Pubblicato: gio, 10 Mar , 2022

Switch off della democrazia.

Le ultime censure di Cina e Russia

Tra le luci di natale e quelle di capodanno, nel dicembre 2021 sono stati spenti due fari di democrazia e informazione. Soffocati, come si toglie l’ossigeno alle candele o si stringe forte fra le dita lo stoppino per rubargli la fiamma.

Accusata di agire come agente straniero, Memorial International la più antica organizzazione per la difesa dei diritti umani in Russia è stata chiusa per essere un pericolo pubblico e aver ricevuto denaro dall’Occidente. Fondata nel 1989 ancora sotto il regime URSS, dal fisico e attivista russo Andrei Sakharov, premio Nobel per la Pace, segue l’obiettivo di documentare l’orrore dei gulag, preservare la memoria delle vittime delle repressioni comuniste, degli innocenti giustiziati, incarcerati o perseguitati dal regime sovietico. Per non dimenticare i campi di lavoro forzato, dove si stima che tra il 1930 e il 1953 furono imprigionati oltre 20 milioni di oppositori politici. Sistema che, per inciso, è ancora in uso, tanto che nel maggio 2021 il capo della Federalnaja Služba Ispolnenija Nakazanij russa, il Servizio Penitenziario federale, ha presentato il progetto di nuovi campi di lavoro per i detenuti, descrivendoli come gulag moderni. “Un non-gulag, una non-repressione e una non-tortura in un Paese con un non-dittatore” (Open Russia Team). Negli ultimi anni Memorial International è stata particolarmente impegnata nella sensibilizzazione contro le violazioni dei diritti umani, attuali e meno, come quelle compiute contro i separatisti della Cecenia. La commemorazione del passato è intrecciata alla lotta per i diritti umani nel presente: numerose le sue filiali nella Federazione, una in Francia e in Repubblica Ceca; presenti in diversi paesi altre associazioni omonime ispirate ai suoi valori. Memorial International ora è formalmente chiusa, con decisione della Corte Suprema (28/12/2021), sciolta in base alla controversa legge sugli agenti stranieri, che bolla tutte le organizzazioni che ricevono finanziamenti internazionali come contrarie agli interessi del paese. Accusata di “creare una falsa immagine dell’Urss come stato terrorista e di essere sovvenzionata dai paesi occidentali per mettere in ombra il ruolo avuto dall’allora Unione Sovietica nella vittoria della Seconda guerra mondiale”. Memorial farà ricorso, nel frattempo prosegue la sua attività da fuorilegge. Indignazione e preoccupazione per la decisione sono state espresse da UE, ONU e gran parte della comunità internazionale, compresa Amnesty International. Un campanello d’allarme per la mancanza di democrazia e libertà, reso ancor più esplicito ad inizio dello scorso anno con l’arresto del più importante oppositore di Putin, Alexei Navalny, e proseguito con una stretta senza precedenti su media e organizzazioni indipendenti. Navalny attualmente incarcerato e costretto ai lavori forzati, è leader del partito Russia del Futuro e presidente di Coalizione Democratica, fondatore della Fondazione Anti-corruzione. Nazionalista e liberale, a seguito di un attacco con la zelyonka ha perso l’80% della vista nell’occhio destro; nell’agosto 2020, è stato ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato avvelenato. Tra i molteplici premi e riconoscimenti, a dicembre 2021 il Parlamento Europeo di Strasburgo gli conferisce proprio il premio Sakharov, per la libertà di pensiero e il grande impegno profuso contro la corruzione. Si inaspriscono maggiormente la repressioni sistematiche delle voci critiche e non allineate al Cremlino. Da Navalny, si colpisce anche l’associazione per i diritti umani. Con l’accusa di estremismo sono state chiuse tra il 2021 ed il 2022 tutte le organizzazioni legate a Navalny; anche Memorial dovrà affrontare la medesima imputazione in un altro procedimento separato riguardante il suo Centro per i Diritti Umani. La sua soppressione sottolinea indubbiamente una netta virata di ritorno verso la dittatura. Nel 2019 il parlamento russo aveva già approvato un insieme di leggi che limitano la libertà di espressione. Chi critica il governo, insulta le istituzioni online e diffonde fake news che le riguardano viene punito con una multa fino a seimila euro e il carcere. Il provvedimento punisce sia i singoli cittadini che i giornali, ma non stabilisce con chiarezza i range di giudizio, lasciando così ampia discrezionalità ai magistrati e agli organi statali che valutano caso per caso, anche i post critici nei confronti del governo o che propongono una visione diversa rispetto a quella ufficiale. Inoltre, i giornali online, i siti web e i provider devono cancellare qualsiasi informazione che “manchi di rispetto” allo stato, ai suoi simboli, alla costituzione, alla società e al governo o che non corrisponda alla verità e possa causare una minaccia per la sicurezza pubblica, pena l’oscuramento del sito. Torture e carcere facile, repressione armata, mancanza di dialogo. Il regime russo accentua le distanze con l’occidente. Per farlo si avvale di qualsiasi cosa, anche software e tecnologia avanzata, come i deep packet inspection, simili a scatole nere, imposti da legge statale. Servono ad analizzare tutto il traffico di rete che dagli utenti va verso i siti web e viceversa. L’ente federale russo supervisiona connettività e comunicazione di massa, controlla a quale sito si accede e quanta banda si utilizza in upload e download; rallenta il traffico da e per certi domini Web. Un tipo di censura che si affianca allo spegnimento della Rete sul territorio nazionale (opzione comunque anch’essa prevista). A marzo 2021, Twitter è stato semi-paralizzato in tutto il paese. Alle misure che incidono sulla velocità di caricamento dei siti si sono aggiunte le messe al bando vere proprie e l’oscuramento, tra cui i siti degli oppositori. Forti le pressioni, riuscite, affinché Apple e Google rimuovessero dai loro store le app di ‘Smart Voting’ di Navalny. In estate Mosca ha bloccato una serie di VPN, compreso il servizio analogo di Apple. Come già accaduto in Cina, Egitto, Bielorussia, Kazakistan, Arabia Saudita. Intanto Gazprom acquisisce VKontakte, il primo social. Da metà ottobre è funzionante il riconoscimento facciale nella metropolitana di Mosca (facepay) per aprire i tornelli, dispositivi che già si sommano alle oltre 200.000 telecamere posizionate in tutta la città per la prevenzione dei crimini e la repressione dei dissidenti. Alla vigilia delle elezioni di settembre, sei dei principali servizi, fra cui ExpressVpn e NordVpn, sono stati bloccati. Da dicembre è stato bloccato anche Tor, The Onion Router, il software di crittografia che consente agli utenti di navigare anonimamente in Internet. La sovranità digitale voluta da Putin prevede la creazione di un’infrastruttura di Rete che consenta al governo di disconnettere ove necessario l’Internet russa da quella globale, creando una gigantesca Intranet popolata solamente da domini di rete e servizi autarchici. Una considerevole accelerazione dell’erosione di diritti e libertà, che si ritrova anche nei provvedimenti made in China. D’altra parte, i fronti aperti, Ucraina ed Hong Kong in particolare, minano la stabilità dei regimi. Nel 2019 Vladimir Putin e Xi Jinping hanno istituito “relazioni di partenariato di cooperazione strategica complessiva per la nuova era”, con il sol levante che è diventato il principale riferimento per Mosca sia in termini di import che di export. Uno dei benefit è la costruzione del gasdotto Power of Siberia, che garantirà alla Russia una posizione di primo piano nelle forniture energetiche cinesi negli anni a venire. Ma ve ne sono molteplici altri, come la costruzione congiunta di elicotteri pesanti e la cooperazione energetico-nucleare tra la società statale russa Rosatom e la cinese China State Nuclear Industry Corporation, che assieme hanno realizzato diversi progetti, tra cui anche quello per i quattro nuovi reattori nucleari. L’interscambio commerciale sino-russo nel periodo gennaio-novembre del 2021 è aumentato del 31% rispetto allo stesso periodo del 2020, raggiungendo i 123 miliardi di dollari e superando i precedenti livelli record pre-pandemia. Un matrimonio di interesse che nel 2024 si stima porterà alle due potenze affari di 200 miliardi di dollari. Regimi politici dittatoriali convergenti, con la volontà di infrangere l’egemonia occidentale. Rivendicano in maniera congiunta anche il rispetto di un nucleo inviolabile di princìpi, quali la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e la non-interferenza. Nelle stesse ore in cui il Memorial International a Mosca veniva chiuso, ad Hong Kong la testata Stand News subiva la medesima sorte per “pubblicazione sediziosa”. Perquisizioni all’interno della sede e nelle case dei giornalisti, numerosi gli arresti. Il sito web e le sue pagine sui social media sono state oscurate e rimosse. Più di 200 agenti di polizia sono stati mobilitati per il blitz al giornale accusato all’inizio di dicembre di aver pubblicato informazioni diffamatorie e demonizzanti sulle condizioni di vita nelle carceri cinesi. A giugno 2021, l’altro quotidiano indipendente Apple Daily è stato chiuso, accusato di minacciare la sicurezza nazionale, con il congelamento di asset per 18 milioni di dollari HK (circa 2 milioni di euro). Ben 500 poliziotti sono entrati nella sede per arrestare il direttore e cinque capiredattori. Il draconiano provvedimento sulla sicurezza ha maglie così larghe che può essere usato per colpire ogni tipo di comportamento. Perfino il gruppo che organizza la veglia per il massacro di Tiananmen sarebbe accusato di “collusione con forze straniere”. Approvata a giugno 2020 dal comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino (il parlamento), la legge sulla sicurezza nazionale punisce gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con forze straniere che hanno luogo sul territorio di Hong Kong. L’articolo 23 della Legge fondamentale di Hong Kong stabilisce, però, che è compito del Consiglio legislativo regionale approvare un testo che punisca qualsiasi atto sovversivo contro la Cina. La scelta di Pechino ha aggirato il Consiglio legislativo locale, approvando a livello centrale un atto vincolante per gli abitanti dell’ex colonia: una violazione abbastanza evidente del principio dei due sistemi. Inserita nella Basic Law di Hong Kong, la legge è stata duramente condannata dalla comunità internazionale, da Giappone, UE, USA, UK, mentre le autorità cinesi l’hanno accolta favorevolmente. Un sistema legalizzato per reprimere le fortissime proteste del popolo, che ha già portato ad almeno 9000 arresti tra i dissidenti. Mesi di violente proteste sono iniziati proprio con l’opposizione alla legge sull’estradizione che prevedeva di spostare i processi nei tribunali continentali influenzati dal Partito Comunista e conseguente controllo continentale di Hong Kong. Disegno di legge ora sospeso, ma pochi mesi dopo è entrata in vigore la cd legge sulla “sicurezza nazionale”. L’isola chiede la piena democrazia e si mette di traverso rispetto alla dittatura cinese.

Una spicciolata di giorni dopo, a febbraio, la guerra ci sorprende, stravolge l’Europa con tutto il suo carico di orrore. La crisi tra Russia ed Ucraina, risalente al 2014, si è esasperata. Il 24/02/2022 il mondo intero ha visto l’invasione dell’Ucraina. Indispensabile aprire i libri di storia e studiare il passato. Difficile comprendere tutte le sfaccettature e il retroterra politico culturale tra i due paesi. L’Ucraina riconquistò l’indipendenza nel 1991, a seguito della dissoluzione dell’URSS. Stipulò un’associazione militare con la Russia ed altre nazioni della Comunità degli Stati Indipendenti, stabilendo anche un partenariato per la pace con la NATO. Nel 2013, dopo che il Presidente Janukovyč aveva deciso di sospendere l’accordo di associazione con l’UE , preferendo avere relazioni economiche più strette con la Russia, il governo ucraino venne rovesciato. Quindi seguì la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Crimea, di parte dell’Oblast’ di Doneck e di Lugansk, con annessione alla Russia. Gli stessi eventi portarono anche alla guerra del Donbass (Ucraina Est), un conflitto attivo con separatisti appoggiati dai russi dal 2014, fino all’attuale invasione. I russofoni disconoscono il governo di Kiev, denunciano la violazione dei diritti umani con repressione nei loro confronti, chiedono l’annessione alla Russia. La possibile entrata in Nato dell’Ucraina ha creato dunque una frattura ancora più profonda all’interno dello stato, una divisione che gli USA hanno incoraggiato, ma che già conta oltre 14.000 morti. Discutibile la decisione di armare l’Ucraina, come quella di spingere la Nato fino ai confini con la Russia (c’è già una base missilistica in Polonia). Una provocazione a cui evidentemente ci si aspettava un qualche tipo di risposta, un atto di forza, puntualmente realizzatosi. Dall’altra parte vi sono tutte le esigenze dell’Ucraina Ovest di libertà e voglia di smarcarsi, forse usata dagli alleati come grimaldello per rompere il fronte russo che tanto infastidisce gli USA. Il presidente Zelensky ha dichiarato più volte, infatti, di essere stato abbandonato, nonostante le sue richieste di intervento. L’istigazione allo scontro con la Russia appare più una strategia di controllo e condizionamento permanente su una delle aree più delicate del mondo, soprattutto con riferimento alle materie prime energetiche. L’industria bellica ne trarrà sicuramente profitto (come in Iraq e Afghanistan). La storia ci insegna anche che gli USA tendono ad accendere conflitti e fomentano gli scontri interni, spesso arrivando a soluzioni terribili (due bombe atomiche). L’opportunismo di alcuni stati rende quasi inconsistenti gli accordi internazionali, che vengono disattesi a seconda degli attori e degli interessi in gioco. Tuttavia, nemmeno ad est le cose vanno meglio, dove imperano dittature, violente repressioni e censura. Secondo una strategia di controllo geopolitico, vi sarebbe dunque l’intento di alcuni di far fallire i colloqui tra Ucraina e Russia. Ad oggi, in effetti, sono state inviate tonnellate di armamenti e negata la no fly zone. Il colosso cinese si è fino ad ora astenuto dalle risoluzioni internazionali, appoggia tramite contratti e collaborazioni commerciali l’alleato russo, senza tuttavia esporsi in modo definitivo. I media cinesi hanno optato per formule come “situazione/crisi” ucraina o “operazioni militari speciali”, preferendo non pubblicare nulla di negativo. La Cina vanta, infatti, oltre 30 anni di collaborazione anche con l’Ucraina, di cui è il primo partner commerciale e con cui condivide il progetto ferroviario della via della seta. Pechino auspica quindi una risoluzione del conflitto tra i suoi due soci, pur guardando anche alle possibilità di riconquista di Taiwan. La speranza è che si riesca, nonostante tutto, a trovare un accordo concreto, superando gli sgambetti di stati esterni, questioni etniche, economiche, territoriali. Ritrovando le profonde radici comuni, oggi più che mai è indispensabile il raggiungimento della pace per entrambi i popoli, ma anche per tutti noi.

Non aiuta il clima di terrore e limitazione che si vive nelle distese sovietiche. Da quando è iniziato il conflitto contro Kiev, Mosca ha ulteriormente limitato la libertà di stampa. I provvedimenti non hanno colpito solo le testate nazionali, ma anche quelle straniere e i social network. Già prima dell’attacco, Reporters Without Borders posizionava la Russia al 150esimo posto su 179. Nell’ultima settimana la situazione è ulteriormente peggiorata sia per alcuni provvedimenti presi da Roskomnadzor, l’agenzia statale delle comunicazioni, sia per l’approvazione di una legge che criminalizza la diffusione di presunte notizie false sulle operazioni militari, pena 10-15 anni di reclusione. L’agenzia statale ha accusato alcune testate di aver incoraggiato le proteste nelle piazze contro la guerra, poi ha impedito ai giornalisti di lavorare bloccando le trasmissioni o i siti. E’ stata disposta la censura di stato e non ci saranno più media indipendenti. Tra le prime emittenti spente c’è stata la radio L’Eco di Mosca, il cui contratto di locazione è stato persino risolto. Ristretto l’accesso anche a Bbc, Deutsche Welle, Meduza e il sito in russo di Radio Liberty. Novaya Gazeta, uno dei principali giornali indipendenti russi, diretto dal Premio Nobel per la Pace Dmitry Muratov, ha scelto di continuare ad informare la popolazione su quanto accade in Ucraina, solo con notizie socio-economiche, le uniche ad ora consentite.

Non è un caso che il collettivo Anonymous abbia riscosso enorme consenso e abbia acceso gli animi di migliaia di persone, che confidano nel robin hood cybernetico. L’hacktivismo ha dichiarato guerra a Putin, con una mobilitazione senza precedenti di hacker e cyberattivisti. Anonymous ha messo a segno colpi clamorosi durante la sua operazione ‘OpRussia’: giù il sito del Cremlino e quello della Difesa di Mosca, di cui è stato diffuso parte del database; in seguito ha concretizzato l’attacco al sito dell’agenzia spaziale russa, Roscosmos. Negli ultimi sette giorni ha reso irraggiungibili diverse testate giornalistiche russe e agenzie di stampa, così come diversi siti di colossi energetici russi, tra cui Gazprom e Lukoil. Si è sempre trattato di attacchi di breve durata; i siti sono stati ripristinati in qualche ora. Anonymous ha ottenuto un seguito incredibile, tanto da raccogliere innumerevoli richieste di aiuto in pochi minuti, tra cui quella più significativa di fermare i carro armati o mandare in tilt le basi nucleari. Purtroppo, però, il cyberattacco nulla può per fermare le bombe nelle città e i fucili che sparano.

La voce dello zar risulta l’unica ad echeggiare nelle strade innevate. Per l’occasione è stato girato anche un cartone animato per spiegare ai bambini il conflitto. Protagonisti due ragazzini compagni di classe e di banco: il primo rappresenta la Russia, mentre il secondo l’Ucraina. Nonostante la lunga amicizia il secondo si separa dall’amico, cambia classe e nome. Si fa nuovi amici e colpisce con un bastone gli ex compagni di classe -Repubblica Popolare di Lugansk e la Repubblica Popolare di Doneck. La Russia interviene e cerca di fermare l’amico di una volta spezzandogli il bastone, ma gli Stati Uniti e l’Occidente si schierano con l’Ucraina. Nel video si dice che non si tratta di una guerra, ma un tentativo di disarmamento e di riportare la pace, “un’operazione militare speciale”.  Vietato parlare di guerra e di invasione. A San Pietroburgo è stata arrestata perfino Yelena Osipova, 80 anni, sopravvissuta all’assedio di Leningrado. La donna è stata portata via dagli agenti di polizia; aveva in mano due grandi cartelli : “Soldato, lascia cadere la tua arma e sarai un vero eroe”.  La propaganda russa deve essere univoca e non ammette pluralità di voci. Dall’altra parte, il presidente di Kiev ogni giorno smentisce gli annunci della Duma sulla sua presunta fuga in Polonia o la resa del paese. Volodymyr Zelensky parla al suo popolo con dirette improvvisate dallo smartphone, posta video su Instagram, mantiene aperte le comunicazioni con gli stati occidentali e risponde a Putin. «Nessuno è scappato da nessuna parte. Non abbiamo altro da perdere se non la nostra stessa libertà.» La distruzione dell’informazione indipendente (sia occidentale che orientale) è probabilmente uno degli aspetti che ha reso possibile questa guerra e la nuova componente della battaglia social sembra ormai essere parte integrante dell’angosciante conflitto in atto.

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