Pubblicato: ven, 8 Ago , 2014

L’economia è ferma, ma il governo pensa alle riforme per il controllo del potere

Diffusi i dati Istat. Italia in recessione.

fabbrica-chiusa-300x199L’Italia è tornata in recessione. Nel secondo trimestre dell’anno il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando l’economia aveva già registrato una contrazione dello 0,1%. La discesa su base annua si attesta invece a -0,3%. Il valore della produzione economica reale si ferma a 340 miliardi: mai così male dal 2000.

A niente sono valse le previsioni governative. La crescita economica è negativa, come era stato anticipato dai dati sulla produzione industriale che al secondo trimestre avevano riscontrato una flessione dello 0,4%. E’ andata anche peggio delle previsioni degli analisti che avevano ipotizzato una variazione oscillante tra -0,1% e + 0,1%.

“Il calo congiunturale”, spiega l’Istat, “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. Dal lato della domanda il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo, mentre quello della componente estera ne è negativo”. La stima fatta dal governo ad aprile su di una crescita dello 0,8%, dunque, è stata smentita dai dati.

Ora il governo nega la necessità di una manovra aggiuntiva. Il deficit tuttavia va tenuto sotto il tetto del 3%, ma il debito pubblico risulta in aumento e la crescita, che il ministro dell’Economia, Padoan, ha sempre sostenuto indispensabile per abbattere il debito, non c’è. I margini di manovra pertanto si fanno sempre più stretti.

La ripresa in Europa è debole e nessuno certo si impiccherà per salvare i partners in difficoltà. Il debito italiano, come detto, è elevatissimo, secondo solo alla Grecia, ma sia la Grecia sia la Spagna, le altre due nazioni attenzionate, sono tornate a crescere. La prospettiva inquietante ma concreta è di vedersi respinte le richieste di maggiore flessibilità. E nel 2015 scatterà, come una tagliola, la “regola del debito” che ne impone una riduzione drastica(un ventesimo all’anno) qualora non fosse già stato avviato in precedenza un percorso di diminuzione. Bruxelles ha sempre contestato che i risparmi decisi avrebbero eroso il debito, sostenendo che sono stati invece usati come nuove coperture. Si allontana il pareggio di bilancio, la norma gravosa del sistema economico liberista che l’Europa impone.

E’ vero che questa crisi in cui tutto il mondo industrializzato continua a dibattersi con risultati altalenanti ha radici profonde, ma dalle dichiarazioni di Renzi parrebbe che la ricetta privilegiata per contrastare la recessione italiana sia quella di accelerare sulle riforme della Costituzione e della giustizia. Insomma, sembrerebbe che, ad esempio, continuare a salvare il più possibile i partners politici pregiudicati perché proseguano ad essere alleati nel ridimensionamento della Carta costituzionale aumenterebbe la produzione industriale. Ovvero stabilire il controllo del Senato o dismettere, come sembrerebbe irrinunciabile, il sistema delle Camere di commercio il mezzo più adatto per aumentare i posti di lavoro. Invero in Italia, almeno dal tempo degli Orazi e dei Curiazi, governare significa lotta di fratrie e di logge per il potere.

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