Pubblicato: gio, 13 Apr , 2017

L’Italia terra di approdo per gli stranieri.

Protezione e accoglienza: sono questi i motivi che spingono gli immigrati a evadere dal proprio paese.

Senza dubbio sono in aumento i flussi migratori in ogni area del pianeta e l’Italia, per la sua posizione e conformazione geografica, accoglie un numero sempre crescente di immigrati in fuga dalle terre di origine, che in essa trovano la protezione e l’accoglienza dello Stato e dei Comuni sul territorio nazionale. La maggior parte di loro fugge dalla propria patria perché costretti a causa di guerre o perché vittime di violenza, persecuzioni politiche, discriminazioni o povertà.

Come sancisce il diritto internazionale e stabiliscono le norme dell’Unione Europea, oltre alla nostra Costituzione, riguardo all’immigrazione vi sono precise disposizioni che i singoli Stati sono obbligati a rispettare nell’assicurare la protezione agli immigrati. Il diritto internazionale definisce infatti rifugiato colui che a causa di persecuzioni religiose, razziali, etniche, sociali o politiche all’interno del paese in cui si trovava è costretto a fuggire dal territorio. Ai rifugiati viene data la possibilità della domanda di protezione internazionale, la quale è però soggetta alla domanda di asilo. Nel caso in cui all’immigrato non vengano riconosciuti gli estremi per poter ottenere lo stato di rifugiato, può essere fatta la domanda di protezione sussidiaria. Questo è riconosciuto in Italia, come in altri Paesi, al cittadino straniero nei confronti del quale sussistano fondati motivi per ritenere che tornando al Paese d’origine potrebbe subire grave danno. Gli organi che in Italia si occupano del riconoscimento della protezione internazionale sono le Commissioni Territoriali. Nel caso in cui tale domanda venga respinta vi è il diritto di ricorso all’autorità giudiziaria, fermo restando il diritto d’accoglienza. Se, concluso l’iter, all’immigrato non viene riconosciuta la garanzia di protezione nel nostro paese, egli deve lasciare immediatamente il suolo italiano; in verità e di fatto le autorità non si preoccupano che l’ordine di allontanarsi venga eseguito, per cui l’emigrante resta come clandestino: è un fantasma vagante, un non essere, senza alcun tipo di diritto e di riconoscimento.

All’arrivo sul territorio italiano, durante il lungo periodo, per la lentezza burocratica e giudiziaria, in attesa del riconoscimento di rifugiato, gli immigrati vengono affidati ad associazioni o privati che siano in grado di mettere a disposizione appartamenti e strutture ricettive adeguate. Sul territorio italiano possiamo contare 36 associazioni, le quali in totale gestiscono 146 case. Questo sistema di accoglienza funziona anche in Toscana, dove, ad esempio in provincia di Arezzo – secondo dati della Prefettura risalenti al 2016 – sono stati accolti 1.150 immigrati. In Toscana è stato attuato un sistema di “accoglienza diffusa” che vede la quasi totalità dei Comuni impegnati nell’accoglimento. I gestori dell’accoglienza vengono selezionati dalla Prefettura tramite bandi di gara. Il bando prevede per la gestione di ogni immigrato una spesa giornaliera di 7,50 euro, che comprende vitto, alloggio, sanità, assistenza legale, lezioni di italiano e il pocket money di 2,50 euro per le minute spese del richiedente asilo. Ciò che si deve dalle associazioni che gestiscono il periodo di regolarizzazione è l’inserimento dell’emigrante nella realtà sociale in cui dovrà vivere e integrarsi.

Su iniziativa e in collaborazione tra le stesse associazioni e i Comuni nei quali gli emigranti vengono accolti , sono stati istituiti progetti sociali destinati all’impegno degli immigrati in attività finalizzate al decoro della stessa città tra cui la cura dei parchi, degli orti sociali, la cura dei beni archeologici e culturali ed il volontariato in generale.

Grazie a questi progetti si è potuto instaurare un contatto e un rapporto tra gli immigrati e la popolazione locale, abbattendo le diffidenze che molto spesso si presentano. Oltre a ciò, è molto importante sottolineare l’insegnamento della lingua italiana affinché gli immigrati possano dialogare e interagire con gli italiani. Infine le Prefetture hanno istituito “corsi di legalità” al fine di far conoscere agli immigrati la Costituzione italiana e le regole della convivenza civile.

Maria Braccini e Sara Romano (studentesse partecipanti al progetto alternanza scuola lavoro tenuto da Radio 100 passi community Valdarno)

 

 

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