Pubblicato: gio, 1 Set , 2016

Fertility day ridicolo, perchè? Il flop di una campagna lontana dal paese reale.

La campagna di comunicazione per il Fertility Day sta suscitando polemiche, per un motivo molto semplice, a nostro avviso, perché è una campagna di mera  comunicazione mediatica, stonata nel contesto socio-economico, ed è costruita sul nulla.

Il Fertility Day è stonato per le orecchie degli Italiani. Fuori luogo  in questo preludio di un autunno faticoso, incerto, in cui il lavoro ben pagato scarseggia, la sanità è sempre meno pubblica e le incertezze frenano perfino l eros degli italiani medi o giù di lì.  Di ulteriori sensi di colpa in una popolazione non più giovanissima, che non pensa ai figli, perchè forse prorio non può o non vuole, se ne vorrebbe fare a meno, tanto più che i costi delle cure per la fertilità restano molto alti per le tasche degli italiani ed i centri pubblici realmente accessibili per la fecondazione assistita, in tempi utili alle cure,  sono pochi  e al centro-nord, Lazio ancora escluso, se non sulla carta, ad esempio. E’ l’incoerenza, unita alla fase economico-sociale che il Paese sta pagando a rendere ridicola ed  inverosimile l’entusiastica campagna pubblicitaria del Fertility Day in salsa vetero berlusconiana a far pagare pegno alla ministra rosa confetto, Beatrice Lorenzin. Icona popolare e populista, chiassosa e furbescamente verace. Forse è eccessivo l’attacco frontale su il Fatto, condotto da Scanzi? Forse si, se si omette una premessa importante che vorremmo fare, ma che non modifica la valutazione finale del Fertility Day in salsa Lorenzin.

Ed è questa. Non vogliamo negare il bisogno di tornare a parlare di come si previene l’infertilità e di come si può tutelare la fertilità, che sempre più procastiniamo per necessità o per scelta, perché questo è un fabbisogno informativo e formativo importante nel nostro Paese. Per questo, noi vorremmo spenderci anche come operatori dell’informazione, è evidente.  Io, poi, lo confesso,  ho una storia professionale spesa sul campo, come presidente della onlus Madre Provetta, con iniziative a tutto tondo, anche legali e di successo contro la legge 40, che, come si sa, per anni ha costretto le coppie italiane e le donne singole ad andare all’estero. Dunque l’informazione e la consapevolezza sul fatto che la fertilità sia un bene che ha una sua scadenza, vale la pena darla, ma la responsabilità della genitorialità va sostenuta con le politiche non a colpi di spot propagandistici pro life. La vita è bella in quanto tale? Direi proprio di no. Questo non sarebbe onesto affermarlo semplicemente.

  Sei anni fa, in qualità di presidente della onlus Madre Provetta,  avevo discusso dell’idea di una giornata dedicata alla informazione sulla prevenzione della infertilità con alcuni esponenti  istituzionali, tra cui l’Istituto Superiore di sanità. All’epoca progettammo il Fertility Day, per l’occasione realizzai un Cd informativo, rivolto agli operatori dei consultori, dal titolo  “L’infertilità non è una colpa. Conoscerla  aiuta a prevenirla”.  Progettai e condussi un corso di formazione per gli operatori dei consultori della Regione Lazio, insomma, ne vedevo l’importanza e la necessità. L’idea di base era sacrosanta,  come in altri paesi europei , occorreva che anche in Italia, si rendesse consapevole la popolazione in età fertile dei problemi che possono esserci e di come vanno prevenuti. Uno dei temi forti era  quello di creare una rete adeguata, organizzata ed informata tra centri di cura di giovani malati oncologici e centri di congelamento dei gameti maschili e femminili per conservare la fertilità e postdatare la scelta, dopo la cura della malattia, una novità importantissima per il futuro di tanti.

 La questione non è da poco, dunque, e merita sostegno, ma il lavoro da fare sarebbe dovuto cominciare da subito e la rete di formazione ed informazione avrebbe avuto la necessità di un coordinamento istituzionale, che per anni, insieme ad altre associazioni, avevamo auspicato. Di tanti anni e di tante cose scritte e dette è invece rimasto solo un progetto pubblicitario, uno spot, senza capo né coda, che la ministra della Salute ha giocato come un  Jolly  a suo uso e consumo (doveva essere fatto a maggio, ma poi per motivi elettorali è stato posticipato a settembre), insomma è prevalsa ancora una volta, la logica dell’apparire e non del progettare il cambiamento  per un lavoro efficace e di sostanza sul medio e lungo periodo.

La questione sociale della genitorialità è molto complessa ed io non attribuirei alla ministra della salute la beffa di non preoccuparsi di tutti i problemi del mondo prima di lanciare una campagna per la salute riproduttiva. Tuttavia, esistono modi e modalità, esistono contenuti e contentini, e questa volta la ministra rosa confetto , icona della maternità  gemellare sulle copertine delle riviste di farmacie e parfarmacie ha sbagliato il colpo. C’ è poco da dire, la politica dell’apparire anni 80 e 90, il berlusconismo di destra e di sinistra ha scritto la sua parola fine in un Paese che sta per cominciare il suo autunno  di dolore non solo per i morti dei terremoti, ma per il senso profondo di sconfitta morale e materiale che lo attanaglia.  Ecco perché la ministra della Salute è indifendibile, perché è un trucco inadeguato, perché la svendita della salute degli italiani alle lobby farmaceutiche, ha superato la soglia del credibile. La politica in questo Paese va fatta, non raccontata a colpi di spot. Ecco perché  l’unico dialogo possibile per tornare  a pensarsi capaci di essere cittadini progettuali e fertili  è raccontarsi la verità, non le frottole ed è mettersi al lavoro per rilanciare il Paese, non per consegnare  i pochi soldi degli italiani onesti a banche o sanità privata, perché la fertilità non si guadagna con gli ormoni in pillole, pagati ad un alto prezzo, ma anche con la serenità di un intero popolo.  La coerenza è scomoda, ma genera valore morale. Tutto qui.

 

Di

- Direttrice responsabile di 100 Passi Journal. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di letteratura. Consigliera nel Direttivo e membro della Segreteria dell' associazione Stampa Romana.

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