Pubblicato: mar, 6 Dic , 2016

Ha vinto il NO con il 59,6% contro il 40,4%

La Toscana è una delle tre regioni dove ha prevalso il SI, sia pure di poco. Affluenza nazionale al 68,4%

 

Gli italiani, andati a votare in massa, hanno bocciato la riforma costituzionale di Renzi, Boschi, Verdini, la strana compagnia che ha cambiato i connotati del Pd. Quell’umido vento democristiano con qualche folata forzista che ha soffiato, forse per una di quelle mattane meteorologiche sempre più ricorrenti, proprio dalla terra delle leghe operaie e delle cooperative di lavoro che un tempo formarono l’anima di questa regione e ora si sono lasciate corrompere dall’ansia del potere.

scheda-elettorale-referendum-334883-660x368In Toscana, in controtendenza rispetto al dato nazionale, il SI ha superato il NO con il 52,4%. A Firenze la scelta per la riforma renziana ha raggiunto il 56%, ad Arezzo il 50 e qualche virgola per cento; a Rignano, il paese di Renzi, il SI ha ottenuto il 58%, ma a Laterina, dove è nata la ministra Boschi, ha prevalso il NO. Il NO ha vinto anche a Grosseto, Livorno, Lucca e Massa Carrara.

Hanno vinto Grillo e Salvini, figli di 20, 25 anni di decadimento; la “scrofa ferita” di Grillo è gorgoglio di cloaca, e tuttavia nel Movimento 5 Stelle ci stanno anche tanti ragazzotti o meno giovani che onestamente si occupano delle cose della polis: certo però, governare è un’altra faccenda. Ben più inquietante è la simmetria della Lega di Salvini con gruppi come Casa Pound. Ecco, vedere Casa Pound e La Russa stare dalla parte della Costituzione nata dalla Resistenza sarebbe stato uno spettacolo di comicità inaudita, se non apparisse come uno scenario drammatico per quel che si muove nella pancia delle società che temono di vedersi sfuggire il benessere sfiorato. Una buona notizia della domenica 4 dicembre è la vittoria in Austria del progressista Van der Bellen eletto presidente e che ha distanziato di quasi 7 punti l’ultradestra e promettendo una politica di solidarietà contro il contagio populista e xenofobo che ha profondamente intaccato l’America di Trump e ha infettato ampie fette di elettorato europeo.

E’ stata, quella italiana, una campagna elettorale pessima, tutta sostenuta da un’unica questione: Renzi sì, Renzi no. Il fatto che si trattasse della Costituzione, vale a dire uno strumento che si cambia, e come espressione culturale e ideale di un’intera nazione, unicamente in momenti storici di profondo cambiamento, è passato in secondo piano.

C’è stata la sinistra che si è schierata per il NO: l’opposizione di SI o SEL e i dissidenti bersaniani. Sapranno ricavare qualcosa dal fatto di essere stati gli unici che si sono battuti con coerenza, senso di responsabilità, consapevolezza e se non altro con correttezza democratica e linguistica? Hanno un progetto, al di là della difesa, certo molto importante, del nostro assetto istituzionale, che semmai andrebbe finalmente applicato più che superato prima di averlo mai realizzato? Ne avremmo urgente bisogno; ma chissà!

E infine Berlusconi: lui vince sempre, benché con un piede in due staffe, da quando gli è stata evitata la fine toccata al suo mentore Craxi e ai suoi due compari Dell’Utri e Previti, individui che, nonostante abbiano fatto tanto per la causa dell’azienda di Stato, tuttavia nessuno ricorda più.

Renzi si dimette da Presidente del Consiglio dei ministri. Sarebbe opportuno che liberasse anche il Pd della sua leadership, così che il partito possa tornare  verso direzioni più consone alla sua storia. Ha fallito e in tal modo, andando, per ambizione e testardaggine, verso questa sua inevitabile uscita traumatica, potrebbe innescare, se non prevarrà senso di responsabilità, irresponsabili che propongono ricette per disgregare ancor più il tessuto sociale.

Fulvio Turtulici

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