Pubblicato: lun, 27 Mar , 2023

Processo Ciancio Sanfilippo

il re della comunicazione nel sud Italia imputato per concorso in associazione mafiosa

Il 20 febbraio si è tenuta nell’aula prima penale del Tribunale di Catania, l’udienza per il processo a carico di Mario Ciancio Sanfilippo per concorso esterno in associazione mafiosa. Nell’udienza dello scorso dicembre le parti avevano depositato gli atti, prevedendo un procedimento estremamente complesso.
Ciancio è il dominus del più vasto gruppo editoriale del sud Italia che va dal quotidiano La Sicilia, Gazzetta del Sud e La Gazzetta del Mezzogiorno ed altre partecipazioni in quotidiani, stampa, tv e radio, agenzie pubblicitarie. Oltre che proprietario della Domenico Sanfilippo Editore, della Società Industriale Grafica Editoriale S.p.A. – che comprende le emittenti televisive Antenna Sicilia e Teletna – e di Telecolor S.p.A., detiene quote delle catanesi Telejonica e Telesiciliacolor e la messinese Rtp Radio Televisione Peloritana; nel settore radiofonico controlla le emittenti Radio Sis, Radio Telecolor e Radio Video 3. Possiede inoltre, quote azionarie nei quotidiani Giornale di Sicilia, Gazzetta del Sud e La Gazzetta del Mezzogiorno. Sembra che conservi tuttora partecipazioni in LA7, MTV, Telecom, Tiscali e L’Espresso Repubblica. In passato è stato anche l’editore dell’Espresso sera. Sembra che sia ancora socio pure dell’ANSA. Sua anche ETIS 2000 S.p.A., società che si occupa della stampa e della distribuzione in Sicilia e in parte anche della Calabria, non solo delle copie de La Sicilia, ma anche delle edizioni di quotidiani come Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, L’Unità, Tuttosport, Corriere dello Sport – Stadio e Avvenire. È il più grande stabilimento tipografico dell’Italia meridionale, ed ha una capacità produttiva giornaliera di 200.000 copie all’ora. Ciancio è attivo anche nel settore dell’edilizia, dell’agricoltura e della grande distribuzione.

Emergono decenni di «grandi affari»: investimenti, accordi, pressioni, rapporti politici e una miriade di società tenute in mano del Sanfilippo. Davanti alla corte, si affronta anche la vicenda dell’appalto per il secondo lotto dell’ospedale Garibaldi. Ciancio sarebbe stato il protagonista di uno dei tre «input», che avevano come destinatari coloro che facevano parte della commissione di gara chiamata a valutare eventuali anomalie nelle offerte. Uno dei componenti era un ingegnere, braccio destra fidato di Ciancio, oltre ad avere il proprio ufficio nel palazzo del quotidiano La Sicilia. «L’ingegnere convocò gli altri due componenti nella propria stanza e successivamente vennero ricevuti da Ciancio. L’editore gli mise una mano sulla spalla e disse che bisognava fare le cose per bene “altrimenti si finisce nei guai e io sono costretto a mettere le foto sul giornale“». Una minaccia che avrebbe avuto come fine quello di incidere sulle scelte della commissione. Durante la requisitoria spazio anche al Pua, il piano urbanistico attuativo di Catania. Un progetto, all’ombra di mafia e speculazione edilizia, da oltre 300 milioni di euro, che avrebbe dovuto trasformare tutto il litorale etneo della Playa. «Venne presentato dall’imprenditore della società Stella Polare, con lui c’erano un parente di uno storico esponente del clan Laudani, e un geometra». Ciancio, proprietario di circa il 30% delle aree su cui doveva realizzarsi il Pua, non si è limitato a vendere gli appezzamenti, ma avrebbe seguito da vicino lo sviluppo burocratico dell’affare, attivando le sue conoscenze politiche, tra cui sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri comunali. La Corte affronta anche i casi dei centri commerciali, da Porte di Catania, passando per Tenutella, Mito e Sicily outlet village. Nel processo emerge inoltre l’affare della costruzione – mai realizzata – di un villaggio per i soldati americani in contrada Xirumi, alla Piana di Catania, in territorio di Lentini, in provincia di Siracusa. «La mafia ha sempre amato le costruzioni destinate agli americani, da Sigonella al villaggio a Motta Sant’Anastasia. Nell’inchiesta Iblis c’era il progetto Safab». I terreni in contrada Xirumi, inizialmente a vocazione agricola vennero acquistati dall’editore e poi rivenduti per una somma di oltre cinque milioni di euro. Acquirente era la Scirumi srl società che tra i soci annoverava la Cappellina srl riconducibile ai figli dell’editore oltre all’impresa di costruzioni dell’imprenditore vicentino Maltauro, già aggiudicatario dei lavori per la realizzazione del centro commerciale Etnapolis. Nell’affare del villaggio, emerge anche la complicità del capo dipartimento della provincia regionale di Catania, un funzionario pubblico che doveva valutare anche altri investimenti di Ciancio.

Dallo studio di Ciancio sono passati tutti gli uomini più influenti d’Italia, politici, imprenditori e ministri. Sempre stretti i rapporti con FI, con l’on. Alfano e Schifani in particolare. Proprietario di tre televisioni, quattro radio e azionista dei principali quotidiani cartacei del Meridione, il nome di Ciancio è finito al centro delle indagini della Procura di Catania numerose volte. L’editore era già stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (2014) e per turbativa d’asta aggravata dall’aver favorito la mafia.  Il suo nome era emerso anche nel 2001 quando la Procura di Reggio Calabria aveva intercettato l’imprenditore Antonello Giostra insieme all’editore catanese per riciclaggio aggravato. Nell’intercettazione, Giostra precisava nell’ambito di una conversazione su un mega lavoro per la realizzazione di un centro commerciale “che Ciancio avrebbe garantito tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili senza pretendere una lira fino all’inizio dei lavori”.

Il pm ha chiesto la condanna a dodici anni per concorso esterno in associazione mafiosa, la confisca di beni equivalenti a 40 milioni di euro e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La staffetta giudiziaria si è impegnata nel ricostruire affari e rapporti del potente imprenditore per anni monopolista nel mondo dell’informazione. Per la procura, Ciancio sarebbe stato vicino alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania e alla ndrangheta calabrese, ipotesi da sempre negata dall’editore. Nell’ultima udienza sono intervenute in aula le parti civili: i fratelli del commissario Beppe Montana, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e il Comune di Catania. Ricordati numerosi episodi di sfumatura mafiosa, e non ultimo la vicenda dell’immenso Giuseppe Fava.

Il processo è rinviato al 29 maggio.

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