LA NOSTRA INCHIESTA: mafia, mancate comunicazioni catastali delle zone già bruciate, mantenimento del precariato tra i forestali, business dei Canadair per lo spegnimento.
In Francia e in Spagna, la stragrande maggioranza degli incendi (circa il 90-95%) ha origine antropica, ma a differenza del dolo sistematico spesso associato a dinamiche criminali o di potere mafioso/pastorale nel Sud Italia, in questi Paesi prevalgono nettamente la negligenza, l’errore umano e i fattori socio-ambientali legati all’abbandono rurale.
Sono tra le cause primarie in Spagna e nelle aree rurali francesi: lavori con macchinari pesanti che generano scintille, la gestione di falò di residui agricoli o di potature che sfuggono al controllo (fuochi controllati che diventano incendi), campeggi abusivi o non sicuri, barbecue all’aperto, l’abbandono di mozziconi di sigaretta accesi lungo le strade o i sentieri turistici da parte di escursionisti e viaggiatori. Concause la gestione dei territori, l’abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali negli ultimi decenni ha spinto a una “riconquista” della vegetazione selvatica e degli arbusti in zone un tempo coltivate. A questi si aggiungono i fattori climatici ed estremi meteorologici. Lunghi periodi di siccità, ondate di calore estremo e venti forti trasformano intere regioni (come l’Andalusia o la Gironda) in polveriere naturali, dove basta una minima scintilla o un fulmine per scatenare roghi devastanti e incontrollabili.
E in Sicilia?
La stragrande maggioranza degli incendi in Sicilia (almeno il 70% secondo i dati storici del Corpo Forestale regionale) ha un’origine dolosa. Chi appicca i roghi non è quasi mai un “piromane” affetto da patologie psichiatriche, ma un incendiario che agisce per precisi interessi economici, criminali o privati.
Gli incendiari agiscono quasi sempre con una precisa “regia scientifica”, scelgono deliberatamente le giornate calde caratterizzate da forte vento. Questo permette pochi inneschi a basso costo (come accendini, esche temporizzate, per non parlare dell’atroce pratica dei gatti dati alle fiamme) di propagarsi a velocità incontrollabile, rendendo quasi impossibili le operazioni di spegnimento immediate.

Le principali supposizioni di investigatori, magistratura e associazioni ambientaliste delineano diversi profili e scopi:
- La “Mafia dei terreni” e i contributi europei. Esponenti della criminalità organizzata o allevatori legati a clan locali bruciare boschi e macchia mediterranea per trasformare quelle aree in pascoli. In questo modo le cosche mirano ad accaparrarsi la gestione di vasti terreni per intercettare i redditizi contributi comunitari dell’Unione Europea (fondi PAC) destinati all’agricoltura e all’allevamento.
- Speculazioni ed edilizia (il peso dei ritardi catastali). Anche se la legge nazionale vieta rigorosamente il cambio di destinazione d’uso e l’edificazione sui terreni bruciati per 10-15 anni, i forti ritardi dei Comuni nell’approvare il catasto incendi vengono storicamente sfruttati per edificare prima che scattino i vincoli ufficiali.
Su un totale di 391 comuni in Sicilia, la Regione ha accertato 147 comuni inadempienti (per i quali sono stati nominati commissari ad acta per l’aggiornamento del catasto delle aree bruciate), tralasciando 221 comuni ottemperanti e 23 non coinvolti da roghi.
3. Il fatto che il Corpo Forestale della Regione Siciliana non sia confluito nei Carabinieri (a differenza di quanto avvenuto nel resto d’Italia con la Riforma Madia del 2016) rappresenta una delle cause principali del collasso del sistema antincendio dell’isola. A causa dello Statuto Speciale della Sicilia, il Corpo Forestale regionale è rimasto autonomo. Tuttavia, invece di preservarne l’efficienza, questa autonomia ha isolato l’istituzione all’interno di una gravissima crisi burocratica e di organico. Nelle altre regioni italiane, l’assorbimento nei Carabinieri e il passaggio delle competenze di spegnimento ai Vigili del Fuoco ha accentrato i poteri. In Sicilia, la persistenza del Corpo regionale ha creato un duopolio burocratico tra la Forestale della Regione e i Vigili del Fuoco dello Stato, le frizioni nelle sale operative e la catena di comando sdoppiata rallentano talvolta il via libera ai mezzi aerei e il coordinamento immediato delle autobotti sul terreno.
Ma quali gli interessi del mancato passaggio ai carabinieri e il mantenimento dello status quo?
4. Da sempre le assunzioni pubbliche sono state il bacino di voti di chi sta al governo, motivo quindi del precariato che tiene così intere famiglie sotto ricatto. Interessi gravitanti attorno alla macchina dei soccorsi o della forestazione, tra i quali frange isolate e deviate di operai stagionali o volontari. Lo scopo? Alimentare il meccanismo dei contratti a chiamata. Più roghi ci sono, più aumenta la necessità di impiegare manodopera forestale stagionale per lo spegnimento, la bonifica e la successiva opera di rimboschimento (un circuito vizioso spesso riassunto come “brucio, ottengo fondi, riforesto”). In passato, alcune inchieste giudiziarie hanno persino incriminato squadre di finti volontari che appiccavano fuochi per riscuotere le indennità orarie di intervento.
Molti analisti definiscono questo fenomeno un vero e proprio “paradosso economico” che incentiva il disastro anziché prevenirlo. Il comparto forestale siciliano conta circa 15.000 lavoratori stagionali divisi in contingenti storici legati al numero di giornate lavorative annue garantite per legge, i cosiddetti “settantottisti” (78 giornate), i “centounisti” (101) e i “centocinquantunisti” (151). L’incentivo perverso: se il bosco è sano e non brucia, l’operaio precario rischia di fare solo le sue giornate minime e tornare a casa senza reddito. Se invece scoppia l’emergenza, scattano i turni straordinari per lo spegnimento, le successive chiamate per la bonifica e le opere invernali di rimboschimento viene garantita di fatto la continuità del lavoro per l’anno successivo.
La vita di precari dipende dai decreti di proroga dei governi regionali di turno, che puntualmente, a ridosso delle scadenze elettorali, finanziano o promettono “giornate aggiuntive” o stabilizzazioni (come accaduto anche nella recente Manovra Finanziaria della Regione Siciliana). Lo Stato e la Regione stanziano fondi straordinari per la calamità. Gran parte di questi soldi serve per pagare la manodopera che dovrà ripulire le aree bruciate e piantare nuovi alberi. Questo non è solo un sospetto teorico, ma l’oggetto di precise indagini penali.
Per fermare i roghi e spezzare questa catena clientelare i sindacati di categoria e i movimenti civici chiedono da anni una riforma strutturale e la stabilizzazione definitiva dei lavoratori. L’obiettivo? Trasformare i forestali precari in custodi stabili del territorio assumendoli a tempo indeterminato tutto l’anno. Se un operaio riceve uno stipendio fisso mensile per tutelare il bosco tramite la manutenzione invernale, l’incendio diventa il suo peggior nemico (perché distrugge il luogo che gli dà un lavoro sicuro), azzerando l’interesse economico e clientelare legato all’emergenza estiva.
Intervistati alcuni lavoratori forestali: “no a questa teoria non ci stiamo, se pur il fenomeno persiste è in minima parte, siamo in pochi e con una età media di 60 anni, i veri interessi ora sono altri”.
5. Esiste un acceso dibattito arricchito da inchieste giornalistiche e indagini delle autorità sul cosiddetto business dello spegnimento aereo, che ruota attorno alla gestione dei Canadair e degli elicotteri antincendio. È fondamentale distinguere il piano del funzionamento economico degli appalti (reale e documentato) dalle ipotesi di dolo volte ad alimentare questo business. Come funziona il business? L’Italia possiede una delle flotte di Canadair dello Stato più grandi al mondo, Il costo d’acquisto iniziale di un singolo Canadair CL-415 storicamente si è attestato tra i 30 e i 37 milioni di dollari (circa 30-35 milioni di euro)

ma la gestione operativa è privata. Il Ministero dell’Interno (tramite i Vigili del Fuoco) possiede i velivoli, ma affida la manutenzione, la logistica e i piloti a grandi società private (come la multinazionale Avincis, subentrata alla gestione di Babcock). Costo vivo marginale, Circa 5.000€ – 6.000€ all’ora, ma far volare un Canadair costa alle casse pubbliche cifre enormi, stimate fino a 15.000 euro all’ora, per gli elicotteri pesanti si superano i 5.000 euro all’ora. Inchieste della magistratura e del programma Report di Rai 3 hanno sollevato il velo su presunti “cartelli” e accordi tra aziende private del settore. L’Antitrust ha sanzionato in passato alcune società per aver condizionato le gare d’appalto pubbliche, riducendo la concorrenza. Anche a livello istituzionale si è criticato questo “monopolio privato” sui cieli italiani.
Chi appicca il fuoco per far decollare i Canadair? Si ipotizza l’esistenza di una “regia” legata a chi guadagna dalle ore di volo, tuttavia, le indagini giudiziarie tracciano un quadro più sfumato. Il meccanismo “paga a ore” In molti vecchi appalti regionali (specie per gli elicotteri privati), le aziende venivano remunerate maggiormente in base al numero di ore effettive passate a sparare acqua. Più incendi si verificavano, più aumentava il fatturato dell’azienda privata. Questo “incentivo perverso” è stato progressivamente corretto inserendo nei contratti tariffe fisse a disponibilità (canoni fissi per tenere i mezzi pronti a terra). Più che i grandi manager delle multinazionali del volo, le inchieste penali hanno talvolta pizzicato singoli operatori a terra, addetti alle autobotti o squadre di piloti/volontari stagionali locali. Il loro obiettivo era prolungare le operazioni di spegnimento o giustificare la necessità di continui interventi aerei per mantenere attivi i contratti di lavoro o ricevere indennità straordinarie.
Mancanza di prove di una “grande cupola” dei Canadair. Nonostante i forti profitti delle società aerospaziali legati alle emergenze, le procure non hanno mai trovato prove sistemiche che dimostrino che i vertici delle grandi compagnie che gestiscono la flotta di Stato abbiano ordinato direttamente di appiccare roghi. Rimane però il dato oggettivo, l’industria privata del soccorso aereo fiorisce e si espande a causa dell’aumento esponenziale delle emergenze sul territorio.
Intanto vigili del fuoco e forestali continuano a morire durante gli spegnimenti.
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