Pubblicato: gio, 19 Mar , 2015

L’elettorato di Israele ha riconfermato Netanyahu premier.

Come dichiarato dall’Olp “Israele ha scelto l’occupazione e non il negoziato”.

 

netanyahuIl Likud e il suo leader Netanyahu hanno nettamente vinto le elezioni per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano. Hanno conquistato 30 seggi contro i 24 del Fronte sionista di centro-sinistra, guidato da Herzog e che era andato alle urne come favorito. Terzi, con 14 seggi, i partiti arabi, uniti per la prima volta in una lista unica, il fenomeno più interessante di queste votazioni.

Con questo risultato tramonta l’ipotesi, caldeggiata dal presidente Reuven Rivlin, di un governo di unità nazionale. Il vincitore ha annunciato di aver “chiesto a tutti i leader dei partiti di destra di formare senza indugio un governo forte e stabile capace di occuparsi di sicurezza e benessere per tutti i cittadini di Israele”. Il richiamo è rivolto agli alleati del Focolare ebraico, il partito dei coloni, al falco ministro degli Esteri Lieberman, alla destra religiosa sefardita dello Shas e a quella dello United Torah Judaism.

Insomma il popolo israeliano scivola sempre più a destra, verso il nazionalismo e i razzismo. Benjamin Netanyahu ha escluso la nascita di uno Stato palestinese e nell’ultimo comizio ha scelto un luogo simbolico come Har Homa per l’appello finale agli elettori, uno degli insediamenti più contestati non solo dai palestinesi ma da gran parte della Comunità internazionale. Yasser Abed Rabbo, segretario generale dell’Olp, ha constatato che Israele ha scelto “l’occupazione e la colonizzazione e non il negoziato e la collaborazione”. L’Autorità nazionale palestinese, come evidenziato dal capo negoziatore Saeeb Efrekat, non ha altra via percorribile che quella di ottenere il riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese all’Onu e dal maggior numero possibile di Paesi. “E’ chiaro- ha detto Erekat- che il primo ministro Benjamin Netanyahu formerà il prossimo governo e per questo diciamo che andremo avanti con la denuncia(di Israele) al Tribunale dell’Aja(per crimini di guerra) e che accelereremo e intensificheremo gli sforzi diplomatici per ottenere il riconoscimento dello Stato palestinese”.

E’ sempre quello della pietra e della fionda l’uomo, avrebbe concluso Salvatore Quasimodo di fronte alla chiusura del dialogo. Dispiace che il popolo ebraico, di cui ricordiamo con immutato dolore umano e sentimento di colpa l’olocausto e noi gridiamo forte e più di altri “mai più”, tuttavia, ai nostri giorni, non sembra rifiutare di mettersi dalla parte degli oppressori. Dovrebbe sapere il popolo ebraico che mai si emanciperà pienamente dalla violenza subita, esercitandola a sua volta.

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