Pubblicato: gio, 7 Dic , 2017

Dove vanno i soldi dei clan

L’indagine sul clan Mallardo a Montevarchi ha rivelato il coinvolgimento dell’imprenditoria locale. Vogliamo continuare ad essere  spettatori passivi, o dobbiamo cercare di capire e vigilare

 

Il teatro di questa vicenda è Montevarchi, il comune con maggior numero di abitanti del Valdarno aretino, collocato al centro di una zona ricca di attività produttive, a meno di 1 ora di macchina sia da Firenze che da Arezzo e a pochi minuti sia da Figline Valdarno che da Laterina.

Qui, più o meno nel 2002, arrivarono alcuni signori campani per conto, sospettano gli investigatori, del clan dei Mallardo di Giugliano, in provincia di Napoli, dell’ala cosiddetta degli scissionisti, e con la necessità di riciclare e ripulire i proventi delle attività illecite, droga, armi, insomma del crimine organizzato. Il referente del clan in Valdarno era Antimo Liccardo, dipendente del Comune di Giugliano e cognato di Francesco Mallardo, il capo della famiglia camorrista. Incontrarono ben presto due imprenditori noti in zona e insieme a loro costituirono due società a responsabilità limitata: prima la “Valdarno Costruzioni srl”, quindi la “Edil Europa 2 srl”, entrambe con sede a Figline Valdarno.

I due noti imprenditori sono Mario Nocentini, montevarchino, e Michele Quaranta, originario di San Giovanni Rotondo, nel foggiano, ma che ha stabilito la propria attività tra Montevarchi e Laterina. Grazie a loro gli emissari dei clan possono godere dei servigi dei migliori professionisti e, come avrebbero accertato gli inquirenti, anche di larghi finanziamenti da parte di istituti di credito. Hanno così potuto lottizzare, costruire e realizzare un patrimonio immobiliare stanziato prevalentemente tra Montevarchi e Arezzo.

Ma vediamo meglio chi sono i due imprenditori sospettati. Il Nocentini entra, tra l’aprile 2005 e l’agosto 2012, nella Edil Europa 2, che è controllata dalla Valdarno Costruzioni e ha edificato le palazzine in odor di camorra. I denari per l’acquisto delle quote societarie pare, secondo rivelazioni giornalistiche, le abbiano messe tre commercianti di Montevarchi che preferirono non apparire. Dal 2004 al 2010 il Nocentini è stato consigliere d’amministrazione della Metodo Immobiliare, società di compravendita, insieme a Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena e, dopo qualche anno, insieme ne sono cessati. Nel 2002 ha coinvolto il padre della ministra nel piano per la realizzazione di un camping di livello che non verrà mai completato. All’atto della costituzione, nel 1995 è consigliere della “Valdarno Sviluppo spa”, società, oggi fallita, che ha raccolto nella compagine sociale e nel corso degli anni i sindaci del territorio, imprenditori influenti, direttori delle Camere di Commercio delle due province. Tra gli altri  Lorenzo Rosi e ancora Pierluigi Boschi, sempre così presenti in ogni vicenda che conta e chiacchierata.

Michele Quaranta è stato socio e consigliere d’amministrazione della Valdarno Costruzioni dal 2004 al 2005. La Valdarno Costruzioni è stata la prima società costituita con atto notarile redatto nel napoletano e nella quale erano soci gli uomini di fiducia del clan dei Mallardo. Nei curricula rinvenibili anche su internet, il Quaranta si qualifica come project manager in Valdarno Costruzioni srl, in Apulia srl, nonché project manager in Nikila Invest srl. La Costruzioni Valdarno la conosciamo già; la Apulia srl è una società costituita nel 2007, con sede a Montevarchi, per costruzione di edifici e studi di architettura e ingegneria, di cui il Quaranta è direttore tecnico e amministratore unico; con la Nikila Invest, una società con sede a Firenze, si apre all’osservatore un vorticoso mondo di affari tanto complesso e inquietante che si fa fatica a tracciarlo e nel quale, più di una volta, si sono imbattuti i magistrati, ma per il quale una cosa apparirebbe chiara: la volontà di assicurare il controllo di tutti gli affari che contano agli stessi personaggi.

La Nikila Invest è la creatura di due soggetti: Luigi Dagostino, pure lui come Quaranta pugliese, e Ilaria Niccolai, pistoiese, sua convivente ed ex dipendente di “Castelnuovese”. Nikila è proprietaria di Rivoire, lo storico caffè fiorentino, e del Teatro comunale, acquistato, parrebbe, per trasformarlo in un condominio di lusso. Dagostino e Niccolai sono indagati, all’inizio del 2017, di fatture false per operazioni inesistenti; nell’agosto la Guardia di Finanza ha eseguito nei loro confronti un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di 1 milione e 169mila euro e vengono accusati in concorso di appropriazione indebita e autoriciclaggio.

Ecco, personaggi simili sono stati i promotori della costruzione dell’outlet The Mall di Reggello, i negozi delle firme dell’alta moda, di altri centri commerciali, come solo a titolo d’esempio Foiano e Pescara e si sono interessati anche agli outlet di Fasano, in Puglia, e di Sanremo.

Nell’aprile 2005 dalla Nikila promanò la “Sammezzano Outlet srl” che costruì, gestì e vendette i fabbricati del borgo dell’alta moda in comune di Reggello. Nel 2009 viene dato il via libera all’ampliamento del progetto The Mall grazie alla convenzione tra il Comune di Reggello e la Sammezzano Outlet. La società, all’epoca, era intestata alla Excalibur, società con sede alle Isole Vergini Britanniche. Alla Sammezzano sarebbe riferibile anche la variante che ha consentito di urbanizzare integralmente il terreno che sarebbe stato venduto dall’ex sindaco di Reggello Benedetti alla Mall Re srl, che ha sede legale allo stesso numero civico della Nikila. Attorno alla Nikila ruota tutto l’affare The Mall.

Secondo resoconti giornalistici la Nikila avrebbe avuto una partecipazione anche nella Party di Tiziano Renzi e della moglie. Dagostino, poi, avrebbe partecipato, insieme a Renzi senior, agli incontri con i sindaci di Fasano e di Sanremo per gestire anche lì l’edificazione degli outlet. All’operazione di Sanremo e Fasano, con la consulenza di Dagostino, era pure interessata la “Egnazia Shopping Mall”, società di Lorenzo Rosi, presidente prima della Castelnuovese, poi di Banca Etruria. Ma i rapporti tra Nikila e Rosi devono essere certamente numerosi e riferentesi, oltre che agli outlet, ad altri scenari diversi se con semplici ricerche siamo riusciti a risalire ad almeno tre società costituite tra il 2014 e il 2015 da Lorenzo Rosi in San Giovanni Valdarno o in Firenze e poi passate all’amministrazione di Dagostino o della Niccolai e alla  sede stessa della Nikila.

Nel cerchio ristretto si rinvengono altri personaggi fidati e ambigui: uno è Andrea Bacci. Al tempo in cui Matteo Renzi era presidente della Provincia lo scelse alla guida della Mukki latte, società partecipata. Da allora è stato accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della sua azienda, la Coam Costruzioni di Rignano sull’Arno ed è finito sulle pagine della cronaca, all’inizio dell’anno, per due agguati contro di lui, comandati da un imprenditore napoletano residente in provincia di Pistoia che reclamava un credito nei confronti di lui. Risulta partner della Nikila Invest e avrebbe partecipato all’affare The Mall. Vicino ad un’altra delle innumeri società partecipate o emanazione della Nikila, la Leccio srl, e per prender parte agli ampliamenti dell’area ArteLuce FerroLuce, ci sarebbe Andrea Moretti, ex amministratore di Confitalia su cui il Tribunale di Arezzo ha aperto procedimento penale per il reato di contraffazione.

Questo è, a grandi linee, il quadro. Saranno i magistrati ad indagare; e tuttavia ce n’è abbastanza per porsi, anzi è d’obbligo porsi la domanda: sono i soldi della camorra che finanziano anche le attività, quanto meno molto disinvolte, del gruppo ristretto che controlla le opere del Centro sud della Toscana?

E se sì, se un collegamento ci fosse, verso dove potrebbero dirigersi ancora nell’immediato futuro? Vogliamo ipotizzare due fronti caldi che potrebbero fare gola ai riciclatori e agli utilizzatori: il settore dei rifiuti e quello della produzione di energia, magari da fonti rinnovabili. E ricordare che nel 2021 Podere Rota chiuderà e SEI Toscana è una società commissariata;  SEI, la concessionaria del servizio integrato dei rifiuti per le province di Siena, Arezzo e Grosseto, tramite STA e LAT avrebbe effettuato l’acquisto di Scarlino Energia, società in concordato dopo che ne era stato chiesto il fallimento, avendo accumulato quasi 65 milioni di euro di debiti e che detiene il termovalorizzatore e l’impianto di trattamento dei rifiuti liquidi di Scarlino. Una menzione merita la LAT, una cooperativa la cui attività dichiarata spazia dal rifacimento letti al rifacimento d’ambienti, dall’assistenza domiciliare ai servizi bibliotecari  e al portierato, dai lavori di manutenzione edile ai servizi di raccolta, trasporto, smaltimento dei rifiuti solidi urbani speciali e pericolosi, dalla progettazione, prefabbricazione, montaggio e smontaggio di impianti industriali, agli impianti di produzione cogenerativi, eolici, idrici e solari, dall’illuminazione pubblica, al trasporto, distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica; al giugno 2017 denuncia un numero di dipendenti di 3037 persone, ha attualmente unità locali in Toscana, a Chieri e Orbassano di Torino, ad Ercolano di Napoli, a Fonte Nuova e Fiumicino di Roma per la gestione della monnezza, lì dove il re incontrastato dei rifiuti è, nonostante l’interdizione definitiva per mafia, Manlio Cerroni, e comunque è stata attiva, dal 1946 quando sorse fino ad oggi, pressoché su tutto il territorio nazionale.

Chi gestirà infine il ciclo dei rifiuti? E’ opportuno ricordare ancora che ”La Castelnuovese”, di cui Lorenzo Rosi è stato presidente, è fallita ed è fallita Banca Etruria, è in difficoltà Unieco e conosciamo la situazione del Monte di Siena; e che il fallimento di “Castelnuovese”, per come si è verificato, potrebbe apparire guidato e dunque chi si accaparrerà le sue quote, che partecipavano ad una consistente fetta dell’economia valdarnese, a cominciare da SEI, che nel gioco di scatole cinesi acconciate per controllarla era in importante quota posseduta dalla cooperativa con sede in San Giovanni Valdarno,  presente all’atto della costituzione della società titolare della gestione dei rifiuti, insieme, tra le altre, a STA e Unieco nelle quali ancora Lorenzo Rosi è stato amministratore?

Fulvio Turtulici

 

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