Pubblicato: ven, 19 Ago , 2016

Nuovi sviluppi sulla discarica di Podere Rota

Adesso si profilerebbe anche l’interesse della ‘ndrangheta sull’appalto per l’ampliamento

 

Il  9 agosto polizia, carabinieri, Direzione distrettuale antimafia hanno compiuto un blitz nell’area della discarica di Podere Rota, in territorio di Terranuova Bracciolini, per acquisire la documentazione necessaria a poter verificare eventuali irregolarità e ipotesi di reato relativi all’appalto per l’ampliamento della struttura. Gli inquirenti sospetterebbero infiltrazioni mafiose, in particolare della ‘ndrangheta.

manutenzione_discarica_0005 (1)E’ finito all’attenzione della Dia un appalto per lavori al 2° e 3° lotto dell’ampliamento, dati in affidamento con procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando di gara; i partecipanti sarebbero stati invitati dalla impresa appaltante, la “Csa impianti”, società  che gestisce la discarica. L’appalto se lo è aggiudicato, il 7 ottobre 2015, la ditta “Smeda” di Matera, ma a dicembre dello stesso anno la titolarità per l’esecuzione dei lavori è passata, con una rettifica d’appalto, a “Italcostruzioni, impresa di Siderno, provincia di Reggio Calabria. Le indagini riguarderebbero tale vicenda: tra i soci della ditta calabrese figurerebbe il figlio di un personaggio noto agli inquirenti, condannato per associazione mafiosa.

Da diverso tempo la discarica di Podere Rota fa parlare di sé, per le continue denunce dei cittadini di Terranuova e di San Giovanni a causa delle esalazioni nauseabonde provenienti dal sito e delle voci di smaltimenti sospetti, peraltro mai confermati. Più di un anno fa la responsabile di Arpat Arezzo mi confermò le segnalazioni pressoché giornaliere dei cittadini residenti nelle vicinanze per il puzzo insopportabile.

Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, si è fatta sentire la Lista civica “Terranuova in Comune”, che ha lamentato l’assenza di una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale e il silenzio del sindaco.

A tale iniziativa dell’opposizione, il sindaco Sergio Chienni si è visto costretto a replicare, il 17 agosto, sostenendo che “la società (CSAI) nei comunicati emessi e nelle informazioni trasmesse ha già rappresentato in sintesi lo stato delle cose, ossia che è stata fatta una procedura pubblica iniziata con una manifestazione di interesse aperta a tutti, a cui hanno partecipato più di 50 ditte. Da quanto riscontrato, nelle prime informazioni raccolte, risulta che CSAI abbia effettuato tutti gli adempimenti previsti dalla legge e solo a seguito di questi abbia proceduto all’assegnazione e alla relativa sottoscrizione del contratto di appalto. Qualora emergessero dalle indagini elementi sopraggiunti che si discostassero dagli elementi acquisiti e acquisibili in sede di gara da CSAI su Italcostruzioni srl, la società stessa ha già dichiarato che procederà all’immediata risoluzione del contratto e ai provvedimenti conseguenti”. E ha proseguito così Sergio Chienni, dopo aver criticato il modo di agire dell’opposizione, intenzionata soltanto, a suo dire, a gettare discredito sull’amministrazione: “Il Sindaco e la Giunta si impegnano sempre ad operare con rigore e scrupolo e così continueranno a fare, monitorando le società partecipate e agendo di volta in volta in base a riscontri certi e non approssimativi”. Per la verità sono stati gli inquirenti a intervenire e non l’opposizione a parlare “senza aver acquisito dati conoscitivi sufficienti”.

Ciò che a noi sembra è che, nonostante il sempre crescente accadere di casi nei quali forti sono i sospetti di corruzione mafiosa e l’aumento delle indagini e dei procedimenti da parte degli organi inquirenti, il livello di guardia della società civile rimane basso: la mafia è un problema d’altri, si trova conveniente pensare. Non è così, anche se ci sono realtà regionali ben più esposte, e si dovrebbe cominciare a prenderne atto.

Fulvio Turtulici

 

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