Pubblicato: lun, 26 Mag , 2014

Renzi stravince. Nasce la balena biancorossa

Il Partito Democratico primo in tutte le circoscrizioni sfonda il tetto del 40%. MoVimento 5 Stelle quasi doppiato e Forza Italia al minimo storico. Il meridione salva Alfano e Casini.

 

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Le elezioni europee portano di solito un calo dell’affluenza rispetto alle politiche e così è stato anche in questo caso. Ciò nonostante il Partito Democratico è riuscito ad ottenere quasi un milione di voti in più rispetto alle elezioni del 25 febbraio 2013. In questi quindici mesi il Pd è stato rivoltato come un calzino, con il fallimento della vecchia gestione e l’arrivo dei “giovani” guidati da Renzi.
L’ex sindaco di Firenze ha trasformato queste votazioni in un referendum su stesso, per legittimare la sua ascesa a Palazzo Chigi avvenuta senza quel passaggio popolare necessario per poter governare con la giusta forza. Il risultato è qualcosa di simile ad una delega in bianco data dal Paese al premier, con il Partito Democratico vincente in tutte le regioni che diventa per la prima volta veramente quel partito a vocazione maggioritaria auspicato dal fondatore Walter Veltroni. Sfonda il tetto del 40% con una forte affermazione anche al Sud, storico tallone d’Achille del centrosinistra.
Una migrazione di voti verso il PD che lo trasforma in una Balena biancorossa, con Matteo Renzi nuovo uomo forte che non vede nessun avversario degno di nota in grado di scalfire la sua leadership. «Il fatto che il 40% di italiani abbia espresso per la prima volta la propria fiducia in un partito di centrosinistra significa che è stato dato alla speranza il doppio dei voti rispetto alla rabbia – dice il premier in conferenza stampa – Ora non c’è più tempo per rinviare le riforme, non ci sono più alibi »

«Oltre a confermare i voti presi da Bersani, sembra che Renzi abbia preso i voti del centro» dice a Radio24 il politologo Roberto D’Alimonte. Centro che infatti è sparito. Vittima di una serie di guerre intestine che hanno portato a varie scissioni. Mario Monti e la sua Scelta Europea hanno raccolto solo lo 0,7%. L’ UDC e NCD  hanno superato a malapena la soglia di sbarramento del 4% grazie al radicamento al sud della maggior parte dei suoi rappresentanti, diventando di fatto una coalizione macroregionale. « Abbiamo fronteggiato la tempesta e lo tsunami non ci ha travolto» scrive in una nota Angelino Alfano.

Il vero sconfitto è inevitabilmente  il MoVimento 5 Stelle che non conferma il 25% delle politiche del 2013 ma scende addirittura al 21%. Grillo aveva detto che puntava ad avere un voto in più del PD e che si sarebbe ritirato se non avesse vinto le europee. Boutade elettorali che difficilmente troveranno raffronto nella realtà. Il “vinciamo noi” che ha accompagnato i sostenitori del MoVimento è stato subito oggetto di ironia e sberleffo. Una pesante batosta che apre la prima analisi della sconfitta nella storia del M5S. «Sono momenti duri» scrive su facebook  Alessandro Di Battista

Chi sorride invece è la Lega Nord, che nonostante corresse da sola è riuscita ad aumentare i suoi voti rispetto al 2013. Con il 6,5 % conquista 5 seggi (dove probabilmente siederà ancora Borgezio) che andranno a sostenere le politiche dell’ultra destra del Front National di Marine Le Pen, vincitrice delle elezioni in Francia. «È un risultato che ha del miracoloso, nessuno ci dava al 6 percento. Il problema è che in Italia non c’è più il centrodestra» ha detto il segretario federale Matteo Salvini.

Il  calo di Forza Italia segna l’inizio del tramonto di Berlusconi. L’ex cavaliere ed i suoi speravano di orbitare intorno al 20%, magari di superarlo, ma non di scendere addirittura sotto al 17%. Il più volte ex premier 4,6 milioni di voti non li aveva presi in nessuna elezione dal ’94 ad oggi. Ad abbandonarlo è stato principalmente il nord, dove gli azzurri hanno raccolto solo 2 milioni di voti.
«È un risultato inferiore alle attese ma Forza Italia si conferma perno insostituibile del centrodestra» scrive Berlusconi in una nota. Giovanni Toti sostiene che comunque « non sono numeri drammatici e teniamo presente che questa campagna elettorale è condizionata dalla condanna a Berlusconi »
Batosta che significa rottamazione per molti. Lucia Ronzulli e Iva Zanicchi  non sono state confermate a Bruxelles e la cantante ha perfino annunciato l’addio alla politica. Restano a casa anche Gianfranco Miccichè e Clemente Mastella.

 

 

 

 

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