Pubblicato: mer, 14 Mag , 2014

Asini, carogne, guitti, lestofanti

La corruzione ci costa 60 miliardi di euro ogni anno, il 4% del Pil, ci collochiamo nel mondo tra i Paesi più corrotti.

ScajolaLa corruzione dilaga, lo ha affermato perfino la Corte dei Conti, si infiltra e contamina ormai tutto. E’ da tempo che il cronista lo dice, non perché è un indovino ovvero un menagramo, ma semplicemente perché onestamente racconta ciò che vede, che tutti vedono. Genny ‘a Carogna, colorito rampollo di camorristi, la famiglia Misso del Rione Sanità, governa la finale della Coppa Italia di calcio, la malavita in grisaglia governa la vita pubblica, perfino una manifestazione che agli occhi del mondo intero avrebbe dovuto presentarci con un’immagine meno compromessa. La necessità di affidare a Raffaele Cantone, il magistrato, guarda caso, in prima linea contro la camorra e da poco nominato ai vertici dell’Autorità nazionale anti-corruzione, l’incarico di arginare la deriva delinquenziale che sta divorando l’Expo neanche ancora iniziato, ne è ulteriore conferma.

Invero molta parte del Paese dovrebbe essere posta in libertà vigilata. Quando politica, impresa, professioni sono fisiologicamente incapaci, per grave arretratezza culturale ed etica, di mondare se stesse, è giocoforza che l’ordine giudiziario si sostituisca all’incoscienza, all’impotenza, all’indifferenza e assuefazione, almeno che non si voglia, e da qualche parte pare proprio così, che Totò Riina stia in piazza a farsi baciare le mani e Falcone, neanche vittima eroica, ristretto alle carceri con ignominia come pericoloso oppositore della pax mafiosa. Per inciso, non era stato sentenziato che se Berlusconi, che continua nell’inesauribile confezione di sconsideratezze, avesse nuovamente attaccato la giustizia del paese, si sarebbe revocato il provvedimento d’affido ai servizi sociali e comminati gli arresti domiciliari, che costituirebbero comunque blanda pena per un abituale contravventore?

La ggente è stanca ho sentito blaterare. E’ vero. Hanno votato Berlusconi perché violasse meglio le regole di uno stato e li arricchisse; si è arricchito ben di più solo lui e qualche compagno di merende, quelli che guadagnano almeno 500.000 volte di più di uno che lavora, tra finanze cancerogene e imprese d’evasori, finchè i suoi ragli delittuosi, come l’asino di Orwell, non hanno risvegliato alcuni magistrati di un potere giudiziario in buona parte guardingo, ma costretto dall’obbligatorietà dell’azione penale, istituto provvidenziale in un sistema versato al crimine, non è certo stata la ggente a chiedere venia per la propria miserabilità pentendosi di averlo eletto. La ggente, invece, stanca, ahimè, si da al guitto che vaffanculeggi per essa l’incapacità a divenire adulta. Ci meritiamo il ministro Alfano che da ministro degli interni ha condotto gli ultras ad occupare il Palazzo di Giustizia per liberare il suo di pregiudicato, ma si indigna di “Speziale libero” sulla maglietta di un figlio di camorristi, a cui gli uomini del suo ministero hanno lasciato decidere se giocare o meno una partita a cui avrebbe assistito il mondo. E ci meritiamo il suo precedessore al ministero degli interni che ha favorito fuga e latitanza di un condannato per mafia, perfino, sembra, prelevando denaro dal conto corrente della Camera dei deputati. Il crimine governante, appunto.

Mi auguro di sbagliare, ma temo che perfino Matteo Renzi, è straniero al Paese. Criticabile, criticabilissimo in una situazione normale: un presidente del consiglio non eletto, che indubitabilmente ipotizza una Repubblica di tipo presidenziale, non è molto compatibile forse con il quadro immaginato dalla nostra Costituzione. Ma adesso possiamo aggrapparci solo a lui, se riteniamo non molto utili in questa fase forze di consistenza molto scarsa. Almeno fino ad adesso pare non invischiato in comitati d’affari, sistemi corruttivi, apparati immobili e non allestisce spettacoli pietosi, e tragici per quella parte di paese che soffre e meriterebbe serietà invece che soliti imbonitori, ex piazzisti che hanno spacciato per veri, ai fedeli di tutte le Vanna Marchi italiote, cellulari che cuociono le uova.

Fulvio Turtulici per Reporter Diffuso

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