Pubblicato: mer, 19 Mar , 2014

Passaporto diplomatico al coniuge omosessuale

La decisione è stata accolta con grande soddisfazione dal GLobe-MAE

 

                 La Farnesina


La Farnesina

Per la prima volta nel nostro paese il documento previsto per compagni dei dipendenti della Farnesina che si trovano all’estero, è stato rilasciato al coniuge omosessuale. Lo riferisce con orgoglio sul proprio sito, l’associazione Globe-MAE che  rappresenta i lavoratori omosessuali, bisessuali e trans del ministero degli Esteri. Fino ad oggi infatti, Javier Barca cittadino argentino marito di Carmelo Barbarello primo consigliere dell’ambasciata italiana in Asia, ogni sei mesi era costretto a tornare in Italia per rinnovare il visto turistico.  «I dipendenti della Farnesina possono avere il passaporto diplomatico per i propri familiari, la copertura delle loro spese di viaggio e una maggiorazione delle “indennità di sede estera”- spiega Barbarello –  i benefici economici permettono al partner di lasciare il proprio lavoro e andare all’estero. E il passaporto diplomatico viene esteso ai familiari per far sì che i funzionari della Farnesina  non siano vulnerabili ad eventuali  pressioni o ritorsioni da parte delle nazioni in cui lavorano. Ci mette in condizione di fare l’interesse del nostro Paese».

Nel 2012 Barbarello ed il marito avevano presentato al Ministero degli Esteri, la richiesta di concessione del passaporto diplomatico, ottenendo però una risposta negativa. Pertanto avevano fatto ricorso al Tar del Lazio, ma anche in questo caso i risultati non erano stati soddisfacenti.  Finalmente grazie anche all’impegno dell’ex ministro Emma Bonino, il 19 febbraio Javier Barca ha ottenuto il passaporto diplomatico. «Il rilascio è avvenuto sulla base dei poteri discrezionali concessi al ministro per quanto riguarda i passaporti diplomatici. Adesso abbiamo scritto a quello in carica, Federica Mogherini, perché cambi le norme per tutti i dipendenti della Farnesina» – spiega il diplomatico.  Carmelo Barbarello  spera che anche chi non condivide la sua battaglia possa comprenderne le ragioni, ma che sopratutto che il riconoscimento del Ministero possa essere l’ennesimo passo in avanti per una piena equiparazione delle famiglie omosessuali a quelle eterosessuali. La GlobeMAE fa sapere che ha anche scritto all’attuale ministro degli Esteri Federica Mogherini per chiederle di “rendere effettiva e totale l’equiparazione dei diritti e rimuovere le esistenti discriminazioni”.

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