Pubblicato: mar, 5 Mar , 2013

Un premio all’impegno delle donne per un 8 marzo dedicato ai diritti

Anche le mamme del “No Muos” di Niscemi tra le premiate della seconda edizione domani, collegamento dalla biblioteca comunale per seguire la diretta

 

 

di Gilda Sciortino

NEWS_104713A ridosso della celebrazione dell’8 marzo, vuole testimoniare e dare un riconoscimento istituzionale alle donne italiane impegnate nelle battaglie in difesa della pace, dei diritti di genere, degli animali e dell’ambiente. E’ il Premio “Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai”, promosso dall’associazione “A Sud” con il patrocinio della Commissione delle Elette del Comune di Roma, la cui cerimonia di premiazione avverrà alle 18 di domani, mercoledì 6 marzo, nella sede romana della “Casa Internazionale delle Donne”, al civico 19 di via della Lungara. Realtà con la quale si collegheranno dalla locale biblioteca comunale le mamme del No Muos di Niscemi, in quanto tra le premiate di questa seconda edizione.

A consegnare i riconoscimenti, compreso quello speciale “Contro ogni violenza sulle donne”, sarà Monica Cirinnà, presidente della Commissione delle Elette. “Nel contesto attuale risulta sempre più urgente incrociare i temi della pace e della solidarietà con quelli dei diritti di genere e ambientali – affermano gli organizzatori della manifestazione -. Parlare di ambiente, così come di disastri ambientali, oggi vuol dire parlare di donne, le prime vittime di ogni genere di conflitto, ma anche sempre più spesso le prime leader di proteste in difesa dei territori e dei diritti. Ce ne sono, infatti, tante che possono essere considerate eroine, al pari dei grandi eroi del passato”. “Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile, e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente. La protezione dell’ecosistema deve essere considerata un mezzo per garantire la pace, in Paesi dove la scarsità delle risorse genera inevitabilmente instabilità politiche e sociali”. E’ quanto ha dichiarato, al momento della premiazione, Wangari Muta Maathai, purtroppo scomparsa il 25 settembre 2011 a Nairobi, prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, avendo lottato per più di 30 anni in difesa dell’ambiente e dei diritti delle donne, contribuendo in maniera significativa alla democratizzazione della sua nazione, il Kenya. A lei, la sua gente deve veramente tanto. Quattro le sezioni in cui è diviso il premio: Acqua, Terra, Aria e Fuoco. L’anno scorso, per il “Premio Acqua” è stata scelta Consiglia Salvio, attivista napoletana, figura centrale del Forum dei Movimenti italiani per l’acqua, membro della Cvx Gesù Nuovo di Napoli, della Rete di Lilliput e referente del Coordinamento regionale campano per la gestione pubblica dell’acqua. Quello per la “Terra” è andato a Isabella Tomassi, tra i promotori del processo di rivitalizzazione della vita comunitaria e delle pratiche tradizionali del piccolo borgo di Pescomaggiore, nei pressi de L’Aquila. Dopo il terribile terremoto che ha colpito la sua provincia, Isabella si è distinta per il suo ruolo nella realizzazione del progetto “EVA”, eco-villaggio auto costruito, esperienza di eccellenza di ricostruzione abitativa e sociale. Il “Premio Aria”, invece, se l’è aggiudicato Sara Turetta, attivista animalista, impegnata come volontaria nei canili del milanese, che ormai da anni si dedica alla drammatica situazione dei randagi rumeni. Ha, anche per questo, fondato l’associazione “Save the Dogs and other Animals”. Infine, il “Premio Fuoco” è stato assegnato a Simona Ricotti, da sempre impegnata nella difesa dell’ambiente, nella tutela dei diritti delle donne, nell’affermazione di una cultura della pace; attivista del comitato No Coke, si è battuta contro la conversione a carbone della Centrale di Civitavecchia. Importanti riconoscimenti che, anche quest’anno, verranno assegnati a donne che si sono distinte per impegno e sensibilità nei loro territori.

Inevitabile la gioia di Niscemi per il premio che quest’anno passerà nelle mani delle mamme del paese, come sempre agguerrite, come sempre pronte a rivendicare e difendere la loro protesta, anche nei confronti di chi non sempre ha capito il loro impegno. “Qualcuno ci ha definite gruppo folcloristico – tuonano le componenti il comitato -, ma lo accettiamo pure se chi lo ha asserito non ha padronanza e conoscenza di quello che è folclore. Gli diciamo, però, che il folclore è ciò che noi abbiamo creato, ciò che noi ci siamo tramandati di generazione in generazione, coltivandolo con lo studio degli usi e costumi della nostra tradizione popolare. Ancora a qualcuno non è chiaro che stiamo contestando qualcosa che non ha niente a che vedere con noi e che non abbiamo chiesto di avere, anche perché le 41 antenne prima e il MUOS dopo ci sono stati appioppati senza che nessuno di noi avesse mai avuto conoscenza e consapevolezza dello scempio che si stava consumando in contrada Ulmo, all’interno di una sughereta secolare. Noi mamme del Comitato no-Muos accettiamo qualunque attacco, perché non ci scalfisce più della paura che abbiamo nei confronti di una mastodontica e nociva potenza, quale possono essere le antenne o il tanto temuto MUOS. Se volete, definiteci contadine, folcloristiche, semplici casalinghe, battagliere mamme represse, egocentriche donne in carriera, mamme coraggio, e quanto altro ancora vi viene in mente. Niente di tutti questi aggettivi ci possono togliere quello che siamo veramente: “Semplicemente delle mamme angosciate dalla paura di subire l’ennesima malattia, che sta già sconvolgendo tante famiglie siciliane”. Parole dure, amare, che devono fare veramente riflettere sul fatto che troppo spesso si attacca chi sta cercando di cambiare le cose, peraltro senza mostrare alcun interesse economico o personale dietro la propria battaglia. Quale momento migliore di questo, dunque, per un premio come quello dedicato alle donne, alla pace e all’ambiente, calato in un così delicato e dibattuto momento di lotta, di rivendicazioni e sofferenze? Un’occasione in più per fare emergere la forza dell’universo femminile, che solitamente scende in campo per rivendicare quel diritto alla vita e per la vita che dovrebbe unire e rendere solidali tutti, e che paradossalmente trova pure qui chi tenta di speculare e guadagnarci, anche solo denigrando e distruggendo il lavoro degli altri.

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