Pubblicato: mer, 29 Gen , 2014

Obama: «aumenterò il salario minimo»

Durante il discorso sullo stato dell’Unione il presidente ha dichiarato guerra alle disuguaglianze e all’ostruzionismo del Congresso

 

Obama state of UnionÈ un Obama determinato e aggressivo quello visto la scorsa notte (ore 3 italiane, 21 di Washington) durante l’annuale discorso sullo stato dell’Unione, il tradizionale discorso del Presidente degli Stati Uniti al Congresso.

Due sono stai i fili conduttori delle parole del presidente: lotta alle disuguaglianze e decisionismo contro l’empasse delle Camere.

La legislatura attuale, che vede il Congresso in mano ad una maggioranza repubblicana, si sta contraddistinguendo per l’alta conflittualità tra la Camera e la Presidenza. La lunga battaglia per cercare di affossare la riforma sanitaria, l’Obamacare, e lo stallo sul debito che hanno portato gli Stati Uniti allo shutdown prima e ad un passo del fallimento dopo sono solo due dei tanti casi in cui esecutivo e legislativo hanno incrociato i guantoni. Per evitare il ripetersi di queste scene, il presidente, tra i mugugni repubblicani e la perplessità democratica, ha detto che utilizzerà tutti i poteri concessigli dalla Costituzione per bypassare il Congresso e userà il suo veto per bloccare le decisioni in contrasto con i principi ispiratori della sua amministrazione.

Prima decisione del “nuovo corso” sarà l’ordine esecutivo, emanato nei prossimi giorni, che imporrà  agli appaltatori federali di pagare i propri dipendenti un salario minimo di almeno 10 dollari l’ora, perché, nelle parole di Obama, «se cucini per le nostre truppe o lavi i loro piatti non puoi vivere in povertà». È questo una delle prime manovre nella guerra alle disuguaglianze che il presidente ha dichiarato ieri notte e che farà del 2014, nelle sue intenzioni, l’anno del cambiamento (il breakthrough year)

Non solo i programmi per il futuro ma anche la rivendicazione di quanto di buono fatto. Tra gli applausi dei democratici, e parte dei repubblicani, il presidente ha ricordato come «per la prima volta in più di dieci anni gli esperti di tutto il mondo dicono che la Cina non è più il primo posto al mondo dove investire, ora è l’America» e ha inoltre elencato i successi della sua amministrazione come i dati sull’occupazione, in costante crescita, così come i profitti delle aziende ormai fuori dalla crisi nonostante, e questa sarà una delle direttive dell’azione dei prossimi due anni, non sempre tali guadagni delle imprese si sono tradotti in aumenti salariali per i lavoratori.

Riferimenti anche alla politica estera. Obama ha rivendicato come abbia messo fine alla guerra in Iraq e che nel 2014 terminerà anche quella in Afghanistan, il più lungo conflitto americano. Riguardo all’Iran ha orgogliosamente ricordato come la sua strategia, basata sulla diplomazia, abbia portato risultati insperati solo 2 anni fa e che non esiterà a porre il veto presidenziale se la maggioranza parlamentare repubblicana dovesse votare nuove sanzioni che possano mettere in pericolo le trattative con il regime degli Ayatollah. Ma se saranno gli iraniani ad interrompere i colloqui, ha dichiarato Obama strizzando l’occhio ai repubblicani, sarà altrettanto determinato nel prendere in considerazione tutte le opzioni per bloccare il piano nucleare iraniano.

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