Pubblicato: ven, 7 Mar , 2014

Proiettili spediti anche all’ex 5 stelle Orellana

Tra i politici minacciati di morte, attraverso buste contenenti proiettili, c’è anche il senatore Luis Alberto Orellana, che ieri ha preferito stare con la famiglia piuttosto che partecipare alla trasmissione televisiva «Servizio pubblico»
L' ormai ex senatore del M5S Luis Orellana

L’ex esponente politico del M5S Luis Orellana

Ieri sera il senatore Luis Alberto Orellana, ha ritardato a rientrare da Roma perché il presidente Pietro Grasso lo ha voluto vedere. Grasso, infatti, ha appreso la notizia, pubblicata dal Giorno, che all’ ex esponente politico del Movimento 5 stelle era stata recapitata una busta con alcuni proiettili.

«Mi ha fatto piacere. — ha detto Orellana —Il presidente ha voluto approfondire con noi la questione e ha cercato di tranquillizzarci. Se non fosse stato per questo incontro, sarei rientrato prima a Pavia dalla mia famiglia. Stasera mi avevano invitato alla trasmissione tv «Servizio pubblico», ho declinato l’invito per stare con i miei». In un’intervista al Giorno il senatore manifesta la sua «paura per la famiglia».

E’ di ieri, infatti, la notizia delle minacce di morte indirizzate a politici , in particolare i fuoriusciti dal Movimento 5 stelle più il montiano Stefano Dambruoso e a giornalisti Rai. Tutto fa pensare a un ritorno della strategia della tensione. La firma delle minacce, infatti, era liberamente ispirata agli anni di piombo ed era accompagnata da due proiettili veri. Le buste, intercettate dalla polizia che sta indagando, erano indirizzate «al Parlamento, piazza Montecitorio, Roma», destinatari i senatori Lorenzo Battista e Luis Orellana (scritti sbagliati). Nella lettera si citavano anche Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, gli altri due dissidenti espulsi da Beppe Grillo con ratifica degli iscritti al blog, e Paola De Pin, senatrice uscita dal gruppo grillino l’anno scorso dopo l’espulsione della collega Adele Gambaro.  Nella missiva erano contenute minacce di sfregi e di morte estese anche ai parenti. Il linguaggio era per lo più incomprensibile e sgrammaticato.

L’altra lettera indirizzata «alla Rai di via Teulada» era dello stesso tipo dell’altra. Cambiavano i destinatari, i giornalisti Franco Di Mare de «La vita in diretta» e Gerardo Greco di «Agorà», accusati di essere «collusi con Pd e Pdl» e di aver «portato il Paese allo sfascio», mentre per Dambruoso la colpa era di  «aver toccato la parlamentare Lupo». La firma in entrambe le buste era di «Nuove brigate italiane», con stella a cinque punte.

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