Pubblicato: mer, 25 Nov , 2015

Nuovo attentato in Tunisia.

Morti per cui il mondo dei media piange, e morti relegati alle pagine interne dei giornali.

 

Una deflagrazione causata da una bomba collocata in un autobus con a bordo uomini della guardia presidenziale ha provocato 12 morti e 17 feriti a Tunisi, nella centrale Avenue Mohamed V della capitale, vicino all’ex sede del partito di Ben Ali, il Rcd. Dopo l’esplosione l’automezzo ha preso fuoco.

Il portavoce del ministero dell’Interno tunisino, Moez Sinaoui ha parlato di “un attacco terroristico”. Secondo una fonte della sicurezza “la gran parte delle guardie che era a bordo è morta”.

pulmino-tunisi-attentatoPer l’attentato di ieri è stato rivendicato dl”Is, ma la Tunisia è stata oggetto di diversi attentati terroristici dal 2011, dopo la fine del regime di Zine El Abidine Ben Ali e l’avvio della Primavera araba, che qui è tutt’ora viva. Soprattutto quest’anno si sono verificati numerosi attentati: a marzo è stato attaccato il museo del Bardo con la morte di 21 turisti e un poliziotto. Altro atto terroristico è stato l’attacco di giugno a Sousse, in un resort in cui hanno perso la vita 38 persone.

Qualche giorno fa, dopo Parigi, un assalto all’hotel Radisson di Bamako in Mali ha causato la morte di 21 persone. I terroristi avevano preso in ostaggio 170 persone presenti nella struttura alberghiera, il blitz delle forze speciali statunitensi e francesi ha acceso una sparatoria che ha lasciato sul terreno anche 2 terroristi.

Gli attacchi fuori dai confini dell’ Europa e dell’Occidente e che colpiscono musulmani sono quasi giornalieri, ma c’è come una tacita intesa a dare loro molto meno risalto. Anche noi riconosciamo i nostri ritardi. Ma denunciamo l’ipocrisia riguardo a questo problema grave del terrorismo. Piace più mettere i musulmani tra i colpevoli, molto meno ammettere che essi sono le maggiori vittime.

Il terrorismo nega la civiltà. Coloro che vivono o hanno vissuto in Sicilia, ad esempio, o che hanno conosciuto l’Andalusia, per restare in Europa, sanno dei tesori di bellezza che la civiltà musulmana ha saputo donarci. I mandanti del terrore hanno smarrito la ragione umana, ottenebrati dal potere, gli esecutori, soggiogati dal potere e dalle promesse del riscatto della loro vita mediante l’uccisione della vita, sono in verità falliti alla vita. Non meritano di agire in nome di quella grande civiltà. Non in mio nome dicono, e non possono che dire, i musulmani coscienti della propria cultura. E i seguaci di tutte le religioni che si appellano a un Dio, lo sappiamo, se ubbidiscono a una autorità o istituzione invece che alla loro libera coscienza, possono divenire strumenti di morte.

Ma sono sempre attendibili gli avversari del terrorismo? In verità i vincitori certi della lotta al male sono le industrie delle armi: Lockheed Martin, Bae System, Airbus e Boeing nel settore per la produzione di armamenti e la nostra Finmeccanica volano in Borsa. L’indice Bloomberg del settore aero-spaziale e della difesa, dagli attentati di Parigi e dagli atti militari di risposta, ha guadagnato il 4,5%, Finmeccanica più dell’8%.

L’Italia ha un posto importante nella produzione di armi. I dati del Sipri di Stoccolma, istitutofinmeccanica specializzato nella ricerca sul commercio di armamenti e spese per la Difesa, attribuisce al nostro Paese il 3% del mercato delle armi per il periodo 2010-2014, in crescita di un punto rispetto al quinquennio precedente. Il primo cliente degli strumenti di guerra italiani sono gli Emirati arabi con il 9% degli acquisti, seguono India e Turchia e non mancano Arabia Saudita, Qatar e Kuwait. Gli Emirati arabi sono tra i maggiori acquirenti di strumenti di morte del globo.

Dopo l’assalto a Charlie Hebdo, Finmeccanica chiudeva l’esercizio finanziario 2014 e nella relazione di bilancio è stato scritto testualmente: “la spesa per nuovi investimenti tenderà nei prossimi anni a crescere con un ritmo intorno al 2% annuo, grazie al lancio di programmi per lo sviluppo di nuovi sistemi di armamento e allo stanziamento di fondi per operazioni contro il terrorismo organizzato internazionale (circa 40 miliardi di euro tra il 2015 e il 2017)”. Ancora nella relazione, proprio per quanto riguarda gli Emirati, si trova annotato che con essi “sono stati avviati importanti programmi di sviluppo che hanno condotto alla creazione di una sede(di Finmeccanica) ad Abu Dhabi, con funzione di coordinamento di tutte le attività nell’area. Finmeccanica intende rafforzare la partnership con gli Emirati arabi mediante la definizione di ulteriori alleanze con il settore pubblico e privato”. E questo nonostante si sospetti che dagli Emirati si muovano finanziamenti e supporti all’Isis. Come si vede non tutti piangono i morti ammazzati dal terrorismo e sono tra coloro che più condizionano la politica dei governi che si proclamano nemici giurati del terrorismo.

Battere l’Isis sul terreno sarebbe abbastanza facile. I curdi in ciabatte, con le sole loro forze scarse, sono stati capaci di riconquistare Kobane al Califfato. Bombardare invece, se costa maggiori vite innocenti tra i civili e danni ingenti, tuttavia raggiunge risultati militari scarsi, soprattutto in termini di contrasto al terrorismo, ma magari assicura maggiori guadagni alle fabbriche di armi.


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