Pubblicato: mer, 20 Ago , 2014

I rifiuti tossici che avvelenano il Molise, nel libro di Paolo De Chiara

Presentato a Chiusa Sclafani, il testo che rompe un silenzio omertoso lungo trent’anni

 

Copia di Immagine 013 (FILEminimizer)La Terra dei Fuochi oltre la Campania. Medesimo, il sistema. Uguale, il silenzio omertoso dello Stato. Poco importa se la gente continua a morire e il giro d’affari della mafia non accenna ad arrestarsi. È, questo, il drammatico scenario di una piccola regione come il Molise: un tempo considerata isola felice dove l’uomo viveva beato in armonia con l’ambiente, da anni ormai stuprata per sotterrare i rifiuti tossici dell’Italia intera e non solo, il cui smaltimento illegale è ben ramificato lungo tutto lo Stivale. Ci pensa il giornalista Paolo De Chiara ad aprire il vaso di Pandora, attraverso il libro “Il veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” (ed. Falco, 2013), presentato lo scorso 19 agosto presso il Complesso Monumentale “Badia” di Chiusa Sclafani (prov. di Palermo), nell’ambito del calendario di eventi della III edizione di “StarToArt – Festival della Cultura”, organizzato dal Gruppo Idea Libera ↔ Progetto Comune.

Luciano Traina

Luciano Traina

Da quel vaso fuoriuscirono tutti i mali del mondo, sotto forma di denso fumo nero dall’odore acre (proprio come quello generato dai roghi dei rifiuti). Tuttavia il vaso non rimase vuoto, perché sul fondo vi era ancora la Speranza, a consolazione e conforto per tutte le sventure. Unico dono in mezzo a quel castigo, per ricordarci che ogni male può essere sconfitto. Basta non arrendersi mai e continuare a lottare per un futuro migliore. Lo ha ribadito più volte lo stesso autore nel corso del dibattito, sottolineando quanto sia fondamentale un costante lavoro affinché si affermi la cultura della legalità insegnandola anche e soprattutto a partire dalle scuole. «Don Lorenzo Milani diceva ai suoi ragazzi: “Ogni parola che non imparate oggi è un calcio nel culo che prenderete domani”. Partiamo dal sapere, dalla conoscenza. Dalla bellezza, dai diritti». È la bellezza che Peppino Impastato sognava si potesse insegnare alla gente, per fornirle “un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. È il fresco profumo di libertà che Paolo Borsellino contrapponeva al “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. È la dignità che si legge sui volti della testimone di giustizia Valeria Grasso e di Luciano Traina, fratello di Claudio, uno dei cinque agenti morti nell’inferno di via D’Amelio. Una dignità morale, che non è andata mai persa, nemmeno quando le Istituzioni si sono dimostrate cieche e sorde. O, nel peggiore dei casi, hanno stretto patti e trattative con ambienti mafiosi, pronti a sedersi al tavolo del malaffare e spartirsi la torta. E l’ecomafia è soltanto una delle tante fette di cui essa è composta.

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L’autore, Paolo De Chiara

Lo ha descritto magistralmente De Chiara, svelando i segreti che hanno avvelenato e continuano ad avvelenare le nostre terre. Sì, perché ad oggi non è stato preso alcun provvedimento atto alla bonifica del sottosuolo; controllori e controllati camminano sempre a braccetto (a fronte di una legislazione a dir poco carente su questo tema); né tantomeno esiste in Molise un registro dei tumori (nonostante alla Regione siano più volte arrivati i finanziamenti per la sua ufficializzazione). Strumento utile, quest’ultimo, per meglio comprendere se l’incredibile aumento di neoplasie e morti premature in quei territori siano effettivamente riconducibili ai casi di interramenti dei rifiuti tossici e radioattivi, perpetrati da chi si fa beffa non soltanto dell’ambiente ma anche dell’inviolabile diritto alla salute dei cittadini.

Cosa possiamo fare noi? Abbiamo il dovere di indignarci e di denunciare chi non rispetta le leggi, anche se a farlo sono proprio quegli uomini che dovrebbero garantire la legalità nel nostro Paese. “Se ognuno di noi fa qualcosa – diceva don Pino Puglisi – allora, si può fare molto”.

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