Pubblicato: ven, 9 Set , 2016

Contro il gioco d’azzardo

I sindaci della Toscana, dai piccoli centri al capoluogo di regione, si attivano contro il gioco con vincita in denaro.

 

f57a9a357925fe36e3c6b8f269cc5fb97b52d138 Si è tenuto mercoledì 7 settembre il primo incontro tra i sindaci della Regione toscana che partecipano al Progetto contro le ludopatie, nel quale sono state discusse le osservazioni da portare alla Conferenza Stato Regioni, in merito alla proposta governativa sul riordino del gioco. Responsabile del Progetto contro ludopatie e bullismo è Simona Neri, sindaco di Pergine Valdarno. Ha ricevuto l’incarico alla fine di agosto dal Presidente dell’Anci toscana, Matteo Biffoni, con il compito di coordinare il lavoro di elaborazione e unificazione a livello regionale delle iniziative di contrasto alle gravi patologie sociali. E’ certo un riconoscimento al lavoro svolto nella Conferenza dei sindaci del Valdarno Superiore, di cui è referente. I sindaci valdarnesi, su proposta del Coordinamento di Libera Valdarno, si sono impegnati con Anci e Regione Toscana affinchè venissero adottati interventi di sensibilizzazione e predisposti strumenti e risoluzioni per restituire ai Comuni competenze e poteri in materia di gioco d’azzardo, per la tutela e la salute dei cittadini. Va ricordato che il sindaco è, sul territorio di propria competenza, la massima autorità sanitaria e il DL Balduzzi n.158 del 2012 ha riconosciuto le ludopatie a tutti gli effetti come malattie, una patologia che rientra nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi; un problema, dunque, individuale e sociale, sia per il numero sempre crescente di soggetti, ormai centinaia solo nel nostro territorio, che chiedono l’intervento dei Sert, che per tale ragione dovrebbero essere sostenuti con più mezzi; sia per il pericolo, ampiamente denunciato, di riciclaggio criminoso. Un problema di sanità pubblica, dunque, e di sicurezza.

Una mozione, quella dei sindaci valdarnesi, di Libera Valdarno, di Valdarno NoSlot, che è divenuta adesso un modello a livello toscano, tanto che si sta rapidamente diffondendo e sta trovando crescente condivisione da parte di altri Comuni della regione. E pertanto l’iniziativa dell’Anci di un coordinamento più vasto su area regionale.

In Valdarno ci si è mossi con l’obiettivo di arrivare alla stesura di un regolamento unitario che abbia una parte comune, nella quale si recepiscano i principi, le argomentazioni e le tematiche della Legge regionale 18 ottobre 2013 n.57 e che contenga un allegato che preveda, da parte dei singoli Comuni, in base alle proprie specificità, l’individuazione di ulteriori aree sensibili, oltre quelle indicate nella parte comune e contemplate dalla legge regionale.

Un documento unico, attuativo della legge regionale contro le ludopatie ed esteso ai comuni di tutta la regione lo avrebbe solo la Toscana. I punti qualificanti dello strumento legislativo 57 del 2013, e che verrebbero accolti nel regolamento unitario, sono il divieto di aprire centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro a una distanza inferiore a 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, da luoghi di culto, da centri socio-ricreativi e sportivi o da strutture residenziali e semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, nonché la previsione che i singoli Comuni possano individuare altri luoghi degni di tutela entro i quali non sia possibile installare centri di scommesse e di gioco; il riconoscimento di incentivi per la rimozione degli apparecchi per il gioco e per il sostegno a progetti del terzo settore volti al reinserimento sociale di persone affette da ludopatie; il divieto di pubblicità e promozione, ma, come recita l’art.5 “ove recante incitamento al gioco o esaltazione della sua pratica”.

Una legge buona, ma con alcuni limiti. Il principale è che si interviene solo sulle nuove installazioni; non viene così minimamente impedita la possibilità dei gestori, fino a scadenza della licenza, di sostituire i propri apparecchi. Anche il sindaco di Pergine Valdarno riconosce che questo è un problema per il contenimento del gioco. “Ma non si può far molto in tal senso”, considera Simona Neri: dovrebbe essere il Governo centrale a decidere nella legge di stabilità un giro di vite più drastico contro il gioco. Noi rileviamo che il gioco d’azzardo è tuttora previsto come reato nel diritto penale e le entrate fiscali, peraltro di fatto minori del decantato, non ripagano certo dei costi sociali.

Libera propone, tra quello che si può fare, di attivare campagne di comunicazione e azioni di contrasto come il divieto di pubblicità, di installazione di slot nei luoghi di proprietà comunale, di affissione di manifesti agli ingressi di impianti sportivi, divieto di pubblicità su aiuole e rotatorie. Il sindaco di Pergine, da parte sua, sostiene che si potrebbero porre limiti agli orari di apertura dei locali da gioco e intervenire sulle procedure Suap per l’apertura di nuove attività commerciali.

Ebbene su alcuni di questi aspetti e su altri ancora è intervenuta l’ordinanza del Comune di Firenze, entrata in vigore il 5 settembre. Si prevedono campagne di sensibilizzazione e un’attività di formazione dei docenti, per la prevenzione della dipendenza dal gioco, negli istituti scolastici.

Si stabiliscono orari di apertura più ridotti per le sale giochi autorizzate che potranno restare aperte dalle 16 alle 22 di tutti i giorni compresi i festivi e non più dalle 12 alle 24, come era prima dell’ordinanza. Viene accorciato anche l’orario di funzionamento degli apparecchi presenti in luoghi diversi dalle sale giochi: bar, ristoranti, alberghi, rivendite di tabacchi, agenzie di scommesse, sale bingo,esercizi commerciali. Le videolottery saranno accese tutti i giorni, festivi compresi, dalle 16 alle 20, mentre prima dell’ordinanza rimanevano attive dalle 12 fino alla chiusura e durante il periodo di non funzionamento devono rimanere completamente spente. Simili limitazioni varranno pure per le sale biliardo e bowling che abbiano al loro interno giochi con vincita in denaro.

Saranno intensificati i controlli dei vigili urbani. Sono state inasprite le multe per le violazioni alle disposizioni dell’ordinanza che potranno andare da un minimo di 200 a un massimo di 500 euro. In caso di reiterazione della violazione è prevista la sospensione da uno a quattro giorni dell’attività della sala giochi, ovvero delle slot e delle videolottery e questo anche se il titolare della licenza avesse già provveduto per la prima sanzione al pagamento in misura ridotta. Il comune di Firenze ha individuato altre aree sensibili, oltre quelle disposte dalla legge regionale: strutture di accoglienza, centri anziani, mense sociali e mense diffuse, gli alloggi destinati a sfrattati, persone fragili o che vivono una situazione di marginalità. Infine, per aprire una sala non basterà più presentare una semplice Scia, ma occorrerà una autorizzazione.

Il sindaco di Firenze, Nardella, ha parlato di “epidemia”, riferendosi ai disagi e alle vere e proprie malattie da dipendenza dal gioco. E’ una buona notizia che la società civile e la politica toscane ne prendano coscienza.

Fulvio Turtulici

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