Pubblicato: dom, 29 Nov , 2015

Il caos Siria.

Lo scontro caotico di interessi contrapposti.

Non è certamente facile orientarsi in quel rompicapo che è il Medio Oriente destabilizzato da politiche schizzofreniche e soprattutto in Siria, che è oggi il fronte forse principale.

Decisiva qui è la personalità di Assad. Pare che, più di combattere il terrorismo e l’Is, la preoccupazione maggiore dei capi di Stato dell’area, degli occidentali e della Russia sia, a secondo del fronte anti o pro, quella di togliere di mezzo o di sostenere Assad. E pure dopo il rincrudire delle azioni terroristiche la ferma volontà di far fronte comune si è sciolta in un sol giorno alla brace delle rivalità, le mire e gli appetiti.

gaza bambiniLa Russia è intervenuta in Siria con le sue dosi massicce di bombe e Vladimir Putin ha giustificato l’attacco dicendo che Mosca ha agito “preventivamente, per combattere e distruggere i terroristi nei territori che hanno già occupato e non aspettare che vengano a casa nostra”. Gli Stati Uniti hanno protestato sostenendo che i russi avrebbero colpito, invece che l’Is, alcuni ribelli da loro appoggiati e la Turchia, che vede male la Russia immischiarsi nell’area, ne ha subito approfittato per puntare le proprie armi contro aerei militari russi abbattendoli.

La Russia appoggia il regime di Bashar al Assad e i primi bombardamenti dei suoi militari hanno colpito tre province siriane, Homs, Hama e Latakia, dove l’Is non c’è. Alcuni analisti sostengono che i veri obiettivi di Putin siano i gruppi ribelli che stanno contendendo all’ex presidente siriano il controllo delle zone della Siria ancora governative. Oggettivamente l’aver indebolito Assad, sia pure responsabile di massacri e della fuga della popolazione, non è stata la cosa migliore ai fini del contenimento del terrore jihadista.

L’intervento russo ha complicato una situazione ormai resa irrisolvibile. In Siria combattono diversi gruppi e i fronti di guerra sono molti: c’è il regime di Assad che si batte contro i gruppi jihadisti, l’Is e i ribelli moderati. Questi si contrappongono soprattutto ad Assad e anche all’Is, ma a seconda dell’opportunità ora combattono ora si alleano coi gruppi jihadisti.

Gli Stati Uniti favoriscono i ribelli anti-Assad. Bombardano l’Is sia in Siria che in Iraq, ma con non grande intensità. La presenza russa in Medio Oriente inquieta Washington. La contrapposizione, sia pure frenata dalla diplomazia, tra le due potenze si sviluppa in diverse aree geopolitiche.

La Francia sostiene i ribelli moderati, tra cui i curdi nel nord-est della Siria. Si oppone ad Assad, di cui ha chiesto più volte l’eliminazione e l’interventismo è una caratteristica della sua azione internazionale. Dopo la strage di Parigi ha iniziato a bombardare con maggiore decisione le postazioni dell’Is.

L’Iran è alleato del regime di Bashar al Assad. Dall’inizio della guerra, nel 2011, fornisce denaro, armi e invia consiglieri militari al governo siriano. Ha combattuto attivamente l’Is in Iraq a fianco dell’esercito iracheno, ma non ha ricevuto alcun supporto dalla coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti. Ha, dunque, agito con le sole proprie forze e aiutando milizie sciite irachene sotto il proprio controllo. In Siria invece ha operato tramite gli hezbollah libanesi. I militanti hezbollah hanno aiutato Assad a riconquistare alcuni territori vicino al confine libanese, una provincia considerata una roccaforte del regime siriano.

L’Is è debitore dell’ideologia che informa la monarchia saudita, rigidamente sunnita, avversaria giurata dell’Iran sciita, il suo maggior nemico, in quella lotta tra due schieramenti, nel manto dello scontro religioso, in pratica una lotta feroce di potere. L’Arabia Saudita bombarda, anche con armi commercializzate direttamente dall’Italia, lo Yemen. Partecipa alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, perché ne è alleata, ma sta dalla stessa parte dei terroristi sunniti e li sovvenziona, tramite l’escamotage di donazioni private.

La Turchia cerca di apparire alleata della coalizione occidentale perché fa parte della Nato e spera di entrare in Europa, ma continua a fare affari lucrosi col terrorismo dell’Is: sono i turchi a permettere ai terroristi di rifornirsi attraverso i loro confini di armi e a vendere clandestinamente il petrolio che viene estratto dai pozzi che si trovano nei territori conquistati e ha consentito, almeno fino a poco tempo fa, ai combattenti che andavano a guerreggiare nelle file jihadiste di attraversare il territorio turco. Fa l’atto di bombardare l’Is, in verità approfitta del caos per colpire i curdi del PKK. Sono i curdi, insieme alla caduta di Assad, l’obiettivo di Erdogan, loro che gli hanno impedito di cambiare la Costituzione verso il regime e per cui ha dovuto indire elezioni irregolari. Insomma, mentre inganna l’Occidente, l’Is in verità favorisce il gioco della Turchia di Erdogan.

E in questo caos continueranno a morire innocenti in tutte le aree geografiche del mondo, senza distinzione di sesso, età, religione, colore della pelle, nazionalità, etnia e non si saprà neanche il perché.

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