Pubblicato: sab, 29 Ago , 2015

Due giorni di cessate il fuoco in Siria.

Dichiarazione del Presidente siriano Assad.

Quarantotto ore di cessate il fuoco: questa è l’intesa raggiunta tra i ribelli da una parte, l’esercito di Damasco e gli alleati militanti di Hezbollah dall’altra. L’intesa prevede la sospensione dei combattimenti nella città di Zabadani, vicina al confine con il Libano, nonché in due villaggi a maggioranza sciita, situati nella provincia di Idlib. La notizia è stata confermata da fonti vicine alle due parti in lotta. L’area interessata alla tregua è cruciale per il Presidente Assad, essendo vicina sia a Damasco che alla frontiera libanese ed è stata teatro, ultimamente, di un’offensiva delle milizie di Hezbollah, alleate del regime siriano.

bashar-al-assadIntanto il Presidente siriano Assad ha rilasciato un’intervista al canale televisivo libanese di Hezbollah. Ha detto che occorre “riuscire a creare un’alleanza per combattere il terrorismo. Ogni alleanza, ogni azione, qualunque intesa o dialogo che porti a fermare lo spargimento di sangue in Siria sarà per noi una priorità. Ovviamente non è possibile che Stati che finora hanno spalleggiato il terrorismo possano essere gli stessi che pretendono di combatterlo”.

Quella di Assad appare come una risposta alle affermazioni di Obama, diffuse una ventina di giorni fa. Ha fatto supporre il Presidente americano che Russia e Iran, storici alleati di Damasco, si renderebbero conto della mutata situazione e sarebbero disponibili a lasciar cadere Assad.

Più chiaro ancora è stato il Presidente Hollande, e la dichiarazione del Presidente siriano risponde anche a tali asserzioni francesi. “Dobbiamo lottare”, ha detto Hollande, “contro la minaccia del terrorismo senza preservare Assad. Perché le due cose sono legate. E allo stesso tempo dobbiamo cercare una transizione politica in Siria, è una necessità”.

La guerra in Siria è iniziata in seguito alla repressione nel sangue, compiuta dal regime siriano, delle manifestazioni contro il governo. Nonché accresciuta dall’incapacità e dai contrasti tra i governi delle maggiori potenze per miopi fini strategici. In 4 anni di conflitto si calcola che almeno 240.000 siano state le vittime, senza contare i morti causati dagli esodi di masse di uomini, donne, bambini terrorizzati. Negli ultimi giorni le forze lealiste, appoggiate dai combattenti Hezbollah, hanno diretto pesanti offensive verso Duma, la provincia di Aleppo e contro altre roccaforti dei ribelli.

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