Pubblicato: gio, 18 Mag , 2017

San Giovanni Valdarno: al confine con la provincia fiorentina.

Adesione alla città metropolitana di Firenze: è l’obiettivo del sindaco Viligiardi per gli ultimi 2 anni di mandato.

Il Comune di San Giovanni Valdarno, alla data dell’ultimo censimento, aveva una popolazione di 17.141 abitanti, raccolti su di un territorio di 21,32 chilometri quadrati. Il suo è, dunque, un territorio poco esteso e praticamente quasi tutti i cittadini risiedono all’interno dell’abitato principale. Confina con la provincia fiorentina. Di chiara origine medievale fu una delle “terre nuove” volute da Firenze per poter meglio controllare le potenti famiglie degli Ubertini e dei Pazzi che risiedevano nel Valdarno. Qui nacque il Masaccio, uno dei maggiori artisti del Rinascimento.

Il Comune è amministrato da una Giunta guidata dal sindaco Maurizio Viligiardi, sostenuto da Pd e “San Giovanni Città Futura”. Nel 2014, al ballottaggio, Viligiardi ha ottenuto 3.547 voti, pari al 56,90%, lo sfidante Francesco Carbini, che nella legislatura precedente era il capogruppo dei Riformisti, ha raccolto 2.687 preferenze, pari al 43,10%: è appoggiato dalle liste “Cresce San Giovanni”, “Sinistra per San Giovanni Valdarno” e “Valdarno città”.

Durante il primo mandato del 2009, il sindaco Viligiardi è stato alla guida di una coalizione che raccoglieva tutte le varie anime del centro sinistra: da Rifondazione, a “Sinistra per San Giovanni”, a “Cresce San Giovanni con i Riformisti”, a Italia dei valori. Poteva essere oggettivamente complicato tenere insieme un raggruppamento così variegato e infatti le defezioni furono molte. I Riformisti con Carbini ne vennero fuori nel marzo- aprile 2010. Ma nell’attuale legislatura Maurizio Viligiardi si è presentato alla testa di un monocolore Pd e allora la perdita dei pezzi della sua Giunta è da imputarsi ad altro. Il 26 aprile 2016 si è dimessa Valentina Artini, assessore all’urbanistica, sostituita dal 27 aprile 2016 da Simone Pellegrini, che a sua volta ha lasciato il 5 gennaio di quest’anno e al cui posto è andato Giammario Pascucci; il 23 settembre del 2014, pochi mesi dopo l’insediamento della nuova Giunta, si è dimesso Damiano Bettoni, assessore alle finanze e bilancio, che è stato sostituito da Annamaria Lamioni: ex vice sindaco del Comune di Bucine ha fatto parte dell’amministrazione di quel municipio per due legislature, la prima con sindaco Paolo Nannini, la seconda con Sauro Testi e in tale occasione, oltre a ricoprire la carica di assessore al bilancio, è stata appunto vice sindaco. La ricerca si è rivolta verso una figura tecnica e, con tutta evidenza, non si è riusciti a trovare, sul territorio sangiovannese, una personalità politica che ricoprisse la carica in un settore strategico per il governo di una città come quello di responsabile del bilancio.

Dalle file dell’opposizione le critiche all’attuale amministrazione convergono sulla scarsa efficacia della sua azione : Francesco Tozzi, componente dell’assemblea nazionale di Sinistra italiana ci dice che, a suo parere, Maurizio Viligiardi ha dimostrato scarse doti di mediazione, non è riuscito a tenere buoni rapporti all’interno del proprio partito e della coalizione. Francesco Carbini, per “Cresce San Giovanni” sostiene che c’è una contraddizione di fondo nell’azione di questa amministrazione, manca un progetto e le soluzioni prospettate sono come calate dall’alto nella mancanza di un confronto, pertanto vi è una debolezza della politica che non può che subire i condizionamenti dell’economia.

Allorchè, nel settembre del 2014, Damiano Bettoni si dimise da assessore alle finanze e al bilancio, motivò la sua decisione affermando che “la gravissima situazione economico finanziaria del Comune” avrebbe richiesto scelte e comportamenti adeguati, ma, a suo parere, non vi erano quelle “scelte incisive e coerenti” da parte del governo della città per rilanciare lo sviluppo della comunità. Tale pesante critica, specie se si considera che giungeva da chi aveva fatto parte, sia pure per poco, di quel governo, confermerebbe ciò che abbiamo sentito asserire da alcune delle persone con cui abbiamo parlato, la città sarebbe, a loro parere, come paralizzata, anche le opere pubbliche intraprese procedono a rilento: il teatro comunale che avrebbe dovuto essere pronto già da un anno è ancora chiuso e non si sa quando sarà riaperto; l’area dell’ex ospedale, Borgo Arnolfo, è posta all’asta e si vede un rudere fatiscente; la costruzione della nuova Biblioteca, nell’ex Palazzo del fascio, è ferma.

Il sindaco Viligiardi ci ha spiegato che la situazione economico finanziaria della città è oggettivamente complicata per le caratteristiche stesse di San Giovanni. I mancati trasferimenti da parte dello Stato in ragione del Patto di stabilità incidono su un problema che è strutturale: la debolezza di cassa, la discrasia tra flussi d’entrata e d’uscita. Il Comune fornisce giornalmente servizi a un numero di persone, 25-30.000 circa, ben maggiore della popolazione residente. Si tratta di cittadini di agglomerati urbani all’intorno, anche consistenti come Cavriglia, Terranuova, Pian di Scò che gravitano sul territorio sangiovannese: perché ne frequentano le scuole medie, i licei, gli istituti tecnici e professionali; perché pendolari che usufruiscono della stazione ferroviaria, ovvero acquirenti che utilizzano le strutture commerciali della città; infine utenti del presidio ospedaliero La Gruccia. A fronte di tale dispendio sta l’arretramento produttivo di San Giovanni, specie rispetto alle altre aree industriali e artigianali valdarnesi; invero, dagli anni ’80 i settori dinamici hanno iniziato a segnare il passo: ridotta la Ferriera a 150 lavoratori, in chiusura il settore del vetro, con solo ancora l’IVV ma in sofferenza, la zona sangiovannese, povera anche di spazi, non ha più costituito attrazione per gli investitori e i produttori. Ci fa notare il sindaco che mentre il gettito IMU di Montevarchi ammonta a circa 6,600 milioni di euro, quello di San Giovanni si attesta a 3,400 milioni e anche considerata la maggiore popolazione montevarchina è comunque una sproporzione notevole. E’ oggettivamente più difficile pagare i fornitori, assicurare i servizi.

Sostiene Francesco Carbini che per governare una città bisogna saperne valutare potenzialità, particolarità e limiti. Il territorio di San Giovanni Valdarno limita le possibilità di crescita urbanistica. Ricorda che già nel 2013, alla fine della scorsa legislatura, fu predisposto dalla maggioranza un regolamento urbanistico che prevedeva lo sviluppo della zona a nord della città, S.Andrea. Ci ha detto che si sarebbe dovuto scegliere il rilancio produttivo per un centro dove ormai prevale il commercio sulla produzione, favorire un insediamento industriale e la trasformazione della località in area artigianale. Il sindaco Viligiardi afferma che S. Andrea è prevista nel regolamento urbanistico come zona industriale e artigianale: dei 22.000 metri quadrati dell’area solo 3.000 sono riservati ad attività commerciali. Ci fa sapere che tutta l’area è stata acquistata da Unicoop Firenze, che potrà utilizzare a fini di commercio solo la parte destinata a tale scopo, i rimanenti 19.000 metri quadrati dovranno essere conservati per gli insediamenti produttivi.

Ma quale è il progetto da portare avanti in questi due ultimi anni di mandato da parte dell’amministrazione comunale? Maurizio Viligiardi ribadisce l’intenzione di lavorare per l’adesione, l’ingresso di San Giovanni nell’area metropolitana di Firenze e per la nuova zonizzazione sanitaria. Sono diversi i motivi, secondo il suo parere, per tale scelta. Il primo storico: San Giovanni è stata “una terra nuova” fiorentina; la seconda ragione è che i valdarnesi e quindi i sangiovannesi gravitano preferibilmente su Firenze per alcuni servizi: per la sanità si preferisce, ad esempio, Careggi alle” Scotte” di Siena o ad Arezzo e l’Università più frequentata è ancora quella di Firenze. Poi pure le infrastrutture, l’asse autostradale, la ferrovia favoriscono l’attrazione economica, naturale per il sindaco, verso la città dei Medici: basti pensare, ci dice, alle aziende ,anche di prestigio, tessili, calzaturiere, della pelletteria, dell’abbigliamento che hanno trovato ospitalità in Valdarno per l’alta professionalità delle maestranze, a sua volta indotta dalla vicinanza di un centro come Firenze, uno dei maggiori in Italia per l’alta moda; si pensi ancora alla Sirio Panel che costruisce pannelli di controllo per aerei ed elicotteri ed è debitrice delle imprese dove si svilupparono le moderne tecnologie. Insomma l’aggancio alla città metropolitana sarebbe fondamentale per lo sviluppo economico di San Giovanni e, se condiviso, rappresenterebbe la realizzazione di un’identità comune per il Valdarno.

Quando Viligiardi lanciò tale proposta, Valentina Vadi, segretaria del Pd cittadino e consigliera regionale, subito si dissociò, dichiarando di non condividerne né il merito né il metodo; affermò che quando si parla di sanità di vallata è necessaria una condivisione delle scelte con gli altri amministratori del territorio, non porta alcun frutto procedere con slanci solitari in avanti; specie per quel che riguarda La Gruccia che è divisa tra San Giovanni e Montevarchi. Le priorità per la città, continuò la Vadi, dovevano essere il completamento delle opere pubbliche, nuove infrastrutture, manutenzione e decoro urbano. La riflessione sulla città metropolitana sarebbe dovuta partire da dati e numeri concreti, approfondendone attentamente ogni aspetto. Francesco Carbini ha sostenuto che così San Giovanni, schiacciata dalla preponderanza del capoluogo, sarebbe solo una periferia della vasta area.

L’intera classe politica della città, dunque, ha criticato l’iniziativa del sindaco. Meno distanti dal governo locale ci sembrano le categorie sociali. Laura Cantini di Confcommercio ha giudicato positivamente il nuovo piano del traffico che si caratterizzerebbe come lo sviluppo di una “mobilità dolce”, con l’aumento di percorsi ciclo-pedonali e il miglioramento del trasporto pubblico locale per un futuro anche turistico della città. Mentre Fabio Mascagni, presidente del CNA per il Valdarno, ha giudicato in modo positivo la possibilità di un unico distretto sanitario per l’intera vallata, purchè si decida in quale provincia stare e ha aggiunto di ritenere indispensabile una strategia di vallata che superi i confini dei singoli enti locali e riaffermi la centralità e l’identità complessiva del Valdarno.

Fulvio Turtulici

 

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