Pubblicato: gio, 21 Gen , 2016

Dalla parte dei figli : l’appello di mamma Cristina

Legge Cirinnà, sabato 23 manifestazioni in oltre 80 piazze italiane. I microfoni di Radio 100 passi con la trasmissione “100passi+1 il tuo” sarà in piazza a Genova.

Svegliati ITALIANon starò qui ad annoiarvi con dati che dimostrino quanto la nostra associazione stia crescendo anno dopo anno, nonostante gli ostacoli e le difficoltà o a sciorinare statistiche, citare studi internazionali, fare la conta dei paesi nei quali i nostri diritti sono riconosciuti. Vorrei parlarvi invece di una famiglia come tante altre: la nostra famiglia.

Ho una compagna da otto anni, ma per lo Stato italiano siamo due residenti presso la stessa abitazione, perché unite da vincolo affettivo, dimostrato con autocertificazione: praticamente migliori amiche.

Alcune coppie di innamorati, dopo qualche anno di convivenza, dopo  aver trovato un lavoro, una situazione di stabilità, hanno l’abitudine di riprodursi, cominciano a pensare ad un figlio.

Non facciamo certo eccezione e dopo aver valutato che si, siamo due donne e ci amiamo, abbiamo anche la fortuna di poter procreare. Da qui inizia il nostro percorso per diventare genitori, un percorso difficile, ponderato,  a tratti doloroso ma ricco di aspettative e gioia.

Oggi abbiamo un figlio ma lo Stato italiano riconosce solamente una di noi come madre, mentre l’altra è un’estranea.

Ricapitolando: ho una compagna che considero “moglie” e che risulta, secondo la legge del nostro Paese, un’affettuosa amica; abbiamo un figlio che, secondo la legge del nostro Paese, risulta abbandonato dal padre alla nascita.

Secondo la legge del nostro paese, la sorte avversa si è scagliata contro di noi: zitelle, una ragazza madre, un mezzo orfano.

La realtà è ben diversa.

La realtà è un bambino che pronuncia la parola “mamma”, dalle 200 alle 300 volte al giorno, cercando ora l’una, ora l’altra.

La realtà sono i risparmi messi da parte per il futuro di nostro figlio, l’organizzazione delle sue giornate, le corse da lui dopo il lavoro, il suo raffreddore, la sua educazione, cosa mangerà domani a pranzo.

La realtà è il personale ospedaliero che, il giorno in cui è nato nostro figlio, ci ha considerate da subito una famiglia, chiamando entrambe “mamma”; la realtà è l’addetta comunale che, pur di inserire i nostri due nomi nella casella dedicata ai genitori per l’iscrizione all’asilo nido, forza il sistema informatico e si scusa con noi, imbarazzata e indignata dalla discriminazione che subiamo. La realtà è la signora di 80 anni che in dialetto stretto, ci dice quanto sia felice per noi e per la nostra scelta di diventare madri.

Si fa un gran parlare dei nostri diritti oggi; da mesi la relatrice del DDL sulle Unioni Civili, la Senatrice Monica Cirinnà, si batte con forza e determinazione per ottenere un riconoscimento legale per le nostre unioni.

Se fosse approvato il DDL, le coppie omosessuali avrebbero nella sostanza gli stessi diritti delle coppie eterosessuali sposate ma guai a chiamarlo matrimonio, questo deve rimanere un privilegio degli eterosessuali e togliamoci dalla testa la possibilità di adottare come coppia dei bambini.

L’unica concessione al riguardo, pare sia l’introduzione della cosiddetta Stepchild Adoption, con la quale il genitore non biologico potrebbe adottare il figlio biologico del compagno o della compagna, dopo  la nascita. In sostanza ci verrebbe data l’opportunità di “condonare” il nostro stesso figlio. Ci dicono “fate pure, poi sistemiamo le cose dopo”…un po’ come il condono di quel terrazzino mezzo abusivo del vicino di casa.

Non smetteremo mai di chiedere pari diritti per noi e per le nostre famiglie, per i nostri figli, per il nostro futuro.

Non ci fermeremo fino a quando non otterremo il matrimonio egualitario perché ogni differenza tra eterosessuali e omosessuali di fronte alla legge, è discriminazione e pregiudizio.


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