Pubblicato: lun, 19 Ott , 2015

Il modello di accoglienza in Toscana: un esempio di civiltà.

Presentato il primo luglio scorso si fonda sull’inserimento dei profughi che divengano soggetti attivi e di crescita dell’intera comunità.

 

– di: Sara Bracchini –

La Regione Toscana si conferma esempio di civiltà. Il modello di accoglienza diffusa dei profughi e migranti, presentato il primo luglio scorso alla conferenza annuale del Migration policy centre di Fiesole dal Presidente Enrico Rossi, e inaugurato quattro anni fa ai tempi della prima crisi del Maghreb quando iniziarono le prime ondate di migrazione di tunisini e nord africani, si conferma ancora una strategia vincente.

Villa_medici_belcantoLa politica migratoria della Toscana non aderisce a tendopoli e grandi centri di raccolta, ma coinvolge l’intero territorio della Regione e si fonda sull’inserimento dei profughi in piccoli nuclei, nel cuore delle realtà locali, coinvolgendo Sindaci, associazioni, parrocchie e gruppi di Volontariato che gestiscono le strutture coinvolte. L’idea che caratterizza il modello toscano, citato anche dal New York Times in un articolo dello scorso settembre, è quella di affiancare alle strutture ufficiali di accoglienza, dei canali informali e dal basso che rispondano in modo efficace alla domanda di accoglienza e di integrazione. Case, appartamenti sfitti, locali di associazioni o alberghi vuoti sono esempi di strutture finora utilizzate per gestire l’accoglienza. La Regione garantirà in particolare fino ad un massimo di 100 euro per profugo-volontario. La cifra comprende i costi per la formazione, l’acquisto del  vestiario necessario, la responsabilità civile verso terzi e l’assicurazione contro eventuali possibili infortuni, per cui le associazioni potranno comunque ricorrere (in alternativa) al fondo già attivo presso l’Inail. I soldi andranno ai Comuni e la Regione ha stanziato per adesso 100 mila euro.

L’8 settembre la regione Toscana si è arricchita anche di un numero di telefono, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, dedicato alla raccolta delle disponibilità dei cittadini e delle famiglie che intendono accogliere nelle loro abitazioni i rifugiati. Nella prima mattinata le chiamate sono state più di cento . La distribuzione delle disponibilità riguarda tutta la Toscana, sia i centri urbani, sia le aree di campagna e di montagna. Al numero 3316983061, al quale risponde il personale della presidenza regionale, hanno chiamato anche da fuori Toscana e c’è anche chi si è proposto per regalare vestiti, giocattoli o semplicemente il proprio tempo libero in attività di volontariato a favore dei profughi. Al 6 di ottobre il bilancio della linea Pronto accoglienza contava 215 famiglie disponibili ad offrire un posto in casa per un totale di 410 posti letto trovati.

Sono quasi 5900 i migranti arrivati in questa regione tra il 2014 e l’agosto 2015, distribuiti in 415 strutture sparse in tutte e dieci le province, quattordici profughi in media per struttura con più di 120 associazioni e cooperative coinvolte nella gestione dell’accoglienza. Entro la fine dell’anno i profughi toscani potrebbero raggiungere quota 7000. Questo sistema capillare garantisce la tenuta e la sostenibilità del modello toscano.

Purtroppo i tempi della burocrazia spesso non coincidono con le esigenze degli esseri umani e spesso passa più di un anno prima che le commissioni si pronuncino sulle richieste di asilo, dopodiché i migranti dovranno lasciare il centro che ha dato loro rifugio e quelli senza permesso non potranno ancora lavorare. Questo problema viene in parte aggirato perché durante i mesi di attesa il modello toscano prevede l’organizzazione di corsi di italiano, di attività ricreative e di volontariato che senza dubbio favoriscono l’ integrazione, e si tenta di insegnare a questi ragazzi spesso giovanissimi, un vero e proprio mestiere attraverso il loro impiego in piccole attività pubbliche   “È un’accoglienza che sa donare. Gli immigrati sono ormai parte integrante del nostro territorio e il loro apporto è fondamentale in diversi settori della nostra economia. Non per ultimo il badantato è un altro settore che vede l’apporto fondamentale degli immigrati. ” afferma Enrico Rossi. Anche l’agricoltura toscana si conferma esempio di integrazione. La realtà raccontata da Coldiretti parla di “20 mila stranieri nelle nostre campagne che lavorano onestamente e duramente fianco a fianco degli italiani. In inverno, primavera, estate, quando c’è da vendemmiare così come quando c’è da potare: i lavoratori stranieri sono la forza indispensabile dell’agricoltura anche nella nostra regione dove il 28,6% dei lavoratori agricoli parla un’altra lingua “ .

“In questi mesi con i profughi accolti non si sono mai avuti problemi” sottolinea l’assessore regionale alla presidenza con delega alle politiche per la sicurezza, Vittorio Bugli. La conferma viene da Siena, la terza provincia col più alto numero di profughi che si conferma a sorpresa la provincia più sicura di tutta la Toscana con un’incidenza reati per abitante che è la più bassa (dati presentati il 30 settembre 2015 al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica). Ulteriore garanzia è Chianciano, contemporaneamente il primo comune toscano per numero di profughi accolti e il primo in fatto di sicurezza. “Questo dimostra che l’equazione immigrati-criminalità in realtà è campata in aria e strumentale” aggiunge Bugli.

E infatti è lunga la lista dei comuni virtuosi dove i profughi ricambiano l’accoglienza ricevuta. A san Giuliano terme in provincia di Pisa i ragazzi imparano a fare i giardinieri, a Torrita di Siena, a luglio, sono stati i primi a mettersi al lavoro e ripulire le strade dopo una violentissima grandinata, così come ad agosto a Firenze,  quando una tempesta di vento si è abbattuta sulla parte sud della città facendo strage di alberi e danneggiando più di un’abitazione.

In questo fiorire di buone pratiche guidate da nobili sistemi valoriali, esistono ancora degli spiragli di pregiudizi e si contano ancora dei Comuni che per un motivo o per l’altro si dichiarano restii ad accogliere migranti. Ma certe volontà restano nell’ombra davanti a storie come quella di Angiolino, un ex partigiano di 90 anni residente a San Giovanni Valdarno che, durante l’ attesa del progetto organizzato dall’amministrazione locale che vede gli immigrati impegnati nella cura delverde pubblico edel decoro urbano, cerca di insegnare loro qualche parola di italiano durante i pomeriggi di autunno trascorsi a passeggio lungo le rive dell’ Arno.

Un grande esempio di straordinaria normalità che dovrebbe far riflettere le coscienze esitanti perché davvero a volte basta solo una panchina e un libro illustrato per creare integrazione, per seminare solidarietà e per diffondere quei valori che vanno al di là della dovuta risposta agli obblighi morali.


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