Pubblicato: sab, 14 Ott , 2017

Vittime di un sistema di gestione dei rifiuti che non risolve

Non risolve come occorrerebbe la situazione ambientale, la sicurezza delle falde, la salute delle popolazioni che abitano vicino alla discarica di Podere Rota. Ma la Regione Toscana non recepisce ancora.

     E’ un manipolo di case su di una balza di terra, a un tiro di schioppo dal quartiere Oltrarno di San Giovanni Valdarno e si affaccia sulla valle con un effetto visivo che altrimenti sarebbe piacevole, uno di quegli innumerevoli luoghi di cui è disseminato il paesaggio toscano. Ma la località è stata violentata: vi passano la linea dell’alta velocità e l’autostrada. Promettono ricchezza tali grandi opere, ciò che però sicuramente produce l’urbanizzazione conseguente sono scarti che qui , da 28 anni, vengono smaltiti nella discarica di Podere Rota.

Ci troviamo nella frazione “Badiola”, nel territorio del Comune di San Giovanni Valdarno. Podere Rota, invece, appartiene al Comune di Terranuova Bracciolini, ma il sinistro fetore di questo sito, che comunque scempia la gradevolezza e abbassa la vivibilità della zona, non distingue tra confini amministrativi.

I cittadini di San Giovanni che subiscono disagi per il cattivo odore della discarica e per la contaminazione delle falde abitano la Badiola, l’Oltrarno, viale Gramsci. In questi lunghi anni le loro difficoltà non sono state considerate come dovrebbero. A giugno, grazie a una nuova convenzione siglata tra i Comuni di San Giovanni e Terranuova sono stati riconosciuti per San Giovanni 300mila euro all’anno per 5 anni, da investire in opere destinate ai cittadini delle aree interessate e sono stati previsti dal Comune diminuzioni delle tariffe per la Tari, la mensa e il pulmino gratuiti per i ragazzi in età scolare, la sistemazione del cimitero della frazione e la realizzazione di un giardino pubblico: questo come risarcimento dei disagi. Ma non è ciò che serve.

La discarica di Podere Rota è stata aperta con autorizzazione del Consiglio provinciale di Arezzo del 28.07.1988. Il progetto iniziale prevedeva una capacità dell’impianto di 1.526.000 metri cubi. La coltivazione è iniziata nel 1989. Ben presto si sono manifestati i problemi sanitari per i residenti ed è sorto spontaneo un movimento dei cittadini. Il 04.08.2003 la Giunta provinciale aretina ha deliberato il primo ampliamento di 2.174.000 metri cubi, portando la capacità della discarica a 3.700.000 metri cubi. Nel 2009 abitanti dei comuni di San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini e Castelfranco hanno creato il “Comitato dei cittadini residenti vicino alla discarica”. Nel 2011 con atto notarile si è costituito il comitato “Vittime di Podere Rota”.

L’attuale presidente del comitato Andrea Battinelli ci spiega quali sono i disturbi patiti dai residenti: sono le esalazioni che col tempo divengono minacce alla salute fisica ed anche psicologica di quanti vi restano sottoposti a lungo; sono le opere di messa in sicurezza delle acque reflue che non sono state realizzate in tempi coerenti con il rischio di possibili sversamenti connessi ad alluvioni ; sono infine i problemi alla viabilità per i passaggi, talora e a certe ore sostenuti, di camion carichi di rifiuti in conferimento. Ci racconta ancora il presidente della cattiva esperienza, specie d’estate quando proprio allora il puzzo diviene più insistente, di svegliarsi durante la notte per il fetore e doversi barricare dentro casa con porte e finestre chiuse e conseguente snervante e insalubre afa. Ma perché quel puzzo. Vengono forse depositati rifiuti non consentiti? Il presidente osserva che non sono provate correlazioni tra recenti notizie di materiali non consentiti e aumento dei cattivi odori: più probabile che si tratti del tipico puzzo dovuto al compostaggio e al non adeguato ricoprimento giornaliero dei prodotti di scarto con terra e inerti come previsto dall’autorizzazione ottenuta e per la quale negligenza il gestore dell’impianto è già stato per due volte denunciato.

Arpat e Asl, oltre ai cattivi odori, hanno accertato superamenti dei limiti di Concentrazione Soglia di Contaminazione sulle acque di alcuni piezometri ed alcuni superamenti dei limiti di potabilità delle acque di taluni pozzi per la presenza di inquinanti quali, tra gli altri, manganese, ferro, piombo, nitrati e composti organoalogenati; è stato emesso divieto di utilizzarle. Ma tuttavia i lavori per l’acquedotto nell’area della discarica da parte del Comune di Terranuova sono iniziati in ritardo . Alcune analisi, eseguite da un tecnico nominato dalla Provincia avrebbero avvalorato il parziale avvelenamento delle falde, ma concludendo che ciò non può essere attribuito in modo inequivoco alla discarica.

Nonostante questa sia la situazione e nonostante le proteste dei cittadini il 30.12.2010 la Conferenza dei Servizi della Provincia di Arezzo, con voto unanime, ha deliberato il secondo ampliamento della discarica, accogliendo il progetto presentato da CSAI, società di gestione, per ulteriori 1.500.000 metri cubi, portando così la capacità complessiva dell’impianto a 5.287.768 metri cubi. Il 20.01.2011 si ha il parere positivo della Giunta provinciale che ha approvato la decisione della Conferenza dei Servizi che ha ritenuto la compatibilità ambientale del progetto. Nel provvedimento della Giunta sono state recepite le prescrizioni preliminari che si sarebbero dovute rispettare nella fase di realizzazione del progetto   e che avevano il fine di garantire la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, a cominciare dagli interventi necessari all’abbattimento dei cattivi odori. Si sarebbero dovuti eseguire preliminarmente lavori di riqualificazione dell’area a valle dell’impianto; si sarebbe dovuta monitorare la falda acquifera; si sarebbero dovuti effettuare interventi urgenti di messa in sicurezza idraulica e per garantire la viabilità limitrofa risolvendo il problema delle code dei mezzi in ingresso al sito. Contestualmente l’amministrazione comunale di Terranuova avrebbe proceduto ai lavori di completamento dell’acquedotto. Il 14.03.2011, con provvedimento dirigenziale del Servizio ecologia della Provincia di Arezzo il progetto è stato autorizzato.

Ma chi avrebbe dovuto provvedere fu inadempiente alle prescrizioni preliminari, che appunto avrebbero dovuto precedere l’ampliamento, ed erano le opere che interessavano la sicurezza dei cittadini. Pur in una situazione di tale disagio nella discarica di Podere Rota ATO Toscana Centro ha conferito per decenni svariate decine di migliaia di tonnellate di rifiuti all’anno, cioè fuori ambito: in aperta contraddizione con la normativa generale del settore che stabilisce l’autosufficienza di ogni ambito per lo smaltimento nel proprio territorio.

Nel dicembre 2015 la CSAI, che gestisce la discarica e di cui è socia La Castelnuovese, cooperativa a lungo al centro di vicende anche giudiziarie e oggi fallita, ha affidato a Italcostruzioni, dopo il ritiro di Smeda, con procedura negoziata ad evidenza pubblica, lavori di completamento della seconda fase del progetto esecutivo di ampliamento dell’impianto di deposito e stoccaggio di rifiuti, con autorizzazione ad attività necessarie alla gestione quali movimento terra, prelievo trasporto e smaltimento. Ma la Italcostruzioni viene interdetta per mafia, dato che ne è socio Francesco Cataldo, figlio di Vincenzo, condannato in primo grado a 9 anni per associazione mafiosa e numerosi crimini finalizzati a pilotare a Siderno, in Calabria, appalti pubblici come affiliato della potente famiglia ‘ndranghetista dei Commisso. Sull’impianto di Podere Rota è aperta anche un’indagine penale per smaltimento illecito di rifiuti speciali, che all’impianto di Piantravigne non erano autorizzati a trattare.

Ma intanto, nel 2014, con l’insediamento della nuova Giunta comunale a seguito delle elezioni amministrative, il Comune di Terranuova ha ritenuto che andasse colmato il grave ritardo nell’esecuzione delle opere di riqualificazione dell’area a valle della discarica, di cui fu demandata l’attuazione, in via preliminare, a CSAI dalla Conferenza dei Servizi e che la Giunta provinciale recepì con provvedimento del 20.01.2011, e nell’adeguamento dell’acquedotto cui invece avrebbe dovuto provvedere come ente amministratore del territorio. E quindi ha appaltato tali lavori all’impresa Valbasento. Si tratta di opere per la messa in sicurezza idraulica: traslazione dell’intero tracciato che corre lungo il torrente di Riofi, verso la collina in modo tale da consentire la creazione di un invaso per la cassa di espansione e bocca tarata a monte dell’abitato di S. Maria; quindi la realizzazione di quattro nuovi ponti più adeguati al deflusso delle piene; la messa in sicurezza dei corsi fluviali. Per la viabilità è stata prevista l’apertura di un nuovo accesso all’impianto e la chiusura dell’attuale consentendo in tal modo di eliminare le difficoltà alla circolazione dovute alla presenza di mezzi pesanti diretti al sito. E’ stata dunque appaltata l’estensione dell’acquedotto da S. Maria fino all’ex tabaccaia in direzione Piantravigne in modo che, come spiegato dal sindaco Chienni e dal vicesindaco Di Ponte, potranno usufruirne quelle abitazioni che ancora hanno a disposizione solo i propri pozzi.

Fin qui il passato. Per il futuro ciò che chiedono i cittadini e che una gestione, come abbiamo constatato, quanto meno difficoltosa del sito in Piantravigne consiglierebbe, anzi imporrebbe, è l’inserimento da parte della Regione Toscana nel piano regionale dei rifiuti della formalizzazione ufficiale della chiusura dell’impianto di smaltimento dei rifiuti di Podere Rota. Lo chiedono con forza perché la volontà in tal senso, seppur asseverata, nei fatti non appare ferma.

La Provincia di Arezzo con deliberazione del Consiglio Provinciale del 31.10.2013 si è impegnata a creare le condizioni che escludano in via risolutiva ulteriori proroghe della vita di Podere Rota e si è assunta la responsabilità di “ottenere, in via definitiva e per iscritto, l’impegno da parte della Regione Toscana e della Provincia di Firenze a che Ato Centro divenga autosufficiente entro il 2021 in materia di trattamento dei rifiuti”. Il volume residuo della discarica, come comunicato dall’Arpat di Arezzo, al 31.12.2016 è di 983.606 metri cubi. I dati annuali, dal 1999 al 2014, dei conferimenti in discarica, forniti da CSAI, individuano un valore medio di circa 250.000 tonnellate annue di scarichi: dato che il volume conferito tende ad aumentare, anche considerando il fatto che possibilmente verranno stornati a Piantravigne parte dei rifiuti emergenziali provenienti dalla Regione Lazio, si può ragionevolmente prevedere l’esaurimento della volumetria residua della discarica entro il 2021: data in cui, e non oltre,dunque l’impianto andrebbe chiuso per iniziare poi la lunga attività di bonifica. Il Piano interprovinciale di gestione dei rifiuti dell’Ato Toscana sud del novembre 2013, adottato dalle province di Arezzo, Siena e Grosseto stabilisce la chiusura della discarica di Podere Rota una volta esauriti i volumi ad oggi autorizzati. Il Consiglio comunale di San Giovanni ha approvato nel settembre 2015 una mozione nella quale impegna Sindaco e Giunta a far sì che l’ampliamento del 2011 sia l’ultimo, dopo di che si procederebbe alla chiusura dell’impianto, alla bonifica del sito e al suo ripristino ambientale.

Ma nella deliberazione del Consiglio Regionale toscano del 29.03.2017 dal titolo “Modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati” non viene recepito il contenuto del Piano provinciale 2013 nella parte in cui si prevede la data di chiusura dell’impianto di discarica di Podere Rota e non viene accolto il principio del raggiungimento entro quella stessa data dell’autonomia da parte dei singoli ambiti che si dividono la responsabilità della gestione del ciclo dei rifiuti, né vengono fatti riferimenti “ad altre soluzioni impiantistiche” o a politiche ambientali alternative. Pertanto il comitato “Vittime di Podere Rota” ha depositato osservazioni al Piano chiedendo la formalizzazione ufficiale e definitiva della chiusura del sito di Piantravigne entro e non oltre la prevista data del 31.12.2021 o precedente in caso di esaurimento dei volumi concessi con l’ultimo ampliamento.

La bufera giudiziaria si è abbattuta sui vertici di Sei Toscana e di Ato Sud; l’azienda concessionaria del servizio è stata commissariata per la parte relativa al contratto dei servizi e il provvedimento è stato prorogato dal Prefetto di Siena con la motivazione che emergono in Sei Toscana “molteplici e rilevanti profili di criticità in ordine alla struttura societaria, all’applicazione del contratto di servizio, alla qualificazione tecnica dei soci industriali e agli equilibri di bilancio”. Nonostante ciò il consiglio di amministrazione di Sei Toscana aveva deliberato l’aumento del 50% dei compensi per gli amministratori, poi rientrato per le indignate proteste della società civile e politica. Tutto il sistema dei rifiuti della Regione Toscana, di affidamento e gestione, frana, non sa rispondere alle esigenze di salvaguardia dell’ambiente e tutela sanitaria delle comunità, né ai doveri di economicità ed efficienza. Non può chiedersi ai cittadini di sostenere, con pazienza, i disagi derivanti da superate metodologie di trattamento dei rifiuti, concentrate sullo smaltimento in discarica, che i gravi problemi dell’elevata produzione di scarti nelle società moderne invece di contenerli li spostano altrove. Non possono essere i cittadini “vittime” della non volontà all’applicazione di metodi che diminuiscano la produzione di rifiuti, la raccolta differenziata, il riutilizzo di materiali di scarto, sistemi di gestione più virtuosi, partecipati, puliti ed efficaci.

Fulvio Turtulici

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