Pubblicato: mar, 17 Nov , 2015

La Legge di Stabilità strizza l’occhio al gioco d’azzardo.

Il documento dichiara più volte di voler limitare il gioco illegale ma non pone limiti concreti, non prevede spese sanitarie per la prevenzione e non interviene sul divieto di pubblicità confermandolo fonte di entrata per lo Stato.

– di: Sara Bracchini – 

E’ così, nella Legge di Stabilità non c’è nessuna volontà di limitare la spesa del gioco d’azzardo. Questo è quello che emerge da un’approfondita analisi del testo fatta da Filippo Torrigiani, responsabile nazionale del Gruppo di lavoro che si occupa delle tematiche relative al gioco d’azzardo dell’Associazione Avviso Pubblico.

azzardoL’art.48 della Legge di Stabilità si occupa di alcune disposizioni in materia di gioco d’azzardo. Nel testo approdato in Senato, si dichiara più volte di volere fermare il gioco illegale e si menziona, in più passaggi, la necessità preminente e indi l’obiettivo di “ garantire le entrate erariali, nonché la tutela dei giocatori e della fede pubblica, attraverso azioni che consentano il contrasto al gioco illegale” ma in realtà non sono presenti concreti riferimenti a risorse che contrastino  le attività delinquenziali e l’illegalità presente in questo settore.

 Nel rapporto trasmesso al Parlamento italiano dalla D.I.A e relativo all’attività criminale consumata nel solo 2° semestre 2014, emergono situazioni di riciclaggio, usura ed estorsione portate avanti da Clan malavitosi. In effetti, basta una semplice indagine tra i vari ser.T.  per capire che i reati commessi da giocatori d’azzardo sono in forte aumento.  Per questo si fa sempre più evidente la necessità di un database, presso il Ministero dell’Interno, dove elencare tutti i reati prodotti e affini alla pratica dell’azzardo.

Nel disegno di Legge non sono presenti alcune risorse destinate a spese sanitarie per la prevenzione e la cura della patologia causata dall’azzardo. Una facilitazione per questo aspetto del problema, sarebbe quella di prevedere il coinvolgimento dei Sindaci, in quanto responsabili della salute pubblica dei cittadini, e più in generale, delle autonomie locali considerato che Il gioco d’azzardo ha assunto dimensioni rilevanti aumentando il rischio per molti soggetti, soprattutto quelli più vulnerabili, di una vera e propria dipendenza comportamentale con gravi disagi per la persona, e compromissioni dell’equilibrio familiare, lavorativo e finanziario, fino all’indebitamento o all’assoggettamento a tassi usurai presso la criminalità organizzata, come sottolineato anche dalla Direzione Nazionale Antimafia.

Nel testo non si fa nessun cenno al divieto di pubblicità. Per dare qualche dato sulla vastità del giro d’affari di cui stiamo parlando, basti pensare che nel periodo di Gennaio – Luglio 2015 sono stati investiti nella pubblicità del gioco d’azzardo ben 25,6 milioni di euro. Non rincuora il fatto che la spesa complessiva sia scesa di un terzo rispetto allo scorso anno, perché un’attenta analisi ci permette di capire che se nei primi 7 mesi dello scorso anno, nei Casinò games e nel Poker online, siano stati investiti 7,6 milioni di euro, in questo arco temporale del 2015, si sono sfiorati gli 8,9 milioni. Se andiamo a guardare nello specifico i  canali pubblicitari di divulgazione dell’offerta dell’azzardo, scopriamo che  l’82,3% del mercato è nelle mani della televisione  con oltre 21 milioni di euro sui 25,6 milioni complessivamente investiti. In tv passa infatti il 97% della pubblicità del gioco online, il 95% di quella dei gratta e vinci, l’82% delle scommesse e il 78% dei giochi numerici. Internet è il secondo mezzo di comunicazione più diffuso, con 2,1 milioni di euro e una quota mercato dell’8,2%. I quotidiani si attestano al 5,8% con investimenti per 1,5 milioni, seguiti dalla radio con poco più di 450 mila euro (1,7%).  Ma di tutto questo cosa ne pensa mamma Europa?  Il 14 luglio 2014 la Commissione europea ha adottato una raccomandazione (2014/478/UE) che incoraggia gli Stati membri a realizzare un livello elevato di protezione per i consumatori, gli utenti e i minori grazie all’adozione di principi relativi ai servizi di gioco d’azzardo on-line e alla correlata attività di pubblicità e sponsorizzazione.

Nella raccomandazione si specifica :” La pubblicità effettuata dal titolare di un monopolio pubblico deve essere contenuta e strettamente limitata a quanto necessario al fine di canalizzare i consumatori verso le reti di gioco controllate. Tale pubblicità non può avere lo scopo di incoraggiare la naturale propensione al gioco dei consumatori stimolando la loro partecipazione attiva al medesimo, ad esempio banalizzando il gioco o aumentandone l’ attrattività attraverso messaggi pubblicitari accattivanti che facciano balenare la prospettiva di vincite ragguardevoli. In particolare, dovrebbe essere operata una distinzione tra le strategie del titolare di un monopolio unicamente intese ad informare potenziali clienti circa l’esistenza di prodotti e a garantire un accesso regolare ai giochi d’azzardo in circuiti controllati, e le strategie che invitano e sollecitano una partecipazione attiva a tali giochi “ e ancora “Esistono numerosi mezzi d’informazione che contribuiscono all’esposizione alle comunicazioni commerciali relative al gioco d’azzardo, come ad esempio la stampa, la posta diretta, i mezzi audiovisivi, la pubblicità esterna e le sponsorizzazioni. La conseguenza può essere che gruppi vulnerabili come i minori siano attratti dal gioco d’azzardo. Nel contempo, le comunicazioni commerciali sui servizi di gioco d’azzardo online possono svolgere un ruolo importante nell’orientare i consumatori verso offerte permesse e controllate, ad esempio fornendo l’identità dell’operatore e dando informazioni corrette sul gioco d’azzardo, compresi i rischi delle problematiche ad esso legate, nonché messaggi di avvertimento. I minori sono frequentemente esposti al gioco d’azzardo attraverso Internet, attraverso applicazioni per telefoni cellulari e mezzi d’informazione che riportano messaggi pubblicitari sul gioco d’azzardo e attraverso forme di pubblicità esterna.”  

Quindi, le comunicazioni commerciali,  dovrebbero essere effettuate responsabilmente e gli Stati membri dovrebbero garantire che i minori non abbiano accesso al gioco d’azzardo on-line e prevedere norme atte a ridurre al minimo i contatti tra i minori e il gioco stesso, contatti che avvengono ad esempio attraverso la pubblicità o la promozione del gioco d’azzardo mediante mezzi audiovisivi o altre forme.  La pubblicità e la sponsorizzazione dei servizi di gioco d’azzardo on-line dovrebbero essere più trasparenti e più responsabili sotto il profilo sociale. Ad esempio, le comunicazioni commerciali non dovrebbero contenere dichiarazioni infondate sulle possibilità di vincita, incitare al gioco d’azzardo o lasciare intendere che il gioco d’azzardo risolva i problemi sociali, professionali, personali o finanziari ma dovrebbero evidenziare informazioni sufficienti per comprendere i rischi legati al gioco d’azzardo. La Commissione invita quindi gli Stati membri a realizzare campagne di sensibilizzazione sui rischi legati al gioco d’azzardo nonché a raccogliere dati sulla creazione e la chiusura dei conti di gioco e sulla violazione delle norme in materia di comunicazione commerciale, e li  invita inoltre,  a notificare le misure adottate alla luce della raccomandazione entro il 19 gennaio 2016 per sottoporli a valutazione entro il gennaio 2017.

Dando una veloce occhiata al linguaggio utilizzato in casa nostra nelle pubblicità della Lottomatica, troviamo frasi come: “tenta la fortuna”, “Vinci fino a € 5000” “Questo si che è un gioco!”. Giudicate voi il livello di persuasività. Nel canale you tube della concessionaria c’è addirittura una playlist riservata agli eventi nelle sale better slot dove viene ripetuto il claim  “La fortuna a ruota libera” .  Allora mi chiedo: cosa può risolvere la voce degli spot che conclude gli ultimi 2 secondi dicendo “Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica”? sicuramente rimane sempre difficile rendersi conto che è solo un gioco.

Va precisato che il 5 novembre scorso il Governo ha espresso la volontà di procedere il prima possibile al varo di una Legge di divieto assoluto della pubblicità al gioco d’azzardo. Anche Pier Paolo Baretta, Sottosegretario con delega ai giochi, ha dichiarato “Crediamo sia giusto che lo Stato abbia la gestione del gioco perché in questo modo abbiamo il controllo della situazione”.

Proseguendo con l’analisi della Legge di Stabilità,  il documento prevede una durata di 9 anni per le nuove concessioni  e annuncia un aumento del prelievo erariale unico –PREU- dal quale si intendono ricavare 506 milioni da slot e 107 da VLT, a raccolta invariata rispetto allo scorso anno e quindi “ ipotizzabili” circa 84 miliardi di euro ripartiti per il 56% dall’ automatico slot e videolottery , l’  8% dal lotto, l’11% dalle lotterie, il 16% dai giochi online e il  9% dalle scommesse sportive, giochi numerici, bingo, totocalcio. La tassazione attuale è del 13% per le NewSlot (AWP in gergo tecnico), mentre le VLT apparecchi di nuova generazione in cui, oltre alle monete, si possono inserire banconote, hanno attualmente una tassazione pari al 5%. Dal documento di Stabilità emerge la chiara volontà di incrementare la tassazione su questi dispositivi, passando così al 15% per le NewSlot e al 5,5% per le VLT. Dall’aumento delle aliquote deriverebbe così un introito aggiuntivo per l’erario pari a circa 600 milioni di curo complessivi e così suddivisi: 500 milioni derivanti dalle “New slot” e 100 milioni dalle “VLT”, assumendo, quindi, una raccolta invariata rispetto al 2014. Se questo non bastasse, dal testo emerge la volontà di diminuire i luoghi fisici dove poter scommettere ma in realtà non diminuirà l’offerta poiché nei luoghi dove fin’ora non si potevano installare le apparecchiature VLT, dopo l’approvazione del documento di Stabilità, sarà possibile farlo.

Sfuggono alle normative italiane della tassazione gli operatori che hanno sede legale in paesi stranieri (dove risiedono le più importanti agenzie di scommesse: Malta,Inghilterra, ecc). Si tratta di un mercato di tipo parallelo, un doppione di quello nostrano che, pur operando l’attività in Italia, esercita la pratica del gioco d’azzardo facendo scommettere all’estero dove, di fatto, pagano anche le imposte sull’azzardo. Inoltre, da tempo, sul nostro territorio esercitano operatori stranieri non autorizzati da AAMS (agenzia delle dogane e dei monopoli). Si tratta di circa 6 mila centri scommesse che producono un fatturato di circa 4 miliardi di euro all’anno.

Questo il quadro della situazione.                                                                                                          Quello che sarebbe auspicabile è una maggiore autonomia degli enti locali sulla materia, una costante e puntuale sensibilizzazione da parte del Governo su questo fenomeno a partire dalla riduzione delle sale da gioco già autorizzate, e l’istituzione, presso il Ministero dell’Interno, del database dei reati legati alla sfera dell’ azzardo.                                                                                    Come diceva Oscar Wilde “Si dovrebbe giocare sempre lealmente quando si hanno le carte vincenti”. Quindi la Legge di Stabilità non vince del tutto nonostante il possesso della prima mano e non stravince nemmeno nonostante fosse la designata a dettare tutte le regole del gioco.

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