Pubblicato: lun, 24 Feb , 2014

Renzi alle Camere per chiedere la fiducia

Il premier al Senato “È il tempo del coraggio se falliremo sarà solo colpa nostra”. In serata il voto di fiducia mentre domani toccherà alla Camera dei Deputati
Matteo Renzi

Matteo Renzi

Il primo vero compito istituzionale per un premier appena incaricato è andare a chiedere la fiducia alle Camere. Matteo Renzi ha cominciato questo pomeriggio andando a Palazzo Madama. Più di un’ora di discorso, senza seguire un testo scritto. A braccio, molto teatrale come le sue pose, la mano in tasca, il gesticolare. Ad un certo punto sembra che parli più come segretario di partito che come premier, con il discorso sulla richiesta di fiducia che si fonde con la tipica retorica da comizio.

Inizia citando Gigliola Cinquetti: «Io non ho l’età per sedere nel Senato della Repubblica (39 anni contro i 40 richiesti per accedere a Palazzo Madama) ma non siamo qui per inseguire un record anagrafico». L’idea di base è sempre quella dell’iter di riforme su Lavoro, Pubblica Amministazione e Fisco da avviare e concludere entro il primo luglio. Arrivare al semestre di presidenza europeo con i compiti fatti, presentando un’ Italia nuova, giovane, riformata e possibilmente credibile per avere la forza di contrattare con Bruxelles magari una modifica sul limite di spesa che lo Stato può fare.

«Il punto è che mettere a posto le cose di casa nostra non deriva da un obbligo europeo: non è la signora Merkel o il governatore Draghi a chiedere di essere seri con il nostro debito pubblico: è il rispetto che dobbiamo ai nostri figli, alle generazioni che verranno dopo di noi».

Rimettere in moto l’edilizia scolastica per mezzo della modifica del patto di stabilità, perché, come dice Renzi riprendendo Tony Blair «Di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole». Proprio dalle scuole partirà mercoledì (da Treviso) il tour di Renzi in giro per l’Italia per avere il contatto tra l’esecutivo ed il territorio.

Ma è il tema del rilancio dell’economia ad essere centrale nel piano di governo. «Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, – dice Renzi – il PIL di questo Paese ha perso 9 punti percentuali. La disoccupazione giovanile è passata dal 21,3 al 41,6 per cento ». Tre punti previsti per ridare slancio alle imprese: sbloccare, attraverso l’utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, il pagamento alle aziende che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione; riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale attraverso la revisione della spesa pubblica e la creazione di fondi per permettere alle PMI di poter avere dei finanziamenti che non riescono più ad ottenere dalle banche. Opere importanti da decine di miliardi di euro che resta da capire che copertura effettiva troveranno.

A marzo il calendario imposto da Renzi prevede la riforma del Lavoro e la presentazione del paino industriale : «Modificando uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto di lavoro, interverrà attraverso nuove regole normative, anche profondamente innovative. Infatti, se non riusciamo a creare nuove assunzioni, il problema delle garanzie dei nuovi assunti neanche si pone».

Prima delle elezioni di maggio sarà il turno della riforma della Pubblica Amministrazione. Nella mente del premier c’è la responsabilizzazione dei dirigenti che non dovranno più essere a tempo indeterminato e che dovranno rispondere dell’efficienza e della produttività e la semplificazione del rapporto tra i cittadini e l’ Agenzia delle Entrate, magari semplificando la compilazione della dichiarazione dei redditi che per i dipendenti pubblici potrebbe essere addirittura già precompilata.

« Se il fisco non diventa uno spauracchio, ma assume i connotati di una sorta di consulenza che fa al cittadino – salvo poi quando accade che qualcuno davvero commette reati o comunque è passibile di sanzioni amministrative, perché allora la repressione dev’essere durissima – esso assumerà connotati diversi, tali da far uscire i cittadini dal pregiudizio ».

Giugno sarebbe invece il mese della riforma della giustizia, ma qui Renzi è apparso molto nebuloso ed incerto sui provvedimenti che intende intraprendere.

In calendario si inseriscono giocoforza le riforme istituzionali. Per Renzi «Riforma del Senato,modifica del Titolo V e varo dell’ Italicum sono tre facce della stessa medaglia». Un messaggio di garanzia sia per Alfano che non vuole andare subito ad elezioni che per Forza Italia che non vuole modificato ulteriormente l’accordo sulla legge elettorale.

Infine sembra essere stato trovato un accordo per il diritto di cittadinanza. Niente Ius Soli, ma cittadinanza per tutti quei bambini figli di extracomunitari che abbiano fatto un ciclo scolastico in Italia.

Critica la Taverna (M5S) :«Mi aspettavo un discorso più concreto. Che fine ha fatto il job act? Dopo aver sentito Renzi ho pensato che Letta fosse un grande statista».

Per Formigoni (NCD) invece il governo Renzi «rimane di larghe intese ma più politico con la presenza dei segretari dei partiti di maggioranza e con pochi tecnici a peso più limitato». L’ex governatore della regione Lombardia invece che si arrivi fino alla scadenza naturale del mandato prevista per il 2018 : «Fare le riforme istituzionali ed elettorali e fra un paio d’anni decidere se continuare o andare alle urne». Appuntamento quindi al 2016 a meno di sorprese che la politica ci regala quasi quotidianamente.

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