Pubblicato: mer, 21 Mag , 2014

Cia: basta all’uso dei vaccini per coprire attività di spionaggio

La decisione è stata comunicata dalla Casa Bianca. La missione era una copertura per la cattura di Osama Bin Laden


La Cia ha deciso: non utilizzerà più campagne di vaccinazione come copertura per le operazioni di spionaggio. Nel 2001 in  Pakistan,  gli Stati Uniti assunsero Shakil Afridi medico pachistano, per avviare un programma di vaccinazione contro l’epatite B. La missione umanitaria doveva servire da copertura per operazioni di spionaggio per catturare Osama Bin Laden. I servizi segreti americani sospettavano che all’interno del complesso di Abbottabbad si nascondesse il leader di Al-Quaeda, pertanto organizzarono una finta campagna di vaccinazioni, per prelevare campioni di DNA degli ospiti del compound e verificare se si trattassero di parenti di Bin Laden. Poco più tardi gli americani fecero il blitz che permise loro di catturare ed uccidere il capo di Al-Quaeda. Immediatamente si scatenò l’ira dei talebani che per ritorsione uccisero decine di operatori sanitari. Lo stesso Afridi fu arrestato, processato per tradimento e condannato a 33 anni di carcere. Il medico raccontò di essere entrato in contatto con la Cia tramite un operatore di Save the Children. La Ong, smentì  categoricamente di aver preso parte ad operazioni di spionaggio, tuttavia  fu costretta a lasciare il paese e con essa anche altre organizzazioni. Ciò comportò un notevole aumento dei casi di polimielite e una drastica diminuzione del numero dei bambini vaccinati.

La Casa Bianca ha quindi deciso di fermare tutto. Lisa Monaco, consigliere anti terrorismo del Presidente Obama e responsabile della sicurezza nazionale, scrive in una lettera pubblica che «il programma di vaccinazione contro l’epatite ebbe effetti collaterali pesantissimi. Il piano andò oltre l’uccisione del leader di Al Qaeda: decine di persone innocenti, tra infermieri, medici e operatori, eliminate dai talebani perché sospettate di essere complici dell’operazione della Cia». La Monaco ha anche precisato che l’intelligence americana non cercherà di «ottenere o sfruttare il Dna o altro materiale genetico acquisito attraverso questi programmi». Secondo un portavoce di John Brennan, direttore dell’agenzia di spionaggio, la Cia starebbe seguendo le nuove direttive già dallo scorso agosto. 

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