Pubblicato: lun, 14 Lug , 2014

ENI: monta in Sicilia la protesta contro le annunciate dismissioni

CGIL E FILCTEM, chiediamo a Crocetta azioni forti per conferma investimenti. 

 

BF3-1106Monta in Sicilia la protesta dopo l’annuncio di Eni di volere dismettere gli impianti in Sicilia, non effettuando più gli investimenti programmati a Gela e a Priolo. Una scelta che rischia di avere in Sicilia conseguenze catastrofiche. Resterebbero senza lavoro infatti migliaia di persone tra diretto e indotto e si andrebbe alla desertificazione industriale. Resterebbero solo i cocci, quei danni ambientali prodotti negli anni, già inaccettabili, da sanare, e che l’abbandono dell’attività industriale e di investimenti per un’industria sostenibile, renderebbe una sorta di beffa delle beffe.Oggi sulla vertenza Eni si è riunito il consiglio comunale di Gela, proseguono picchetti e presidi dei lavoratori e si va verso la mobilitazione cittadina. Gli operai hanno anche scritto al Papa, mentre nelle riunioni frenetiche che si sono svolte a palazzo D’Orleans tra il presidente della Regione, i sindacati confederali e le categorie si è deciso di chiedere al Presidente Renzi la convocazione immediata del Consiglio dei ministri, affinchè Eni receda dai suoi propositi, confermi gli investimenti (700 milioni per Gela, altre centinaia di milioni su Siracusa), li ponga come premessa, dice una lettera aperta firmata da Michele Pagliaro e Giuseppe D’Aquila. di un piano di rilancio dell’industria e della raffinazione in Sicilia, che abbia tra i suoi punti il risanamento e la sostenibilità ambientale, che “non sono un alibi, ma un vincolo e un’opportunità”. Se il governo nazionale non dovesse rispondere adeguatamente, per Pagliaro e D’Aquila, il presidente Crocetta dovrà andare a muso duro. Intanto da subito Cgil e Filctem, ma anche tutti gli altri sindacati, chiedono che la Regione ritiri la firma sotto l’intesa con Assomineraria, perché al momento non ci sono le condizioni per discutere di estrazione del petrolio siciliano. Poi: ricordiamo cosa fece Debora Serracchiani, da presidente della Regione Friuli, durante la crisi Elettrolux? Arrivò a chiedere le dimissioni dell’allora ministro delle attività produttive, Flavio Zanonato. Crocetta per la Cgil non essere da meno se il governo nazionale non dà risposte immediate e adeguate, perché la posta in gioco è troppo alta. Così come, il governo nazionale e quello regionale dovranno assumere la consapevolezza che, nonostante promesse e premesse, non si è vista nessuna seria politica industriale e a questo dovranno rimediare. “L’Eni rispetti i patti- dicono le categorie- e non tenti di utilizzare anche altri investimenti in Sicilia come arma di ricatto. La Sicilia ha bisogno di investimenti produttivi e il polo di Gela può diventare una punta di eccellenza per la raffinazione, vanno però confermati gli investimenti di 700 milioni e riavviati gli impianti della Linea 1 e 2”. Crocetta e sindacati hanno scritto in una nota congiunta che “la scelta di Eni è profondamente antimeridionalista. Dalla crisi si esce con investimenti, con piani credibili di rilancio e di riconversione, non con le dismissioni o con la promessa di futuri quanto aleatori investimenti”. Aggiungendo che “qui sono in discussione le politiche per il Mezzogiorno che non può vivere di assistenza, ma di lavoro e sviluppo produttivo”. Il grido è corale: l’Eni torni sui suoi passi. La battaglia è solo cominciata.

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