Pubblicato: mar, 24 Gen , 2017

Terranuova Bracciolini: un tessuto sociale saldo e stabilità amministrativa.

Una comunità sana, attiva e produttiva, eppure alcuni episodi meritano attenzione.

 

Il territorio di Terranuova Bracciolini ha un’estensione di 85,37 km quadrati, i suoi abitanti sono 12.030. Deve l’origine del nome alla decisione, nel 1337, della Repubblica Fiorentina di costruire un nuovo insediamento fortificato in Valdarno, oltre ai paesi di San Giovanni e Castelfranco, terra “nova” appunto; in origine fu denominata Castel Santa Maria e fu una delle “terre murate” edificate dai fiorentini a difesa del Valdarno, zona contesa tra guelfi e ghibellini, e per accogliere le popolazioni dei borghi vicini. Nel 1862, nella denominazione della cittadina fu aggiunto “Bracciolini”, in onore del notevole umanista Poggio che qui ebbe i natali.

L’assetto urbanistico di Terranuova ha la forma rettangolare tipica delle “terre nuove” fiorentine: nella sua realizzazione si indovinano gli studi di Arnolfo di Cambio e l’influenza delle planimetrie delle città romane con cardini e decumani. La pianta del centro storico terranuovese, infatti, è totalmente simmetrica e basata sull’accostamento di due quadrati, al centro dei quali si apre oggi la Piazza della Repubblica , attraversata dagli assi viari più importanti che conducevano alle porte torri, e circondata completamente da una cinta muraria della quale restano tuttora evidenti tracce. E ancora è visibile il sostanziale mantenimento di tale risoluzione urbana e pertanto della vita che da un assetto urbanistico necessariamente scaturisce, e che dunque insieme si conservano. E tuttavia Terranuova non ha le sembianze museali di tanti centri di provincia che lentamente rimangono appartati, è vissuta e ancora “nuova”: la sera i giovani della vasta area urbanizzata formata da questo comune e quelli di Montevarchi e San Giovanni, nonché degli altri comuni confinanti si ritrovano qui per incontrarsi e divertirsi.

La Giunta è formata da una coalizione di centrosinistra, il sindaco, Sergio Chienni, nel dicembre 2013 è stato eletto all’Assemblea nazionale del Pd. Abbiamo ascoltato comuni cittadini: abbiamo rilevato un sostanziale giudizio positivo sulla situazione cittadina. La crisi, lo sappiamo, è di sistema, ma rispetto ad altri centri, anche limitrofi, a Terranuova si avverte una maggiore stabilità. Pure nel settore del commercio non abbiamo avvertito lamenti particolarmente intensi e il centro storico continua ad essere anche il cuore vivo della città. Giuseppe Venturi, conduttore di un negozio da lunghi anni aperto sulla via più frequentata del centro, ci dice che, a sua esperienza,non si riscontra una diminuzione delle vendite, ma neanche un incremento, nonostante l’aumento dei residenti di circa, egli stima, 1000 unità: ma questo, a suo parere, sarebbe dovuto sì a una necessità di contenimento delle spese, ma pure a una tendenza, diciamo modaiola, vale a dire a fare acquisti fuori dal paese, in realtà cittadine più grandi. Si lavora, osserva Venturi, su una clientela fissa: non c’è crescita, ma neanche situazioni di disagio evidenti e un tessuto sociale ancora saldo . Emergerebbe un quadro sostanzialmente rassicurante sullo stato della cittadina: una popolazione economicamente più omogenea rispetto anche ad altre comunità urbane, un arrivo di cittadini di altre nazionalità maggiormente controllato, il mantenimento di tradizioni che favoriscono la tenuta del contesto sociale. E in tutto ciò, sempre a parere del Venturi, come di altri cittadini con cui abbiamo parlato, il succedersi di amministrazioni comunali stabili , di buoni governi cittadini, e di rapporti positivi e propositivi tra associazioni di categoria e amministrazioni. Pure l’attività culturale è resa vitale dall’intervento comunale grazie alle iniziative di buona qualità della biblioteca “Le Fornaci”. Fanno notare alcuni cittadini che potrebbero essere maggiori gli interventi di abbellimento, di illuminazione urbana e il recupero di una pavimentazione stradale più adeguata; ma si evince una sostanziale fiducia nelle amministrazioni succedutesi alla guida del Comune.

Il comune di Terranuova può considerarsi “ricco”. Nel bilancio del 2017 aumentano gli investimenti e si riduce di ben 7 milioni di euro l’indebitamento, nonostante le aliquote tributarie rimangano invariate. Una voce importante delle entrate comunali è costituita dalla remunerazione per il disagio ambientale causato dai conferimenti nella discarica di Podere Rota. I maggiori introiti vengono utilizzati dal Comune per lo sviluppo dei servizi sociali: servizi per le disabilità, per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale e l’inserimento degli anziani in strutture residenziali, servizi educativi e di gestione dei conflitti, corsi formativi e d’italiano per stranieri in modo da favorirne l’integrazione, interventi sul disagio economico e la tutela dei minori, l’emergenza abitativa; e più in generale promuovere una cittadinanza consapevole.

E’ questa località attiva e vi si sono insediate due eccellenze che hanno favorito l’indotto. Nello stabilimento del Gruppo Prada sono occupati circa 670 lavoratori. In totale nel Valdarno, intendendo con ciò gli stabilimenti di Levanella, Terranuova, Valvigna, l’impresa impiega circa 2.000 persone. Il saldo occupazionale dal 2010 ad oggi, cioè la differenza tra lavoratori entrati e usciti, vede una crescita netta di oltre il 25% degli occupati. Il Gruppo prevede ancora assunzioni nei reparti tecnico-produttivi per tutte e tre le tipologie di prodotto, pelletteria, abbigliamento e calzature, nell’ambito del potenziamento tecnico e di competenze delle strutture operative. Le figure professionali che l’azienda programma di inserire sono addetti al taglio di pelletteria, cucitrici a macchina e addetti al taglio per l’abbigliamento, addetti di produzione per le calzature. La ricerca è rivolta a giovani diplomati da formare all’interno dell’azienda secondo un percorso teorico-pratico, nell’ottica di un rinnovamento delle professionalità nel lungo periodo.

Nel territorio comunale si trova pure l’ABB, multinazionale svizzera. Può produrre dai motori per le lavatrici ai motori radio per i telefoni Gsm, dai sistemi a cella, a combustibile ai generatori di potenza e microturbina, ma soprattutto realizzare inverter, vale a dire quel dispositivo in grado di convertire una corrente continua in ingresso in una corrente alternata in uscita, indispensabile, ad esempio, per far funzionare i pannelli fotovoltaici e le turbine eoliche. Lo stabilimento è stato impiantato qui dalla casa madre statunitense Power One: il capitale finanziario era americano ma le competenze erano italiane. E’ stato il capitale umano presente in questa valle e il tessuto socio-economico valdarnese, la capacità di stabilire un rapporto con il territorio che hanno consentito di creare, sviluppare, mantenere e rilanciare tali specializzazioni tecniche sui mercati globali. Dallo stabilimento di Terranuova è uscito il 35% della produzione di inverter di tutto il mercato nazionale e il 15% dell’intero mercato mondiale, il secondo produttore al mondo. E’ stata una realtà produttiva leader nella ricerca e costruzione di dispositivi elettronici a servizio delle fonti rinnovabili: in grado di brevettare e realizzare oltre 300 prodotti per l’elettronica con un numero di dipendenti arrivati nell’azienda terranovese fino a 1200, ha gestito e sovrainteso anche siti di produzione in Ungheria, Usa, Cina, Slovacchia.

Lo stabilimento valdarnese ha fatto da traino a tutto il distretto, ma è stato utilizzato dalla casa madre statunitense, per miopia imprenditoriale, come un vero e proprio “bancomat” per ripianare le perdite che la multinazionale ha accumulato in giro per il mondo. Infine, con un’operazione da un miliardo di dollari, è seguito il passaggio di proprietà da Power One ad ABB. E le prospettive adesso si annebbiano, sia dal punto di vista occupazionale che di tenuta del sistema realizzativo. Il numero degli addetti è crollato agli attuali 550, è sceso il fatturato e ne soffre l’indotto. Si perde il contatto con il territorio ed è legittimo paventare il verificarsi delle logiche perverse delle multinazionali e del sistema globale: le commesse che fino ad oggi sono state a Km 0, adesso potrebbero venir dirottate al miglior offerente, magari cinese o indiano.

E tuttavia, pur in presenza di una crisi strutturale dell’apparato economico complessivo, quella terranuovese appare una compagine sociale sostanzialmente sana, produttiva, solidale. Ma alcuni episodi devono far ricordare che nessun contesto è immune dalle ramificazioni del parassitismo criminale. 10 anni fa vi si verificò un’esecuzione di stampo mafioso: due manovali calabresi furono uccisi con un colpo di pistola alla nuca lungo una strada di campagna in località Tasso, dove può arrivare solo chi conosce la zona, a ridosso della linea ferroviaria. I cadaveri furono sotterrati in una fossa già preparata. Gente che si muoveva con sicurezza. Il fiuto di un cane permise di scoprire il duplice delitto. Le vittime erano fratelli e si chiamavano Ettore e Angelo Talarico; lavoravano per una ditta edile con diversi appalti in Valdarno. I due sarebbero stati affiliati al clan Carpino, appartenenti alla ‘ndrangheta, contrapposto a quello dei Bubbo.

3 beni sono stati confiscati alla ‘ndrangheta nel territorio del comune di Terranuova e assegnati al Comune: 1 magazzino industriale in località Poggilupi e 2 immobili, facenti parte di un unico stabile, in località Le Ville. Il sequestro e la confisca sono avvenuti a carico di persone appartenenti alla famiglia dei Piromalli, una delle ‘ndrine più potenti, storiche dell’organizzazione criminale calabrese. Essa domina la piana di Gioia Tauro e con altre famiglie di spicco ne controlla il Porto, nido di corruzione, criminalità e malaffare: dal 1 luglio 2013 al 30 giugno 2014 qui sono stati sequestrati 1406,065 Kg di cocaina. Il sindaco Chienni ci ha parlato delle difficoltà di destinazione dei beni: per quel che riguarda il magazzino di località Poggilupi si tratta di un edificio vetusto che richiederebbe, per l’utilizzo a fini sociali, un investimento di adeguamento da parte dell’amministrazione comunale troppo oneroso per le proprie casse, sì in attivo e tuttavia di un piccolo municipio. Per i due immobili di località Le Ville, il sindaco ci dice che è in previsione, per una spesa in questo caso affrontabile, la destinazione, entro la fine del mandato, dei beni ad emergenze abitative, uno dei problemi più urgenti,dal punto di vista sociale, di ogni comunità cittadina.

Nell’agosto dell’anno appena trascorso si sono presentati ai cancelli della discarica di Podere Rota, già nota per le lagnanze e le proteste dei cittadini e dei comitati di San Giovanni e Terranuova, gli uomini della Dia, del Nucleo Operativo Ecologico della Guardia di Finanza, della Polizia e i carabinieri della caserma terranovese. Su richiesta della Prefettura di Arezzo hanno acquisito gli atti relativi alla “procedura per l’affidamento dei lavori di completamento della seconda fase del progetto esecutivo di ampliamento” del sito. I lavori sono stati affidati con procedura negoziata da Csaimpianti, società per azioni che gestisce Podere Rota. L’appalto era stato aggiudicato a una ditta di Matera che il 7 ottobre 2015 aveva prevalso su 14 concorrenti. Due settimane prima della firma del contratto l’impresa lucana si è improvvisamente ritirata. A dicembre 2015, dunque, con una rettifica, l’appalto passa a Italcostruzioni, seconda classificata nella precedente gara, una impresa di Siderno, in provincia di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti, tra i soci della ditta calabrese figurerebbe il figlio di un personaggio noto agli investigatori, condannato per associazione mafiosa. In quell’occasione l’opposizione parlò di “silenzio assordante”; il sindaco Chienni ribadisce a noi che non di questo si trattò: oggetto di indagine sono non i rapporti tra Amministrazione e Csaimpianti, società partecipata, ma tra quest’ultima e Italcostruzioni relativamente all’ampliamento di un segmento della discarica di Podere Rota. Lavori affidati da Csaimpianti in piena autonomia, essendo essa società per azioni e pertanto fornita di personalità e responsabilità giuridica proprie. Dalle affermazioni di Csaimpianti si desumerebbe che l’impresa appaltatrice, al momento della stipula, fosse in possesso dei requisiti richiesti. Riteniamo che contro questo male e per la ricerca giusta delle responsabilità siano inutili le fazioni, è il sistema delle partecipate e dei subappalti maggiormente permeabile.

Fulvio Turtulici

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