Pubblicato: lun, 14 Lug , 2014

La riforma di Renzi

Come cambierebbe il volto del Paese. Alcuni timori nuovi e ormai annosi

 

images (1)E’ il progetto di stravolgere la Costituzione, creare un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo per fondare un sistema autoritario che dia al presidente del consiglio poteri padronali. E’ tale il grido di allarme lanciato da Libertà e Giustizia, in un appello che vede quali firmatari autorevoli esponenti della cultura costituzionale come Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Alessandro Pace.

Il loro timore è che l’istituzione di un Senato delle autonomie, non eletto dai cittadini ma nominato tra le file dei consiglieri regionali e i sindaci dei grossi centri, con diminuito ruolo politico, sia finalizzato al rafforzamento dell’esecutivo, dalla centralità del Parlamento si passerebbe a un sistema basato sulla centralità del Governo e il contemporaneo indebolimento degli organi di garanzia previsti dalla Costituzione(Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale) e la diminuzione dell’indipendenza della magistratura. Sospetto rafforzato da come si prefigura la riforma elettorale. Non verrebbe sanato lo sfregio alla democrazia costituito dai candidati non eletti dai cittadini sovrani ma scelti dalle segreterie dei partiti. L’unica preoccupazione parrebbe quella di assicurare la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari al soggetto politico che avesse raggiunto anche solo il 37% dei consensi; e ciò, è evidente, in nome della governabilità ma in verità per assicurare all’esecutivo poteri, nello spirito complessivo della riforma, scarsamente bilanciati.

Il progetto di riforma di Renzi pare ripercorrere il programma che fu di Berlusconi. E il programma di Berlusconi chi lo dettò? Se lo trovate, gettate l’occhio sulle pagine 31-32 di “Tutta la verità”, edita da Sperling & Kupfer nel 1995, autore Umberto Bossi. Avete capito bene, Umberto Bossi:” Berlusconi è la materializzazione di un sogno antico…Andate a rileggervi il Piano di rinascita democratica di un tale Licio Gelli…Al pari della Loggia P2 il partito berlusconiano è un’invenzione di uomini di potere, una creatura costruita in laboratorio e messa in circolo attraverso il monopolio televisivo privato…La Loggia P2 era nata per tutelare grandi interessi affaristico-massonici attraverso il controllo del potere politico e dei corpi dello Stato”. Certo, è Umberto Bossi che parla, colui che non molto dopo divenne compagnuccio di merende governative con Berlusconi. Tuttavia rivedere il “Piano di rinascita democratica” fa veramente impressione alla luce delle vicende successive.

Quali sono quei gruppi di potere che manovrano le cose italiane? Quien sabe! Se romanzo o realtà. Il nipote scioperato, prepotente locale, buono solo a intrigar fanciulle, si rivolge per spuntare un capriccio al conte zio, altolocato medio in area più vasta, qui si tratta di onore di famiglia, mostra di facoltà, dunque lo zio si intreccia con un autoritario di pari grado ma di altro ambito e poi accanto e ancora accanto fino a tessere la rete che tutto avvolge in un groviglio di compromessi soffocanti. E’ la trama: complesso di fili che fatti annodare ai fili dell’ordito ottengono l’intreccio della tela. Questo è il potere che può, di famiglia, di loggia, sommerso, occulto e perciò ben più efficace che se fosse trasparente.

Ad esempio. Quale sarebbe la ragione dello smantellamento del sistema delle Camere di commercio? L’alleviamento del disagio economico delle imprese? Un pretesto ovviamente. Passerà la loro morte senza eccessivi clamori. 7000 dipendenti, più o meno. Forse saranno pure, è auspicabile, allocati altrove. Eppure questi piccoli enti custodiscono un appetibile tesoro. Le partecipazioni infrastrutturali delle Camere di Commercio sono 489, con quasi 700milioni di capitale investito, di cui una buona fetta nelle infrastrutture di supporto all’economia(71 nel sistema fieristico, 38 nei mercati agroalimentari). Sono 350 nei trasporti, 30 porti, 95 aeroporti, 96 strade, tra cui spiccano anche realtà importanti come la Serenissima, l’Autostrada del Brennero, l’Autostrada ligure toscana, gli aeroporti di Firenze, Bologna, Catania, Cagliari. Partecipano a fondazioni e banche, si va dalle casse di risparmio del nord Italia, come la Compagnia San Paolo di Torino e la fondazione Carige di Genova, ai piccoli istituti del sud, la maggior parte banche di credito cooperativo. In tutto una cinquantina di fondazioni bancarie e di istituti di credito. Particolarmente ricco è il tesoretto a Firenze, la città, e forse non è un caso, dove sono iniziate le fortune del premier: oltre le attività già ricordate, è consistente la presenza delle fondazioni in campo culturale. Si enumerano quelle per il Maggio fiorentino e per Palazzo Strozzi, per l’artigianato artistico, lo sviluppo dell’agricoltura toscana, la Florens per i beni culturali e ambientali. Ovviamente il quadro delle partecipazioni è ricco in tutto il territorio nazionale: si annoverano ad esempio il Festival Dei Due Mondi di Spoleto, l’Umbria Jazz, il teatro San Carlo di Napoli e il Regio di Torino, l’Arena di Verona, l’accademia nazionale Santa Cecilia di Roma, più o meno un centinaio di realtà, alcune delle quali non sopravvivrebbero senza il contributo delle camere di commercio.

Un patrimonio fino ad adesso, per forza di cose, gestito con una certa trasparenza, che fa gola, questo significa privatizzare o parcellizzare, al viluppo di poteri detti forti, in verità un garbuglio affaristico che intende padroneggiarlo con meno controlli e scrupoli.

Fulvio Turtulici

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