Pubblicato: gio, 6 Apr , 2023

Sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta il Comune di Scilla

disposta una commissione straordinaria per diciotto mesi

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Scilla, in provincia di Reggio Calabria, e l’affidamento della gestione del Comune a una commissione straordinaria, per un periodo di diciotto mesi.

Già ad ottobre, però, attraverso decreto prefettizio, era arrivata la nomina di un commissario per l’amministrazione provvisoria, in seguito alle dimissioni dell’ex sindaco. A guidare il Comune sino ad ora è stato, infatti, il viceprefetto. Nel settembre 2022 un’indagine della Dia aveva evidenziato le infiltrazioni mafiose anche nelle concessioni demaniali nel territorio. Su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, il giudice per le indagini preliminari aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare, concretizzando 18 arresti in carcere e altri 4 ai domiciliari. Tra gli indagati anche un consigliere comunale, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i pm, la complicità sarebbe stata anche del responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, che avrebbe confezionato un bando ad hoc per favorire alcuni imprenditori vicini ai clan e per questo è stato indagato con l’accusa di turbativa d’asta. Nell’inchiesta è finito pure il sindaco di Scilla, ribattezzato “Tre culi” o “Tutù” dagli uomini del clan e dimesso proprio a seguito dell’inchiesta. La sua abitazione e il suo ufficio, sono stati perquisiti dai carabinieri, l’accusa per lui è di scambio elettorale politico-mafioso. Il Comune di Scilla era già stato sciolto per mafia nel 2018, quando era in carica il medesimo sindaco. Dopo che il Tar lo ha dichiarato “candidabile”, nel 2020 con il sostegno di liste civiche si è presentato di nuovo alle elezioni ed è stato rieletto con il 97,84% dei voti.

Dalle risultanze investigative sembra emergere il ritorno nel paese dell’egemonia del boss Giuseppe Fulco, nipote del defunto boss Giuseppe Nasone e reggente attuale della cosca. Scontati quasi 20 anni di carcere per mafia, Fulco è rientrato nel suo locale di ‘ndrangheta e nel 2018 ha ripreso le redini del clan Nasone-Gaietti, affiancato alla cosca Alvaro di Sinopoli. I reati contestati dalla Dda vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alle estorsioni, passando per il concorso esterno, turbativa d’asta, tentato omicidio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, trasferimento fraudolento di valori e il traffico di armi, anche da guerra. A questo si aggiunge anche il monopolio  delle concessioni demaniali per i lidi. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip sottolinea come il boss Fulco e altri tre indagati, i fratelli Paladino detti “i Farao”, “ottenevano dai dipendenti pubblici del Comune di Scilla e, quindi, da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, informazioni relative alle procedure di evidenza pubblica per l’assegnazione di nuove concessioni demaniali marittime previste nel piano comunale di spiaggia quando il relativo bando di gara era in corso di redazione e, quindi, coperto da segreto”. “Fulco riusciva anche a conoscere il valore dell’offerta economica dei concorrenti”. Grazie ai contatti nel comparto amministrativo dell’Ente, la ndrangheta “si ingeriva nella vita politica del Comune di Scilla, nonché nella procedura delle concessioni demaniali relative alla gestione dei lidi balneari”; ogni cosca aveva il suo lido.

Nonostante gli arresti delle operazioni “Alba di Scilla” e “Lampetra”, i Nasone-Gaietti hanno “continuato ad operare alacremente, infiltrandosi subdolamente nel tessuto sociale ed istituzionale della città, suscitando timori ed atteggiamenti omertosi presso la cittadinanza, dettando regole ispirate a criteri di prevaricazione ed arroganza criminale”. Per pm e gip, “Giuseppe Fulco assumeva costanti atteggiamenti sintomatici della volontà di sostituirsi allo Stato”. Sembra che perfino il sindaco ed i suoi familiari si rivolgessero a lui per favori e protezione.

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