza che ne è alleata. Michele Albanese ha invitato i ragazzi a farsi e a porre agli adulti la domanda dalla quale, nel nostro Paese, non si può prescindere, se lo scopo di una corretta educazione è la formazione di un cittadino responsabile e quindi di un uomo libero: che cosa è la mafia? Poi i ragazzi hanno fatto alcune domande al giornalista.

Alle 16 c’è stata la visita all’edificio, una villetta a schiera in località Le Ville e con vista sulle Balze. Progettava certo qualcosa il Priolo che aveva comprato in zona un grosso capannone industriale pur’esso confiscato, ma il piano gli è stato smontato. Il 23 vi è stata invece la Conferenza dei Sindaci presieduta dal primo cittadino di Terranuova Sergio Chienni a compiere l’atto formale di restituzione del bene alla collettività. Chienni ha detto che da qui si avvia una speranza: quella di riuscire a trasformare i frutti avvelenati della criminalità in qualcosa di utile per i cittadini e il territorio. Restituire tali beni illegalmente acquisiti all’economia sana e al servizio della società civile è evidente sia un successo, certo piccolo ma significativo, e uno smacco per le mafie. Lo strumento legislativo c’è, bisognerebbe irrobustirne la volontà di applicazione. “Combattiamo la bruttura della mafia con la bellezza della società civile”, ha detto Andrea Bigalli, responsabile di Libera Toscana.

Alle 18 ha preso avvio lo spettacolo, organizzato dal Presidio “Giovanni Spampinato”, di musica dal vivo, intervallato da letture teatrali sul tema della mafia e della resistenza della società civile. Circa due ore nelle quali, oltre il talento di alcuni protagonisti, è stato confortante constatare l’esistenza e l’impegno di una gioventù bella e forte nella sua volontà di raddrizzare le storture che noi adulti abbiamo lasciato loro: grazie a questi giovani sopravvive tuttora la speranza per il futuro.

Quindi, dopo un’apericena, si è svolta la Conferenza pubblica, durante la quale sono intervenuti il giornalista Michele Albanese, il sindaco Sergio Chienni, il responsabile di Libera Toscana Andrea Bigalli e il responsabile del Coordinamento di Libera Valdarno Pierluigi Ermini. Michele Albanese ha ribadito la necessità di un’informazione che informi; nessuno dalle decine e decine di rotatorie e talk chiassosi dice una verità: l’incidenza dell’economia mafiosa sul Pil nazionale è di circa il 10% e se si aggiungono le cifre di corruzione, che non è altro che un’altra faccia delle mafie, di lavoro nero, che è uno strumento delle mafie, e di evasione ed elusione fiscale, che sono il segno della debolezza del tessuto sociale, si raggiungono numeri spaventosi che dimostrano quanto la nostra economia legale sia drogata dal malaffare e dall’illegalità. Le mafie si potrebbero debellare e buttare nel cesso a cui competono in soli sei mesi, ma sono la permeabilità del tessuto sociale e le mancanze delle società intermedie a rendere così debole lo Stato nel contrasto al cancro criminale. E  forse è ormai superato considerarle organizzazioni criminali: una mafia come ad esempio la ‘ndrangheta si connota viepiù come una massoneria, lì dove ormai, così come in campo mondiale comandano i sovranazionali istituti e le agenzie finanziarie, si decidono gli eventi.

Prendendo spunto dalle considerazioni di Albanese, dalla crisi appunto delle società intermedie e dal potenziarsi incontrollato delle massonerie, Andrea Bigalli ha ricordato l’importanza dell’associazionismo che riunisca le istanze di rinnovamento, o  meglio di rivoluzione morale, della parte positiva delle società civili, unico baluardo dei valori e dei principi fondanti delle nostre democrazie e ancora più delle ragioni del nostro esistere.

Fulvio Turtulici

 

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