Pubblicato: ven, 24 Gen , 2014

Premier Letta: «Lotta alla mafia è priorità per il Governo»

Presentato il Rapporto sulle politiche antimafia con le linee guida elaborate dalla Commissione per la lotta alla criminalità organizzata

 

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Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi; il Vicepresidente e Ministro dell’Interno, Angelino Alfano; Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta; ed il Segretario Generale, Roberto Garofoli a Palazzo Chigi (fonte: Laboratorio fotografico Palazzo Chigi)

«Tra le priorità dell’azione di governo nel 2014 ci saranno la lotta alla mafia e l’aggressione ai patrimoni della criminalità». Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta, durante la presentazione del Rapporto della Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta alla criminalità organizzata, istituita nei mesi scorsi a Palazzo Chigi. Insieme al premier, per la presentazione del Rapporto, erano presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi e il segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato e presidente della Commissione. Gli altri componenti della Commissione sono: Magda Bianco (dirigente Banca d’Italia); Raffaele Cantone (magistrato di Cassazione); Nicola Gratteri (procuratore aggiunto di Reggio Calabria); Elisabetta Rosi (magistrato di Cassazione); Giorgio Spangher (professore ordinario di procedura penale).

«La lotta alla mafia sarà senza quartiere, in linea con lo spirito del Paese che oggi è determinato a far sì che si raggiungano risultati molto importanti», ha assicurato il premier. «Insieme all’aggressione ai patrimoni della criminalità, la lotta alla mafia rappresenterà sicuramente una delle chiavi di lavoro del Governo, uno dei pilastri di Impegno 2014. In questo momento dare un segnale molto forte è fondamentale non solo per un tema di etica, ma anche per le questioni essenziali legate al contrasto, ai patrimoni e alla finanza criminale».

«In questi ultimi giorni – ha proseguito Letta – abbiamo registrato di nuovo la riemersione di minacce e di un fenomeno che necessita risposte all’altezza della sfida. La Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio ha portato dei contenuti, che nei prossimi giorni diverranno atti di Governo. Quando chiediamo al nostro Paese di essere più competitivo, serve una lotta concreta alla criminalità e ai suoi patrimoni illegali». Nel corso della conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha anche espresso «profonda solidarietà» al pm Nino Di Matteo «oggetto di minacce terribili in queste ore» e al presidente del Senato Piero Grasso. All’udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, che si è svolta in mattinata a Palermo, il collaboratore di giustizia Gioacchino La Barbera ha parlato infatti di un attentato che era stato progettato nel ’92, proprio contro l’allora procuratore Grasso.

Alle “rassicurazioni” di Letta in merito all’impegno concreto del Governo nella lotta alla mafia, seguono le parole del vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano. «La cattura dei latitanti è un’eccellenza italiana. Da quando ci siamo insediati abbiamo catturato 53 latitanti, ad un ritmo di più di uno a settimana». Ha quindi sottolineato come «questo Governo sia all’avanguardia nel contrasto alla criminalità e nei risultati ottenuti». Peccato che la scorta di Di Matteo sia ancora in attesa del bomb jammer, unico dispositivo in grado di neutralizzare i telecomandi che possono far esplodere bombe a distanza, e che era stato non soltanto promesso dallo stesso Alfano, ma dato come già disposto due mesi fa. «Penso che sul contratto di Governo, il tema legalità sarà l’atro aspetto del tema sicurezza», ha detto. «Sicurezza e legalità viaggiano insieme».

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri,  Filippo Patroni Griffi ha annunciato che «nelle prossime due settimane il Governo approverà uno o più provvedimenti normativi» per dare esito alle proposte contenute nella relazione della Commissione per la lotta alle organizzazioni criminali, divise in 5 capitoli di intervento. Tra queste proposte si inserisce quella del reato di autoriciclaggio e l’indicazione di velocizzare l’iter relativo alla confisca dei beni. Attualmente, proprio a causa di una procedura troppo lunga (il processo che porta dal sequestro alla confisca può durare anche una quindicina di anni), «il 90% dei beni sottratti ai clan e di cui lo Stato potrebbe rientrare in possesso sono prossimi al fallimento». Per aggredire la criminalità organizzata, c’è bisogno però di « politiche moderne», come ha spiegato Roberto Garofoli, partendo dai patrimoni illegali che la mafia possiede. Un fenomeno, quello mafioso, che va infatti contrastato non soltanto nel suo aspetto delinquenziale, ma anche dal punto di vista economico. «Parliamo di ricavi significativi, che ammonterebbero all’1,7 % del Pil. Nelle stime si va dai 18 ai 30 miliardi annui, esentasse. Qualcuno ritiene che con il solo traffico di stupefacenti, le organizzazioni criminali fatturino 25 miliardi l’anno.  Soltanto nel 2012 sono stati confiscati beni alla mafia per oltre un miliardo», ha detto il presidente della Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta alle cosche.

Per quanto riguarda la repressione personale, la Commissione punta ad aggiornare e rafforzare il regime carcerario del 41 bis. Per intenderci, è quello che prevede l’isolamento assoluto e al quale sono sottoposti parecchi boss mafiosi. Compreso Totò Riina, che, in barba al carcere duro, continua lanciare messaggi di morte contro i magistrati che indagano sulla trattativa. Per la questione del voto di scambio, la Commissione chiede di rivederlo «in particolare laddove circoscrive la condotta del politico alla sola erogazione di denaro, a fronte della promessa di voti proveniente dall’associazione di stampo mafioso». Infine, Garofoli non dimentica la lotta al degrado urbano che, insieme «a scarsa o assente scolarizzazione, mancanza di lavoro, ambienti familiari disgregati o particolarmente difficili da gestire sono largamente diffusi in grandi realtà urbane dell’Italia e rappresentano un vero e proprio terreno di coltura della criminalità organizzata». Bisogna recidere il legame tra arretratezza economico-sociale e fenomeno criminale. «Ciò significa agire, sulla base di appositi piani da finanziare anche con la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020, su quattro fronti: urbano, educativo, occupazionale e familiare, attivando un progetto di effettiva riqualificazione delle zone degradate».

Nel Rapporto si legge che «una messa a punto» va fatta anche nella «gestione dei collaboratori e testimoni di giustizia e dei loro familiari». La Commissione propone, per esempio, di rendere obbligatorio (salvo eccezionali e motivate esigenze processuali) il sistema di video-conferenza anche nell’ipotesi in cui i soggetti sottoposti al programma di protezione rivestano essi stessi la qualità di imputati. Sono inoltre emerse delle criticità riguardanti la rigida previsione di un termine massimo entro il quale concludere la procedura di assunzione delle dichiarazioni rilevanti da parte del collaboratore (centottanta giorni dall’inizio della collaborazione) con la redazione di un verbale illustrativo. Di conseguenza, le dichiarazioni rese successivamente sono processualmente inutilizzabili. Per tale motivo la Commissione propone di prorogare il termine entro il quale le dichiarazioni devono essere rese.

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