Pubblicato: gio, 11 Mag , 2023

Campobello di Mazara scopre alcuni dei fiancheggiatori del boss

Pd Sicilia ritira il sostegno al sindaco di Campobello e l’assessore ai lavori pubblici si dimette

Matteo Messina Denaro nei suoi trent’anni di latitanza è rimasto quasi sempre nel suo territorio, anche vivendo poco distante da dove è nato, come testimoniano le vicende emerse a Campobello di Mazara. E’ noto che il corleonese sia malato e che sia stato operato già due volte, si è sottoposto a trattamenti e visite con grande frequenza, girava indisturbato tra boutique e ristoranti, sempre a volto scoperto e passando vicino alle caserme dei carabinieri. Dalla Sicilia alla Calabria, dove pure vanta solidi legami con gli amici di ndrangheta, fino a Roma; la rete delle protezioni su cui fare affidamento è davvero molto ampia. Ad aiutarlo nella gestione della latitanza sono stati in primis, ma non solo, i parenti più stretti dell’ex capofamiglia di Campobello, Leonardo Bonafede, deceduto nel 2020. Leonardo Bonafede era in amicizia e affiliato ai Messina Denaro, tanto da gestire la latitanza sia del padre Francesco che del figlio Matteo. Oggi sono agli arresti la figlia dello storico boss e tre dei suoi nipoti. Davvero non era possibile immaginare un loro eventuale coinvolgimento nella gestione della latitanza di Matteo Messina Denaro? Le recenti risultanze investigative, come anche le brillanti inchieste di Report, hanno evidenziato la commistione, gli intrecci insospettabili, le relazioni inconsapevoli tra favoreggiatori, istituzioni e società civile. In un paese di poche migliaia di anime, nella periferia siciliana, dove si continuano a decidere molti affari importanti.

Solo a seguito degli ultimi servizi giornalistici il Pd ha ritirato il sostegno alla giunta del sindaco Giuseppe Castiglione e l’assessore Tramonte si è dimesso. Fino al 10 maggio 2023 nessun dubbio era stato sollevato. Nemmeno quando, nell’assemblea pubblica per il cambio nome del plesso scolastico, davanti a tutte le istituzioni i giornalisti intervenuti avevano chiesto di prendere posizione sul possibile coinvolgimento nelle dinamiche mafiose della maestra. In quell’occasione, tuttavia, si congedava la stampa ritenendo che la domanda non fosse opportuna. Inizialmente, la dirigente scolastica aveva dichiarato che non era suo interesse se Laura Bonafede si vedesse con MMD fuori dall’orario lavorativo, mentre il sindaco aveva dichiarato di essere all’oscuro di tutte le vicende del clan del paese. Eppure, già nel 2005 era emerso nelle indagini il nome di Laura Bonafede e all’epoca dell’arresto del boss Bonafede sembra che gli affari di famiglia fossero portati avanti proprio dalla figlia. A settembre 2021 la maestra aveva ricevuto un decreto di perquisizione. Solo nel 2023, le risultanze investigative delle FFOO hanno portato all’arresto della donna per favoreggiamento della latitanza della primula rossa.

In questi giorni arrivano anche le dimissioni dell’assessore ai lavori pubblici di Campobello, Stefano Tramonte. Presso il suo studio di architettura qualche anno fa ha svolto un tirocinio di sei mesi Martina Gentile, oggi indagata per favoreggiamento, figlia della maestra Laura Bonafede, arrestata lo scorso 13 aprile. Con Laura, Matteo Messina Denaro avrebbe mantenuto un rapporto  sentimentale e di convivenza per oltre un decennio. Il boss avrebbe cresciuto Martina come se fosse sua figlia, tanto da elogiarla ripetutamente nella sua condotta e cultura [mafiosa], scrivendo di ritenerla il suo alterego femminile. Il padre di Martina Gentile, invece, è Salvatore Gentile, tuttora all’ergastolo per due omicidi ordinati proprio da Matteo Messina Denaro. L’inchiesta di Report ha disvelato anche che durante il tirocinio Martina ha definito la pratica di sanatoria della sua casa di Tre Fontane, presentata in origine negli anni ’90 dal padre. La stessa pratica di sanatoria è nella relazione del 2009 che ha portato poi allo scioglimento del comune di Campobello. Con lo studio di architettura del dott. Tramonte sembra aver collaborato per oltre vent’anni anche Lorena Lanceri, l’altra vivandiera di MMD, arrestata a marzo con l’accusa di averlo aiutato durante la latitanza. Le telecamere installate in un negozio riprendono il superlatitante che, in corrispondenza degli orari del pranzo e della cena, entrava e usciva dall’abitazione di Lorena Lanceri e suo marito, Emanuele Bonafede, anche egli nipote del boss di Campobello, Leonardo Bonafede. La sorella, Franca Lanceri, risulterebbe amministratrice di un bene immobile sequestrato ad una società ritenuta vicina alla mafia. Nello stesso ristorante assegnatole, lavorerebbe anche il cognato Emanuele Bonafede. L’assessore Stefano Tramonte si è dichiarato estraneo a tutti i fatti emersi.

Dalle risultanze investigative è stato confermato il coinvolgimento del dott. Alfonso Tumbarello, ex massone, medico curante di MMD e pure del sindaco Castiglione. La moglie del dott. Tumbarello è impiegata al comune. Già nel 2012, e quindi con diversi anni di anticipo rispetto alla consegna di MMD, l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino aveva precisato in un’udienza pubblica il ruolo di Tumbarello. Dal 2001 Vaccarino era, infatti, il collegamento del SISDE sotto indicazione del gen. Mori, con il boss Matteo Messina Denaro, con il quale intratteneva una fitta corrispondenza. A ritirare le ricette e a fare da tramite per il latitante, ci sarebbe stato anche Andrea Bonafede, dipendente comunale e fratello di Emanuele. C’è anche un altro Bonafede Andrea, cugino dei precedenti, è il geometra che ha prestato l’identità e i documenti al boss. Sarebbe stato il prestanome di MMD per diverso tempo, avrebbe acquistato per suo conto l’appartamento di vicolo San Vito e pure la Giulietta con cui il boss si muoveva indisturbato. Tale Andrea Bonafede, pur avendo partecipato a diversi business poco trasparenti, era stato perfino nominato dal curatore fallimentare come amministratore e custode del parco acquatico Acquasplash, di località Tre Fontane a Campobello.

In questi giorni è arrivata inoltre la sentenza che vede l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello condannato a 12 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stesso Ruggirello ha sostenuto anche la candidatura dell’attuale sindaco Giuseppe Castiglione. Il Partito democratico esce, dunque, fuori dall’amministrazione comunale di Campobello di Mazara per dare “un segnale di discontinuità”. E se da una parte c’è chi sostiene che “non è compito della politica sostituirsi agli organi inquirenti e ai tribunali”, dall’altra c’è chi ribadisce che le dinamiche nel trapanese sono ben note a tutti da oltre trent’anni. Alla nota del Pd Sicilia ha risposto il sindaco Giuseppe Castiglione accusando il Pd siciliano di “ipocrita perbenismo, considerato che lo stesso Pd aveva candidato alla Regione proprio Ruggirello”. Il sindaco scrive, inoltre, che nel comitato elettorale vi possono essere persone che intrattengono reti di relazioni personali in maniera occulta, di cui non si può avere contezza.

Dunque, la “mafia è incompatibile con le istituzioni”, ma a dicembre 2022 arriva la sentenza definitiva per un altro nome importante del trapanese, il senatore e fondatore di Fi Antonio D’Alì, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e per i suoi rapporti con i Messina Denaro. Rapporti storici, noti a tutti, che risalgono agli anni in cui Francesco Messina Denaro, padre di Matteo, era il campiere dei terreni e alle dipendenze della famiglia D’Alì.

Campobello di Mazara è stato sciolto nel 1992 e nel 2012. Precisamente a Luglio 1992, quando era già avvenuta la strage di Capaci e precedeva di pochi giorni quella di via D’Amelio, in cui secondo le ricostruzioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sarebbe implicato Matteo Messina Denaro. Luglio 1992, Cosa Nostra e i corleonesi facevano affari con parti dello stato e della politica, mentre parallelamente si snodavano altri interessi economico-militari nei paesi siciliani vicini. Il decreto di scioglimento del comune del 1992 risulta ancora terribilmente attuale: “..le indagini su Campobello sono desolanti. Un Comune quasi totalmente occupato da uomini legati a Cosa Nostra. è stata evidenziata la sussistenza di collegamenti tra alcuni componenti l’amministrazione comunale di Campobello di Mazara e gli ambienti della criminalità organizzata. è stata notificata informazione di garanzia per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso al consigliere comunale ed ex sindaco, alcuni consiglieri comunali risultano denunciati per reati contro la P.A., altri per interesse privato, associazione per delinquere, associazione per delinquere di stampo mafioso. risultano in rapporti di amicizia e di affari con noti pregiudicati ed esponenti mafiosi. Un consigliere comunale risulta perfino inserito in un’organizzazione dedita al traffico internazionale degli stupefacenti. Nei confronti, inoltre, di altri consiglieri comunali pendono numerosi procedimenti penali per vari titoli di reato. Ai molteplici legami che vincolano alcuni amministratori comunali ad esponenti delle organizzazioni criminali e ai condizionamenti che ne derivano sono da addebitare sia la diffusa illegalità che l’incapacità della struttura amministrativa di funzionare con regolarità e di fornire i servizi pubblici essenziali. Sono numerose le irregolarità gestionali da cui emerge la complessa rete di cointeressenze che turbano il regolare andamento dell’amministrazione comunale, ad esse si ricollega il grave e vasto fenomeno dell’abusivismo edilizio che, grazie alla complice inerzia degli organi comunali, ha devastato negli anni passati l’intera zona costiera di Tre Fontane. Il comune, inoltre, sembra aver privilegiato i rapporti con persone che gravitano nell’orbita della locale malavita, come dimostrano sia l’acquisizione in locazione di un immobile di proprietà della moglie di un latitante mafioso, sia l’attribuzione della fornitura del servizio di approvvigionamento idrico all’impresa di un pluripregiudicato per gravi reati anche contro la P.A. – ed ancora l’attribuzione della fornitura di vari servizi alla società, di cui è titolare una donna legata da strettissimi vincoli di parentela al noto e già citato capo mafia. Da quanto sopra, appare chiaro il collegamento diretto e indiretto con la criminalità organizzata. Il processo di formazione della volontà degli amministratori subisce continue alterazioni, la trasparenza e la funzionalità dell’attività amministrativa sono gravemente compromesse e lo stato della sicurezza pubblica è pericolosamente pregiudicato.”

I legami tra politica e mafia nel corso di questi trent’anni sono rimasti ben saldi. A Campobello si sta vivendo un déjà vu, che sembra ripetersi ciclicamente. Tutti sanno. Anche lo Stato, latitante da sempre.

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