Pubblicato: mar, 17 Nov , 2020

Tar Lazio: i medici di famiglia devono curare tutti gli assistiti. No alle visite domiciliari ai malati covid. Si attivino le USCA. Annullata l’ordinanza regionale nel rispetto delle direttive nazionali.

E’ stata resa nota la sentenza del  Tar Lazio (11991/2020) che ha annullato l’ordine dato dalla Regione, ai medici di medicina generale, di curare anche i malati covid a domicilio, mentre si è ribadita la necessità di non “distrarli pericolosamente” dalla cura di tutti i pazienti, dei cronici, prima di tutto.

Le normative nazionali sembravano averlo chiarito (DL 14/2020, art 4 bis del DL 17.03. 2020 n. 18 “Cura Italia” poi convertito nella legge 27/2020), ma evidentemente in questa Italia dai molti colori, non è facile costruire qualcosa, che non trovi poi delle apparenti scorciatoie regionali, che vanno ad inficiare l’architettura generale, che ha molte difficoltà a farsi ascoltare e recepire. E’ andata così anche con il progetto delle USCA, le unità operative attrezzate per l’assistenza emergenziale sul territorio regionale (1 ogni 50.000 ab),  che avrebbero dovuto aggiungersi, sul territorio, ai medici di famiglia e che sono collegate con le ASL.  Attivate in alcune regioni, latitano in altre, come nel Lazio, dove, pare, che non siano mai realmente partite.  Qui, invece, sono state molto utilizzate le USCAR come tamponifici.  Un ritardo quello delle USCA per i domiciliari dei malati importanti con Covid, ma non ospedalizati, che, nel Lazio, ha rischiato di travolgere i medici di medicina generale, almeno fino a ieri, quando il TAR Lazio, interrogato dal sindacato SIM, ha definito “impropria” l’ordinanza regionale che attribuiva ai medici di famiglia l’onere delle visite domiciliari  anche a loro.  Lo scompiglio generato dalla ordinanza di Nicola Zingaretti, (n. Z0009  del 17 marzo scorso), indicava i medici di famiglia tra gli eventuali operatori dell’assistenza domiciliare dei malati covid 19. Così, i medici, che curano intere famiglie, si sono ritrovati “in mezzo a color che sono sospesi”, o meglio, paralizzati dall’eccesso di oneri e richieste. Telefoni bollenti ogni giorno, h 24,  ingolfati tra mille richieste, oltre al tracciamento costante e scritto, anche dei malati covid sintomatici, ma non gravi, tuttavia da monitorare.  Per non parlare del flusso di circolari aziendali e regionali a go-go, che hanno rischiato di non produrre nulla di buono, ma solo di fare di loro delle inutili ed incomprese vittime sacrificali

Così, ieri pomeriggio alla notizia della sentenza del TAR Lazio, che ha in parte annullato le direttive del presidente Nicola Zingaretti,  hanno esultato.  Tra questi anche Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO che ha dichiarato la “piena condivisione delle motivazioni dei giudici del Tar Lazio”, che hanno rilevato il contrasto dell’affidamento ai medici di medicina generale della cura dei malati Covid con la normativa nazionale emergenziale.  Soddisfatta anche Marina Di Fonso,  sindacalista FIMMG della Asl Rm1, che fin dal mese di marzo, aveva chiesto a nome di un folto comitato di medici, di fare ordine nel definire l’ambito di intervento dei medici sul territorio e dei farmaci da poter utilizzare a domicilio, ma le risposte, come ci ha detto, non sono arrivate  facilmente e le porte dei decisori restavano chiuse.

Come curate il Covid a casa, ora, dottoressa Marina Di Fonso?

Innazitutto, la stragrande maggioranza dei positivi nel Lazio, non ha sintomi. Questi pazienti non devono usare farmaci di alcun tipo, ma devono isolarsi, finchè non si negativizzano o comunque, dopo  un certo numero di giorni in cui non abbiano sintomi di alcun tipo. Spesso, invece, hanno paura e vogliono fare scorta di farmaci importanti, come l’ eparina o gli antibiotici. Così non va e non serve.

A cosa servono i tamponi?

A valutare quanto è diffusa l’epidemia, ma per iniziare la cura sui sintomi il tampone non serve. Io personalmente mi attivo subito sui sintomi, non ho bisogno del tampone per curare un malato, so riconoscerlo. Il paziente deve contattarci quando ha la febbre o sintomi simil influenzali e noi lo monitoriamo due volte al giorno. E’ importante che lui si tenga in contatto scrivendo mail o sms  al medico, che gli elenca i parametri importanti come la temperatura corporea e soprattutto i livelli di saturazione, se avesse difficoltà  di respirazione.  Il saturimetro si acquista o si ordina, altrimenti si richiede, in comodato d’ uso al proprio medico curante, la Asl ce li ha dati anche per i pazienti. Il tampone lo userei, alla fine del percorso, solo per far tornare al lavoro e alla vita sociale il paziente.

Nel Lazio si sono fatti subito molti tamponi, oppure sbaglio?

Si, anche troppi. Qui si è deciso di sdoganare anche quelli salivari. Più crescono i positivi, più cresce l’allarme sociale e non è detto che siano sempre utili. In ogni caso, noi curiamo i sintomi, come per l’influenza o la polmonite.  A me basta una telefonata,  se conosco il mio paziente, riesco anche a capire cosa sta succedendo. Se ci sono altre patologie concomitanti, vado a visitarlo, soprattutto se sono molto anziani o soli.  Se, invece, temo di correre un rischio eccessivo, di infettarmi, attivo anche la USCAR, finchè non ci saranno le USCA. In una realtà piccola come la mia azienda, posso chiedere ad un medico delle unità mobili, attrezzato, di recarsi, protetto di tutto punto al domicilio, se devo valutare un ricovero, o semplicemente tranquillizzare una persona sola. Quando le avremo, le visite domiciliari dei pazienti più gravi,  le faranno le USCA.

Perché secondo lei le Usca non sono partite subito? Perché il nostro assessore alla Sanità regionale, Alessio D’Amato ed il presidente della FIMMG, Luigi Bartoletti,  hanno dato priorità alla creazione di squadre di medici giovani per andare a fare i tamponi, nelle Rsa o in altre situazioni di comunità. A mio avviso, sarebbe stato più utile gestire i medici in modo diverso, far partire le USCA ed utilizzare gli infermieri per fare i tamponi, ma queste sono valutazioni politiche.

Concludendo, è soddisfatta della sentenza del Tar Lazio che ha fatto chiarezza su chi deve fare cosa?

Si, molto. Non possiamo abbandonare tutti i nostri pazienti,  a causa della pandemia e per fortuna, quest’anno i malati di influenza non si vedono ancora, all’orizzonte. Tuttavia, ai malati covid, che non necessitano di ospedalizzazione, possiamo offrire un buon monitoraggio  a distanza e con le USCA preposte  ad andare a domicilio, ove occorra, possiamo farcela.

 

Di

- Direttrice responsabile della testata giornalistica 100 Passi. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di buone letture. Membro eletto del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

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