Pubblicato: mar, 21 Set , 2021

PROFESSIONE SOCCORRITORE

Quando salvare le vite in Italia non è considerato lavoro.

 

     Si dice che l’Italia sia fondata sul lavoro, eppure tanti giovani ancora non riescono a trovare un modo per sopravvivere in condizioni dignitose. Si dice che l’Italia sia un’eccellenza sotto tanti aspetti, eppure per quanto riguarda il comparto sanitario è uno dei pochi stati a presentare un sistema che farebbe impallidire il quarto mondo. Da decenni si chiede di garantire a tutti i cittadini un servizio sanitario nazionale adeguato, anche attraverso il riconoscimento delle figure professionali di soccorritore ed autista soccorritore, andando così a colmare una grave lacuna normativa ancora presente nel nostro ordinamento. Ad oggi, infatti, nonostante siano di fatto ruoli imprescindibili nei servizi di emergenza, ed avendo ormai acquisito una coscienza di categoria che li porta ad avanzare una specifica domanda di regolamentazione, nulla è stato fatto in questo senso. Il riconoscimento professionale di questi operatori risponde ad un’ulteriore richiesta, proveniente dal cittadino utente, il quale domanda una sempre maggiore qualità del servizio offerto, in particolar modo per l’ambito sanitario. E’ apparso evidente, soprattutto nel recente periodo pandemico, che non è ulteriormente possibile -nè corretto- demandare tutto al volontariato. Non è pensabile che lo Stato Italiano non sia in grado di fornire tutele ai suoi lavoratori ed i requisiti minimi di soccorso in tutto il territorio nazionale. In altri paesi, soccorritore ed autista soccorritore sono già da decenni categorie professionali riconosciute e rispettate, tecnici del soccorso o paramedici. Appare necessario introdurre all’interno delle professioni sanitarie tali figure, andandone a definire il profilo, regolandone le condizioni di accesso e le modalità di formazione. Oggi più che mai si sente la necessità di illuminare quei corridoi di ombra, che troppo spesso lasciano spazio di movimento a mafie e malavita, che agiscono solo per lucro e favori. E’ indispensabile istituire un corpo unico statale, al pari di vigili del fuoco e polizia, che vada ad uniformare in tutto il territorio nazionale la divisa, gli standard qualitativi ed i protocolli operativi, garantendo una sostanziale omogeneità delle figure del soccorso. Non è accettabile che migliaia e migliaia di sanitari prestino quotidianamente servizio senza tutele, senza retribuzione, malattia, rischio biologico, contributi, o ferie. Se è vero che questo Stato è una Repubblica fondata sul Lavoro, si riconoscano quindi tali categorie professionali, interrompendo definitivamente lo sfruttamento a nero di quanti, da nord a sud, si spendono giorno e notte senza soluzione di continuità. Su soccorritori ed autisti soccorritori gravano obblighi e doveri, con responsabilità civili e penali. Il loro contributo è fondamentale per la collettività, tanto da essere “incaricati di pubblico servizio”, senza però che ne venga riconosciuta la loro esistenza. Considerare formazione, esperienza, competenze e capacità come fondanti di una professione è un atto civile, che da troppo tempo tarda ad arrivare. Una professione che, peraltro, è volta a salvare la vita a chiunque si trovi in suolo italico, e senza la quale non potrebbe reggersi lo stato moderno. Cosa sarebbe del SSN senza soccorso, senza soccorritori, senza ambulanze, senza 118?

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