Pubblicato: ven, 18 Apr , 2014

Inchiesta Ciapi su appalti truccati: sequestrati beni per 100 mln di euro

Nuovo filone delle indagini sulla truffa dei “Grandi eventi” in Sicilia: intascavano i fondi europei per progetti mai realizzati

giacchetto-unione-europeaLa Guardia di finanza ha sequestrato a Palermo, su ordine della Procura, beni per un valore complessivo di 100 milioni di euro. L’operazione si inserisce nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pubblici dei cosiddetti “grandi eventi” e riguardante, nella fattispecie, l’assegnazione indebita di fondi europei per 15 milioni all’ente di formazione Ciapi (Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato) del capoluogo siciliano per progetti mai realizzati.

I reati contestati in questo nuovo filone sono la truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la turbata libertà degli incanti, la frode nelle pubbliche forniture, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, il favoreggiamento e la frode fiscale. Le persone fisiche denunciate sono 16, mentre 5 quelle giuridiche segnalate per l’illecito amministrativo dipendente da reato di cui agli artt. 5 e 24 del D.Lgs. n. 231/2001.

Per la vicenda, che ruota attorno al progetto formativo “Co.or.ap.” (Consulenza, orientamento e apprendistato) e a false fatture per oltre 40 milioni di euro, nel giugno dell’anno scorso il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo aveva emesso 17 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti soggetti, accusati di aver compiuto irregolarità nelle procedure di aggiudicazione di appalti nel settore degli eventi pubblici in Sicilia e per l’illecita percezione di contributi pubblici.

Il provvedimento di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza dalla Procura della Repubblica palermitana riguarda 4 società: Media consulting srl, Effemmerre group 07 srl, Fenice Cooperativa e Media Service cooperativa. Le disponibilità patrimoniali e finanziarie sono riconducibili al patrimonio immobiliare e finanziario di Fausto Giacchetto, il principale indagato, accusato di avere illecitamente ottenuto, anche per progetti diversi dal “Co.or.ap.”, ingenti contributi pubblici. Uno dei progetti, finanziato dal Fondo sociale europeo (Fse) e già nel mirino della precedente indagine, era destinato alla realizzazione del “Co.or.ap.” (Consulenza, orientamento e apprendistato). In quel caso furono accertate fatture per operazioni inesistenti per oltre 40 milioni di euro. Nella lente degli investigatori sono finiti adesso anche altri sette progetti del Ciapi: Infoa, Carovana per l’orientamento, Formispe, Forum della legalità, Attività per gli enti locali, Labor e Scuola lavoro, in relazione ai quali l’attività investigativa ha accertato sia l’illecito ottenimento di contributi per 78 milioni di euro, sia l’avvenuta alterazione delle procedure di aggiudicazione di appalto bandite per l’organizzazione di eventi e per l’esecuzione di servizi promo-pubblicitari a favore dell’Ente. Alle gare bandite dal Ciapi per la gestione di importanti campagne pubblicitarie, le imprese invitate a partecipare erano, in alcuni casi, direttamente o indirettamente riconducibili a Giacchetto. In altri casi le imprese “aggiudicatarie”, a fronte dei favori ottenuti, hanno dovuto corrispondere parte del denaro percepito dal Ciapi o a società ad esso legate.

Contestualmente, la stessa Guardia di finanza ha dato esecuzione ad un altro provvedimento di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo su proposta della locale Procura della Repubblica, in relazione ai precedenti esiti dello stesso filone investigativo. In tal caso, è stata data applicazione alle norme del «Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione» del 2011, che, assorbendo alcune previsioni già introdotte nel 2008, ha esteso la possibilità di applicare le misure di prevenzione personali e patrimoniali ad una più ampia categoria di soggetti, responsabili di reati comuni e non riconducibili alla criminalità organizzata, ma ritenuti comunque connotati dal requisito della “pericolosità” e che risultino vivere abitualmente, anche se in modo parziale, con gli introiti derivanti da attività illecite di vario genere.

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