Pubblicato: lun, 2 Dic , 2013

Crescono le proteste pro-Europa in Ucraina

Ucraina scossa dalle impetuose manifestazioni di questi giorni. Motivo del contendere è l’accordo saltato con la Ue, ma la rivoluzione potrebbe essere dietro l’angolo

 

Mentre nei Paesi dell’eurozona si protesta, qualche volta a ragione ma molto spesso a torto, contro Bruxelles, in Ucraina migliaia di persone scendono in piazza a favore della UE e dell’accordo di associazione tra il loro Paese e l’Europa.

L’Ucraina, sin dalla sua indipendenza nel 1991, è stata sempre scossa e divisa dalle spinte europeiste e le pulsioni filorusse, il che, unito alla fragile economia e l’incerta democrazia ha creato un mix incandescente che è stato ingrediente della cosiddetta rivoluzione arancione del 2004 e che è alla base delle proteste di questi giorni.

La repubblica ex-sovietica era in trattative avanzate con la UE per firmare con questa un accordo di associazione, intesa che avrebbe portato grandi vantaggi per l’economia e per l’intero sistema-paese ucraino. Naturalmente la Russia che ha sempre visto nei territori che furono dell’URSS, e nell’Ucraina in particolare, un suo naturale protettorato non poteva assistere impotente a quella che, secondo lei, è un’intromissione europea in una sua zona di interesse esclusivo, di conseguenza sono partite le minacce paramafiose alla UE e all’Ucraina.

Le scuse ufficialmente usate da Putin sono diverse, tra queste il “pericolo” per il mercato russo rappresentato dall’accordo UE-Ucraina perché questo permetterebbe alle merci europee di invadere, per il tramite ucraino, la Russia. Inoltre il nuovo zar ha blandito a lungo l’Ucraina promettendo un più basso costo del gas, e altri aiuti, in caso questa entri nell’unione doganale con Russia, Kazakhistan e Bielorussia abbandonando la politica filoeuropea. Le motivazioni addotte da Mosca appaiono chiaramente pretestuose, i veri motivi vanno cercati nella politica di grandeur intrapresa dalla Russia che vuole tornare, sul piano della politica internazionale, ai fasti dell’URSS. È ipotizzabile inoltre che Putin abbia direttamente minacciato l’Ucraina dato che il voltafaccia del presidente Ianukovich è avvenuto dopo l’incontro tra questi e il leader russo, le cui ragioni, evidentemente, devono essere state molto convincenti.

Putin però non ha fatto i conti con l’opinione pubblica, del resto i suoi 13 anni di regime in Russia dimostrano che non avvezzo agli strumenti della democrazia: le poche migliaia di manifestanti pro-Europa sono diventati quasi mezzo milione nella sola Kiev nel giro di pochi giorni.

I dimostranti, a parte un piccolo gruppo di violenti bollati come provocatori dagli stessi manifestanti, chiedono pacificamente la ripresa dei contatti con l’Europa, l’abbandono della politica di sudditanza nei confronti della Russia, le dimissioni di Ianukovich e, ovviamente, diritti e democrazia. La situazione è in rapido mutamento, nel weekend è stato occupato il municipio, la sede di diversi sindacati e la centralissima piazza Maidan, ribattezzata EuroMaidan, mentre il governo ha risposto con la repressione dei Berkut, le teste di cuoio intervenute per sgomberare i manifestanti che assediavano la residenza presidenziale in cui è asserragliato Ianukovich. La sensazione è che, anche se non ci sarà una nuova “rivoluzione arancione”, le proteste di questi giorni saranno gravide di conseguenze per l’Ucraina, all’ennesimo bivio tra Russia ed Europa.

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