Pubblicato: mer, 7 Dic , 2016

La magistratura indaga sul servizio integrato dei rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto

La magistratura indaga sull’appalto per lo smaltimento dei rifiuti approvato da Ato Toscana Sud, nuovo soggetto pubblico creato dalla Regione Toscana.

 

Quando il cronista cerca di capire semplicemente la composizione sociale del gestore unico del servizio integrato dei rifiuti urbani per le province di Arezzo, Siena e Grosseto si imbatte in un sistema di scatole cinesi tanto complicato che è difficile poterlo spiegare compiutamente, in spazio limitato, al cittadino che poi dovrebbe almeno conoscere il soggetto, pubblico o privato, da cui riceve e a cui paga un servizio.

3e3001f3c07c83c6f9bb3f25e487a957fd9f72d7Cerchiamo dunque di districarci, per quanto possibile, nella complessità della struttura scelta dalla Regione per la raccolta, il trasporto e  lo smaltimento dei rifiuti. Ato Toscana Sud, il soggetto  attuatore fornito di personalità giuridica di diritto pubblico e costituito con legge regionale a decorrere dal 1 gennaio 2012, è composto dai 106 comuni delle province di Arezzo, Siena, Grosseto; ad esso è stato trasferito  l’esercizio delle competenze che dovrebbero spettare agli enti locali, perché poi, con bando di gara, appaltasse il servizio a un gestore unico. I riferimenti normativi per tale operazione sono la legge regionale n.61/2007, che ha accorpato i bacini in 3 macro Ato e ha previsto l’individuazione di un unico gestore tramite gara, e il titolo 3 capo 1 della L.R. toscana 69/2011. Tuttavia il D.L. 95/2012, convertito nella L. 135/2012, ha previsto l’affidamento “dell’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi” direttamente ai Comuni e quindi parrebbe che l’unica possibilità di gestione congiunta sia data da semplici associazioni tra enti locali. Ma da più di una fonte abbiamo sentito ventilare che l’obiettivo del Governatore toscano sarebbe quello di arrivare ad un unico gestore a livello regionale per il ciclo dei rifiuti.

L’Autorità di ambito, dotata di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile per le province di Arezzo, Siena e Grosseto,  essendo stato diviso il territorio regionale in tre vaste aree,  ha appaltato il servizio dei rifiuti con bando di gara e contratto predisposti nel 2010. Il gestore unico, aggiudicatario dell’appalto, è stato SEI Toscana, una galassia di sigle societarie a capitale per circa il 53% privato e per il rimanente 47% pubblico; la durata del contratto, con decorrenza dal 1 gennaio 2014, è di 20 anni, il valore complessivo è di 3,5 miliardi di euro( circa 180 milioni annui). Ma chi sono i componenti di SEI? Il socio di maggioranza è STA, possiede quasi l’11% delle quote dei vecchi gestori del servizio e le proprie in chiaro per il 26,8%. STA a sua volta è composta per il 9,5% da Banca Etruria, per il 12,15% da Monte dei Paschi di Siena, per il 9,5% da Cooplat, per il 68,85% da UCH, la quale a sua volta non è altro che per un 50% Unieco Ambiente e per il rimanente 50% del capitale “La Castelnuovese”, vale a dire la società guidata per vent’anni da Lorenzo Rosi, fino alla nomina a presidente di Banca Popolare Etruria; una società “La Castelnuovese”, associata alla Legacoop, che si occupa, oltre che di rifiuti, di grandi opere, costruzione di centri commerciali e outlet, come il The Mall, dove comparirebbero la famiglia Moretti Lebole e Tiziano Renzi. Ci vorrebbero pagine per raccontare tutte le altre imprese che ruotano attorno a tale appalto dei rifiuti; ci limitiamo, dunque, a Siena Ambiente, che è mandataria del raggruppamento di imprese, una società che ha avuto spesso ai vertici persone transitate, prima o dopo, alle assemblee politiche elettive.

L’organo di base di Ato è l’assemblea dei sindaci. I membri dell’assemblea eleggono al loro interno un presidente con funzioni di organizzazione e coordinamento dei lavori dell’assemblea e con il compito di provvedere alla determinazione e modulazione della tariffa del servizio. L’attuale presidente è Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, che è anche sede di impianto di smaltimento. L’altro comune dell’aretino sede di discarica è Terranuova Bracciolini, il  Podere Rota di cui tanto si parla. I comuni sede di impianti di smaltimento, che sono 5, hanno il 52,58% del potere assembleare e dunque determinano la politica del consorzio, oltre a raccogliere entrate importanti per i bilanci comunali in ragione della quantità dei rifiuti conferiti in discarica. E’ comprensibile siano poco propensi a un rinnovamento del ciclo degli scarti, all’adozione di metodologie volte a diminuirne la produzione e a recuperare materiali utili dai rifiuti al fine di riutilizzarli anziché smaltirli.

Nel novembre scorso la Procura di Firenze, che ha aperto un fascicolo sulla regolarità del bando di gara e del contratto di affidamento del servizio, ha disposto gli arresti domiciliari per Andrea Corti, direttore generale di Ato Toscana Sud, con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta, ha provveduto all’interdizione dai pubblici uffici per Eros Organni, amministratore delegato di SEI Toscana, e per Marco Buzzichelli, amministratore delegato di Siena Ambiente, ha stabilito l’interdizione dalla professione legale per l’avvocato Valerio Menaldi che ha materialmente redatto bando di gara e contratto. Il 14 novembre Organni e Buzzichelli si sono dimessi dai loro rispettivi incarichi. Nello stesso mese l’assemblea  di Ato ha deciso all’unanimità la sostituzione di Corti con Enzo Tacconi e alcuni sindaci, tra cui la prima cittadina di Montevarchi Silvia Chiassai , hanno giudicato positivo tale comportamento perché avrebbe garantito la continuità del servizio. Il M5S, che aveva già denunciato, anche con mozioni consiliari, la regolarità della procedura di gara, ha contestato l’opportunità della nomina del Tacconi che dal 2010 al 2012 sarebbe stato alle dirette dipendenze del Corti anche per quanto riguarda la stesura del bando di gara e del contratto. La materia della contesa politica potrebbe venire superata dalle dimissioni di Corti e dalla decisione dell’Autorità nazionale anticorruzione di avviare procedure di commissariamento.

L’ipotesi di quanti hanno sollevato dubbi su tutta la procedura di assegnazione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, e che probabilmente anche la Procura ha considerato, è che sia stata cucita addosso al vincitore che infatti è stato l’unico a presentare offerta. A pag. 12 del bando di gara si stabiliva che l’aggiudicatario avrebbe avuto l’obbligo di corrispondere ai precedenti gestori i crediti da questi non riscossi per un ammontare di 10 milioni 500mila euro. Una somma tanto elevata da disincentivare qualunque concorrente tranne, ovviamente, i vecchi gestori che infatti si trovano tra le scatole cinesi del raggruppamento vincente. A pag. 7 era prevista una durata dell’affidamento “non inferiore a 15 né superiore a 25 anni”: una formulazione tanto generica da scoraggiare partecipanti privi di altri riferimenti. A pag. 10, nell’ambito dei requisiti tecnico organizzativi, veniva formulata una richiesta singolare: di avere in gestione, al momento del bando, uno o più impianti di termovalorizzazione di cui  uno con capacità di trattamento autorizzato almeno pari a 40mila tonnellate, benché ATO avesse già formalmente deciso di escludere dal servizio di gestione integrata dei rifiuti gli impianti di trattamento, selezione, valorizzazione e incenerimento. Inoltre, tra il contratto previsto nel bando e quello poi effettivamente sottoscritto da SEI Toscana esistono difformità tutte a favore dell’aggiudicatario.

Fulvio Turtulici


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