Pubblicato: mer, 8 Feb , 2017

Monte dei Paschi di Siena: una vicenda italiana

Un sistema perverso, fatto di prestiti concessi in base a criteri di appartenenza.

 

Il Monte dei Paschi, è notizia di qualche giorno fa, è stato salvato da un ennesimo intervento pubblico: è il terzo in pochi anni. Ma perché i cittadini vengono chiamati così spesso, ormai, a salvare i disastri delle banche, benché si tratti di istituti di finanza speculativa, che hanno sovente rifilato trucchi, imbrogli e truffe ai propri clienti? Si dice che anche i piccoli risparmiatori devono assumersi le proprie responsabilità per salvare il sistema che frana.

E tuttavia si calcola che oltre il 70% delle “sofferenze” a bilancio dell’istituto senese riguardino soggetti che hanno ottenuto crediti per più di un milione di euro ciascuno. Causa della crisi del Monte, pertanto, non sono i cittadini titolari di mutui o le piccole e medie imprese artigiane, ma i grandi gruppi invischiati in investimenti fallimentari.

Vi compaiono nomi noti e vicende che, essendo state riscontrate anche in analoghe situazioni critiche di altri istituti bancari, palesano un sistema perverso. Risanamento spa è una società edificatrice di Luigi Zunino, che avrebbe dovuto costruire un nuovo quartiere – Milano Santa Giulia – nell’area adiacente alla stazione ferroviaria di Milano Rogoredo e recuperare l’area dismessa di oltre un milione di metri quadrati della ex Falck di Sesto San Giovanni. Le due intraprese sono abortite già nella prima fase realizzativa: i terreni di Rogoredo sono rimasti per lungo tempo sequestrati, perché l’impresa avrebbe iniziato i lavori tralasciando di bonificare i terreni, operazione necessaria giacchè in precedenza su d’essi aveva insistito una raffineria. Zunino aveva cumulato debiti per 3 miliardi di euro, con Monte dei Paschi di Siena, ma anche con Intesa Sanpaolo, Unicredit, UBI Banca, BPM. Nel 2011 al Tribunale di Milano veniva depositata istanza di fallimento a carico della Risanamento spa e le banche coinvolte si sono viste costrette a trasformare il proprio credito in azioni della società. Fino alla fine del 2015 Monte dei Paschi è stato azionista per oltre il 3% della società di Luigi Zunino.

Altra operazione allegra è quella che coinvolge il Monte con la holding Impreme dei costruttori romani Mezzaroma: ai fratelli costruttori sono state protestate 111 cambiali per milioni di euro e tuttavia la banca senese li ha copiosamente affidati. La famiglia dei palazzinari tiene svariati intrecci: Marco è stato marito dell’ex ministra del governo Berlusconi, Mara Carfagna; Roberto è stato parlamentare di Forza Italia; Cristina è moglie del presidente della Lazio Claudio Lotito; Massimo presidente della squadra di calcio del Siena. I fratelli sono insolventi, il Monte dei Paschi e Unicredit sono esposte per centinaia di milioni. L’accordo di ristrutturazione del 2013 non ha prodotto vantaggi, i successivi piani industriali sono falliti, si sono verificati 100 milioni di perdite tra il 2014 e il 2015 e l’azienda di famiglia è stata raggiunta da decreti ingiuntivi, istanze di fallimento e ipoteche giudiziali su una parte significativa del patrimonio immobiliare. E il Monte ha bruciato pure una cinquantina di milioni per la scalata a debito di Massimo al Siena calcio, fallito un anno fa.

A Mantova il costruttore calabrese Antonio Muto, accusato di legami con la ‘ndrangheta ma assolto, ha ottenuto 27 milioni dalla Banca senese nel 2011 per costruire su un’area cittadina di 21mila metri quadrati. La società del costruttore calabrese è fallita nel 2015.

E’ del 16,6% la quota azionaria della Banca senese nel capitale di Nuova Sorgenia Holding spa. Una società nata dall’iniziativa di un gruppo di banche nel 2015, dopo la ristrutturazione del debito di 600 milioni di euro concesso alla società Sorgenia, che faceva parte della holding del gruppo CIR di De Benedetti. I soldi dovevano servire alla costruzione di due centrali termoelettriche a ciclo combinato, quello di Bertonico, nel lodigiano, e quella di Aprilia, in provincia di Latina. In tutto il mondo ci si rivolgeva alle energie rinnovabili,Sorgenia investiva ancora nel gas naturale. E nonostante ciò banche italiane pare facessero a gara nell’aprire linee di credito per tale operazione destinata a poco futuro: oltre a Monte dei Paschi hanno partecipato Mediobanca, Banca di Credito Finanziario, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Popolare di Lodi. MPS, tuttavia, era la più esposta.

Il Monte di Siena è caduto per la dittatura di un sistema complessivo, che nell’aretino annoverava Banca Etruria e in generale tutte le maggiori banche italiane, in base al quale i prestiti vengono concessi per criteri di appartenenza, è affondato sotto il peso di 27,7 miliardi di crediti deteriorati. Le sofferenze nel bilancio dell’istituto di credito senese valgono il 36%.

Nella relazione di minoranza della Commissione d’inchiesta della Regione Toscana, che è stata conclusa nell’estate 2016, si trova un virgolettato dall’audizione del signor Mauro Aurigi, per 42 anni dipendente MPS: “Le sofferenze sono tutte successive al periodo glorioso della banca pubblica, so la moralità che aveva il Monte dei Paschi, vi dico solo questo, Monte dei Paschi inventò persino i piccoli prestiti personali, credo li abbia copiati da qualche banca americana…le sofferenze…in quel periodo il Monte dei Paschi aveva il 2% di sofferenze contro il 6,7% del sistema, questo era il Monte dei Paschi”.

E’ il fallimento di un sistema generale che non ha esteso a livello globale i diritti umani e civili, non ha creato il cittadino del mondo, planetario, come forse speravano alcune istanze progressiste, ma ha consentito al capitale finanziario tutto il suo sconfinato, sregolato e corruttivo potere.

Fulvio Turtulici

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