Pubblicato: dom, 8 Dic , 2013

Il weekend delle primarie

Nel Pd una scarsa affluenza potrebbe portare al ballottaggio mentre la Lega Nord ha già scelto in Matteo Salvini il successore di Maroni.

 

Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi

Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi

La prima volta delle primarie in politica fu nel 2005. Il Partito Democratico doveva ancora nascere ed a contendersi a suon di voti la leadership di coalizione del centrosinistra c’erano personaggi che sembrano già appartenere alla preistoria politica. Segretari di partiti ormai estinti o destinati all’ irrilevanza dalle percentuali elettorali da prefisso telefonico come Bertinotti, Di Pietro e Pecoraro Scanio. C’era anche Clemente Mastella dell’ Udeur ed oggi europarlamentare eletto tra le fila dell’ ormai defunto Pdl. A quell’esperimento politico si presentò un oceano di oltre quattro milioni di elettori che scelsero a stragrande maggioranza Romano Prodi.

Ma per parlare delle primarie del Partito Democratico dobbiamo arrivare al 2007 quando vinse Walter Veltroni. In quell’occasione partecipò pure un quarantenne di nome Enrico Letta che raccolse poco meno di quattrocentomila voti. Allora andarono a votare in tre milioni e mezzo.

Questa volta invece le previsioni sono decisamente al ribasso. Distanti anche dai tre milioni che andarono nei gazebo lo scorso anno. L’affluenza prevista quest’anno oscilla tra i novecentomila ed i due milioni di votanti. Una differenza del 30% che testimonia il segno di dissafezione verso il Pd. Non sembra neanche difficile ricercare le colpe all’ interno del partito stesso. Dalla “non-vittoria” alle scorse elezioni politiche, alla crisi politica sotto gli occhi di tutti in occasione dell’ elezioni del Capo dello Stato con i 101 franchi tiratori che abbatterono la candidatura di Romano Prodi che costarono la fine politica di Bersani, fino alle nuove “larghe-intese” di Enrico Letta.

Matteo Renzi quindi ci riprova. Smesso l’elmetto del Rottamatore, quest’anno ha incamerato l’appoggio politico di buona parte della nomenklatura del Nazareno, il Sindaco di Firenze incarna la figura del leader di rottura in grado di intercettare anche i voti degli elettori più distanti. Gianni Cuperlo, espressione dell’ apparato, sarà con ogni probabilità l’ultimo politico che ha avuto il tempo di appartenere al P.C.I. A tentare la scalata verso la segreteria del partito, mentre Giuseppe Civati sembra aver fatto breccia nei giovani di sinistra mentre appare più in difficoltà a riscuotere consenso tra i non progressisti.

Domani sarà comunque il giorno dello show down. L’incognita più grande come detto sarà quella dell’affluenza. Sotto il milione e mezzo di votanti Renzi potrebbe essere costretto ad andare al ballottaggio o comunque avrebbe una vittoria monca che non gli riconoscerebbe appieno la leadership. Al Sindaco di Firenze potrebbe bastare migliorare di poco la performance dello scorso anno quando riuscì a raccogliere un milionecentomila preferenze.

Prodi, Veltroni, Bersani. Il nuovo segretario del PD dovrà, oltre a rimettere in piedi un aprtito uscito devastato dal 2013, vincere la tradizione di chi vede il vincitore delle primarie “morire” politicamente nel giro di pochi anni.

Intanto a Milano un qualcuno che festeggia c’è già. È Matteo Salvini, quarant’anni, diciannove dei quali spesi come consigliere comunale del capoluogo lombardo. L’82% percento dei 10.206 votanti lo ha preferito al padre fondatore del partito Umberto Bossi. Numeri piccoli se paragonati alle stime del confronto tra i democratici, ma qui le primarie erano a numero chiuso, riservate solo agli iscritti alla Lega Nord con almeno un anno di appartenenza. «Il primo che chiamerò sarà Umberto, senza di lui noi non saremmo qua – dichiara Salvini ai giornalisti subito dopo il voto – la mia sarà una Lega di battaglia». Nel mirino del nuovo segretario questa volta ci saranno innanzitutto le istituzioni comunitarie : « Ci siamo rotti le palle di Bruxelles che ci deve dire come vivere, questo è un gulag».

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