Pubblicato: mer, 8 Apr , 2020

Cinesi, ebrei, spagnoli e altre fake news nella storia delle pandemie

Origini delle epidemie passate alla storia.

     Ieri sera, ironia della sorte o palinsesto malizioso, mi sono ritrovato su canale 8 dove è andato in onda ‘Inferno’ terzo film di Ron Howard sulle avventure del professor Robert Langdon, tratto dall’omonimo libro di Dan Brown. La pellicola parla proprio della diffusione di un virus a livello mondiale al fine di decimare la popolazione terrestre a vantaggio di un presunto miglioramento della qualità della vita. Ora, il sovrappopolamento è un tema serio e attuale ma fortunatamente i libri di Brown sono solo frutto della sua fantastica immaginazione. Anche nel film il protagonista, durante la sua “caccia” alla soluzione per fermare la (sperata) pandemia si imbatte tra notizie contorte, depistaggi e fake news, sempre dietro l’angolo quando si parla di scienza, ricerche e indagini.

Tornado alla cruda realtà, con il diffondersi del corona virus, terreno fertile lo hanno trovato anche le bufale, diffuse soprattutto attraverso social media. Storicamente, ogni pandemia che si rispetti ha avuto al seguito una caterba di notizie false, dicerie ed ingiurie che ieri come oggi, sono servite solo ad accrescere il panico tra la gente. Nonostante gli esperti abbiano lavorato duramente per sfatare molti di questi miti, la storia è preziosa per inserire l’epidemia di CoViD-19 in un contesto che dovremmo conoscere bene. Cosa che, in teoria, dovrebbe aiutare a ribattere alle falsità e a placare le nostre paure: insomma, peste nera, influenza spagnola e anche il vaiolo possono insegnarci molto.

Il microrganismo protagonista della lunga storia delle epidemie dell’umanità non è un virus, ma un batterio: lo Yersinia pestis, responsabile dell’epidemia di peste bubbonica scoppiata a metà del XIV secolo, alla quale ci si riferisce normalmente con l’appellativo di Morte Nera. Nella memoria storica popolare, l’origine della Morte Nera è spesso associata alla Cina, ma secondo altri studi sarebbe nata in Asia Centrale (probabilmente nel Kazakhistan sudorientale), da dove si sarebbe poi diffusa in Cina e in Europa.

Sottolineare l’origine esatta non è solo un esercizio accademico, spesso, purtroppo, si ripercuote sulla xenofobia che a volte accompagna le epidemie.

Nel 1894 un’altra pandemia di peste bubbonica originò dalla provincia cinese sudoccidentale dello Yunnan, e si diffuse poi a Canton e Hong Kong, raggiungendo Mumbai nel 1896. Per il 1900 aveva raggiunto i porti di ogni continente, portata da ratti infetti che viaggiavano sui piroscafi, lungo le rotte dei commerci internazionali. In trent’anni l’epidemia uccise, solo in India, 12 milioni di persone.E fu così che iniziarono a diffondersi i cliché xenofobi: le vignette satiriche e le copertine dei giornali californiani raffiguravano cino-americani mentre mangiavano topi vivi in abitazioni sporche e affollate. L’epidemia da COVID-19 ha suscitato nuovi interessi per la Morte Nera. Un articolo del Washington Post avverte che trattare il coronavirus come la Morte Nera è “pericoloso”, sostenendo che in questo modo si tramanderebbe una falsa “storia dell’epidemia”, secondo la quale le epidemie seguirebbero sempre la stessa traiettoria, sui grafici, e avrebbero lo stesso grado di gravità. Effettivamente, confrontare la COVID-19 con la Morte Nera non fa altro che aumentare la paura tra la gente, anche se il patogeno con cui abbiamo oggi a che fare non è fatale quanto quello che provocò la pandemia medievale.

Altro grande errore è associare la lotta al virus o la nostra situazione alla guerra. Questa NON è una guerra. In un bellissimo articolo su ‘L’ Internazionale’, l’esperta di comunicazione Annamaria Testa fa una analisi razionale e competente del lessico usato in questi giorni. Vale la pena citare un importante passaggio :

“il gergo militaresco e l’insistente visione bellica non aiutano ad affrontare l’emergenza da un punto di vista psicologico e cognitivo, e se non ci aiutano come individui di certo non ci aiutano come società. Pandemia. Pericolo globale. Tragedia collettiva. Difficile emergenza (come dice il presidente Mattarella). Tempesta che smaschera le nostre false sicurezze (come dice papa Bergoglio). Ciò che riguarda il Covid-19 è tutto questo, ma non è una “guerra”. Questa non è una guerra perché non c’è, in senso proprio, un “nemico”. Il virus non ci odia. Non sa neanche che esistiamo. In realtà, non sa niente né di noi, né di sé. È un’entità biologica parassita. Non è una guerra e dunque è tremendo e inaccettabile che per “combatterla” muoiano medici e infermieri: non sono “soldati” da mandare in “battaglia”, pronti a compiere un “sacrificio”. Usare il frame della guerra per implicare, insieme all’eroismo, l’ineluttabilità del “sacrificio” è disonesto e indegno.

Non è una guerra ed è pericoloso pensare che lo sia perché in questa cornice risultano legittimate derive autoritarie”( vedi Orban aggiungerei). “Non è una guerra perché le guerre si combattono con lo scopo di difendere e preservare il proprio stile di vita. L’emergenza ci chiede, invece, non solo di progettare cambiamenti sostanziali, ma di ridiscutere interamente la nostra gerarchia dei valori e il nostro modo di pensare. Prima cominciamo, meglio è.” Fatta questa necessaria e spero utile precisazione torniamo a qualche utile curiosità che ci può aiutare ad affrontare meglio questi periodi, selezionando meglio le notizie che leggiamo in giro.

Continuando il nostro tour delle epidemie, dall’influenza spagnola abbiamo appreso lezioni sull’importanza della trasparenza e sull’efficacia della quarantena. L pandemia, che fu probabilmente di origine aviaria, infettò un quinto della popolazione mondiale, uccidendo 50 milioni di persone – molte più delle vittime della Prima Guerra Mondiale – che fu peraltro in parte all’origine della diffusione del virus nel mondo, per via dello spostamento massiccio di soldati. Per quanto riguarda la questione trasparenza, la storia del nome della malattia è rivelatore. Venne chiamata “spagnola” non perché ebbe origine in Spagna, ma perché la Spagna fu il primo paese a rendere nota l’epidemia. Dal momento che la Spagna non prese parte alla Prima Guerra Mondiale, nel paese non era in vigore la censura di guerra: altre nazioni, al contrario, avevano censurato la notizia della pandemia. Leggendo i titoli e gli articoli della stampa spagnola, molti dedussero che l’epidemia fosse iniziata lì. Dal canto loro, gli spagnoli pensarono invece che la malattia arrivasse dalla Francia e la chiamarono influenza francese. La CoViD-19 è anche il risultato di una mancata trasparenza da parte dei funzionari di Wuhan, che hanno ignorato e censurato gli avvertimenti iniziali. Come accennatto la Spagnola, o la Francese se volete, ci ha insegnato la grande importanza della quarantena, ma conosciamo tutti la sua origine? Oltre all’intuibile significato della parola, scopriamo le sue origini.

La parola quarantena non è italiana o meglio non appartiene all’italiano accademico che studiamo a scuola ma è in dialetto veneto (originariamente, in italiano si diceva quarantina) e prende origine dall’isolamento di un numero indefinito di giorni(poi stabilito a 40) che veniva imposto agli equipaggi delle navi come misura di prevenzione contro le malattie che imperversavano nel XIV secolo, fra cui la peste. Venezia fu la prima ad emanare provvedimenti per arginare la diffusione della peste, nominando tre tutori della salute pubblica nei primi anni della Peste Nera (1347), seguì poi Reggio Emilia nel 1374. Il primo lazzaretto fu fondato da Venezia nel 1403, su una piccola isola contigua alla città; nel 1467 Genova seguì l’esempio di Venezia. Nel 1476 il vecchio ospedale per lebbrosi di Marsiglia fu convertito in un ospedale per gli appestati: il grande lazzaretto di questa città, forse il più completo nel suo genere, è stato edificato nel 1526 sull’isola di Pomgue. Le pratiche in tutti i lazzaretti del Mediterraneo non erano differenti dalle procedure inglesi nei commerci con il sudovest asiatico e con il Nordafrica.

Attualmente la misura di quarantena più grande mai disposta in una singola nazione risulta quella della provincia di Hubei, 60 milioni di persone circa, come misura di contenimento dell’epidemia CoViD-19. Tuttavia nel corso della stessa epidemia, al 25 marzo 2020, circa 3 miliardi di persone sono state confinate in casa per impedire la diffusione del virus. Come se non bastasse, gli ufficiali locali di Wuhan non si sono mossi in tempo, come accade spesso in quell’intervallo di tempo tra le prime indicazioni di epidemia e una conferma sicura. Inizialmente hanno ignorato le scoperte scientifiche e permesso grandi raduni di persone, per poi mettere in atto la quarantena otto ore dopo averla annunciata, lasciando oltre cinque milioni di persone libere di abbandonare la città dopo l’inizio dell’epidemia e prima dell’inizio dell’isolamento. Markel, sul New York Times, ha definito la drastica quarantena cinese “troppo esagerata, e troppo tardi”.

L’insegnamento più bello, quello che dovremmo tener sempre presente in questo periodo ci viene da un’altra grande pandemia. Nello scorso articolo abbiamo parlato della ‘peste di Atene’, il vaiolo potrebbe essere stato la causa della morte del 20 per cento della popolazione di Atene, nel 430 a.C. Nel corso del XX secolo, nuovi studi stimano che il vaiolo fu responsabile di circa 300 milioni di morti, impressionante! Tuttavia, tornado ai “giorni nostri” dal 1966 al 1977, l’Organizzazione Mondiale della Sanità iniziò una campagna di vaccinazione internazionale che riuscì a debellare la malattia, divenendo uno dei successi più sostanziali della sanità pubblica globale del XX secolo. La cooperazione globale per contenere oggi il coronavirus richiederà sforzi simili. Come nel caso del cambiamento climatico, minacce che riguardano la storia del mondo richiedono livelli di cooperazione che siano anche storia del mondo.

Un altro caso emblematico è quello del colera nella Londra vittoriana: tra le bufale che circolavano vi erano quelle che attribuivano la malattia all’aria malsana e ai miasmi. In altre occasioni si è data la colpa agli ebrei… Le bufale di oggi, col coronavirus, danno la colpa a laboratori clandestini o a qualche improbabile fondazione. Quello che ognuno di noi può fare per combattere il virus… è cominciare a sfatare i miti virali che si diffondono, oggi come centinaia di anni fa.

Alex Gisondi

 

 

 

Fonti: Bulletin of the Atomic Scientists (thebulletin.org); Black plague, Spanish flu, smallpox, All hold lessons for coronavirus, di Ibrahim Al-Marashi)

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