Pubblicato: ven, 10 Nov , 2017

“Prendere atto della realtà”

Le infiltrazioni camorristiche nel Valdarno, l’invito ad aprire gli occhi da parte del Coordinamento  Libera Valdarno e la necessità di un’inversione morale

 

Hanno eletto il Valdarno a sede e base della seconda fase della loro attività criminale: l’accumulo illecito, da droga, armi, racket, edilizia nella Campania, la ripulitura e il riciclaggio del denaro sporco in attività apparentemente lecite in Toscana. E’ una scelta meditata: la Toscana è, dal punto di vista geografico, relativamente vicina ai luoghi d’origine ed è soprattutto, come sostiene Libera Valdarno nel suo Comunicato, una terra dove forte è l’attività imprenditoriale e la cui immagine viene sovente associata al benessere, ma è altresì una regione dove “si giocano decine e decine di milioni nel gioco d’azzardo e dove è forte il fenomeno dell’usura”.

Hanno costituito due società ad hoc e hanno indotto persone del luogo a far loro da prestanome e, si dice, almeno un istituto di credito, tramite un proprio funzionario, a finanziare tale attività delinquenziale. Il clan camorristico è quello dei Mallardo, dell’ala cosiddetta degli scissionisti, e nell’operazione condotta dalla Dda di Napoli sono stati arrestati il capoclan Francesco e suo cognato Antimo Liccardo, dipendente del Comune di Giugliano, in provincia di Napoli.

Le società sequestrate sono la “Valdarno Costruzioni srl” e la “Edil Europa 2 srl”, con sede a Figline Valdarno. Per mezzo d’esse i camorristi compivano operazioni immobiliari, utilizzando il denaro prodotto col crimine, comprando e vendendo terreni ed edifici, 16 appartamenti a Montevarchi 4 a Loro Ciuffenna 9 a Reggello e compiendo lottizzazioni. Le operazioni sarebbero avvenute dal 2002 al 2011. Risulterebbero acquisti per un valore di quasi 2 milioni e mezzo di euro e vendite per 8 milioni e mezzo, nonché mutui agevolati dagli istituti di credito coinvolti per 9 milioni e mezzo di euro. Sono state emesse 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere e sequestrati beni per un valore di 50 milioni di euro. Le accuse sono di associazione mafiosa, possesso di armi, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Alcune perquisizioni domiciliari hanno riguardato anche la casa della sorella del capoclan Francesco Mallardo che da anni risiede in Toscana e di residenti a Castelfranco Piandiscò. Nel registro degli indagati sono stati iscritti i soci delle due imprese operanti in Valdarno.

Negli anni in cui sarebbero state realizzate le compravendite, le società finite nell’inchiesta hanno aperto e chiuso e trasferito unità locali a Montevarchi, talora entrambi le società sono state ubicate allo stesso numero civico, alcuni soci, anche con cariche sociali, sono appartenuti sia all’una che all’altra impresa. Fino al 2013 è stato socio della Valdarno Costruzioni un certo Domenico Liccardo, nato a Giugliano.

Nel Comunicato Libera richiama alla responsabilità. “Questo è il momento di intervenire con decisione per limitare la diffusione di questi fenomeni. Chiediamo alla Conferenza dei Sindaci del Valdarno di impegnarsi e di mettere in atto una seria politica di prevenzione e contrasto su questi fenomeni, anche con l’aiuto di associazioni quali Avviso Pubblico per dare una risposta efficace e competente”.

E questo sarebbe il momento pure di invertire la caduta nel degrado morale che è acconcio al cancro mafioso. Proprio a Montevarchi, nelle stesse ore in cui si diffondevano le notizie sulle infiltrazioni camorristiche, sindaco e amministratori della destra si impegnavano a lodarsi per aver recuperato soldi dalle rette per le mense scolastiche: togliendo il cibo ai bimbi dei genitori morosi per indurli a pagare, a loro unicamente qualche bruschetta unta soltanto di olio. “E’ una discriminazione, un’intollerabile nemesi storica” hanno detto pedagogisti e insegnanti. Si raccontano situazioni imbarazzanti. Bimbi ancora innocenti che piangono vedendosi esclusi, perfino costretti in tavoli separati, e il preside che controlla come un secondino l’imposizione del digiuno, pur essendoci altri metodi per recuperare quanto dovuto, invece di punire i loro figli in tenera età, mentre i fanciulli cui è consentito alimentarsi non capiscono tuttavia che mondo sia mai questo. Un mondo che mafia e rigurgiti stanno rendendo ben triste.

Fulvio Turtulici

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